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Roma, albergatori in piazza: improponibile aumento tassa di soggiorno fino a 10 euro

08 aprile 2014 | 18.29
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Roma, 8 apr. (Adnkronos/Ign) - Albergatori romani sul piede di guerra. Sono scesi in piazza nella Capitale contro l'ipotesi di un aumento della tassa di soggiorno, proposto dal sindaco Ignazio Marino. "Abbassa la tassa, per questo siamo in piazza", lo slogan della manifestazione a Santi Apostoli.

"Protestiamo perché crediamo che un aumento fino a 10 euro sia improponibile" dice il presidente di Federalberghi Roma, Giuseppe Roscioli, secondo il quale chi amministra deve capire che l'aumento del contributo di soggiorno, specie nelle entità proposte, rappresenta un danno incalcolabile in termini di competitività turistica internazionale per Roma. "L'unica capitale d'Europa dove il visitatore è già soggetto alla tassazione sui bus turistici superiore alla Francia e alla Spagna", rimarca Roscioli, avvertendo che "molte aziende potrebbero chiudere".

Non usa mezzi termini Anna Maria Crispino, presidente di Assohotel Roma e provincia. "Se non saremo ascoltati inviteremo i clienti a non pagare la tassa di soggiorno con una dichiarazione di rifiuto - dice all'Adnkronos - Ribadiamo il no deciso della categoria. Non vogliamo più essere considerati il bancomat del Comune di Roma perché questo contributo verrà utilizzato solo per coprire il buco del bilancio. E noi non ci stiamo più".

Federalberghi Roma è soddisfatta per l'adesione alla mobilitazione e parla di ''evento storico: l'intera filiera del turismo si è unita alla manifestazione, scendendo in piazza''. ''Alla prima protesta pubblica mai indetta da Federalberghi Roma - si sottolinea - hanno infatti aderito tutte le sigle del turismo e dell'accoglienza per un totale di quasi un migliaio di imprenditori: Faita (Turismo all'aria aperta), Albaa (B&B e Affittacamere), Fiavet (Agenzie di viaggi), Fipe (Pubblici Esercizi), Sib (Balneari), Assobar e Confesercenti/Assohotel''.

''Era inoltre presente - prosegue la nota - una delegazione di Federalberghi nazionale capitanata del Presidente Bernabò Bocca, mentre le Federalberghi di Firenze e Venezia si sono idealmente unite a quella romana inviando via lettera ufficiale al sindaco Ignazio Marino i sensi della propria preoccupazione per l'aumento del contributo di soggiorno nella Capitale, principale porta d'entrata in Italia per milioni di turisti. Altre Federalberghi locali hanno infine testimoniato la propria vicinanza attraverso numerosissimi messaggi di sostegno sui social network''.

Al raduno, folto e motivato anche il gruppo delle dimostranti donne albergatrici, intraprendenti e pratiche imprenditrici spesso distintesi per aver trasformato i loro hotel in 'case-lontane-da-casa' oltre che per i turisti anche per i romani. "Non vogliamo che vengano deviati i flussi turistici perché la tassa in realtà è sul turista e grava in modo consistente sui gruppi famiglia trattandosi di una tassa individuale", dice all'Adnkronos Caterina Valente, proprietaria dello storico hotel Locarno dove prendere l'aperitivo è diventato il 'must' della Capitale. "E' una tassa che rendendo gli alberghi più cari, dunque meno competitivi, fa dirigere i flussi turistici altrove", interviene Marina Toti, titolare del Visconti Palace hotel.

Poi puntualizza: "Tra l'altro questo avviene a luglio quando abbiamo già le prenotazioni fatte e confermate da mesi e ci troviamo nelle condizioni di dover scrivere ai nostri clienti che c'è un aumento e questo non è giusto. Dunque chi si farà carico dell'aumento? I tour operator? Gli albergatori? Questo aprirà moltissimi contenziosi".

'Not to the city tax increase! Dear Tourist, we are challenging for your rights ('No all'aumento della tassa di soggiorno! Caro turista, stiamo protestando anche per te, per una Roma meno cara e con più servizi, ndr)', si legge sul volantino che alcune manifestanti hanno distribuito agli stranieri a passeggio per il centro.

In fondo al volantino, i visitatori della Capitale sono invitati a manifestare il loro dissenso scrivendo a rome@nomoretax.it perché "i turisti non sono limoni da spremere", aggiunge Valente. "Quello che non capiscono è che la tassa di soggiorno nel colpire i turisti colpisce le loro possibilità di spesa, dunque un intero indotto", rimarca Barbara Ricci, proprietaria dell'hotel Adriano, frequentatissimo oltre che dai turisti anche dai romani in occasione delle mostre mercato.

"Tra l'altro - interviene Rosanna Anzevino, dell'Hotel San Carlo - il 5% della tassa di soggiorno avrebbe dovuto essere destinato al settore che invece non ha avuto destinato nulla". Se si devono reperire fondi, si inizino a sfoltire piuttosto altre spese. "L'Enit va chiuso domani mattina - interviene la proprietaria dell'hotel Locarno - Prima di aumentare le tasse si devono ridurre i costi degli enti inutili del comparto che costano al contribuente 18 milioni, soldi che servono soltanto ad alimentare uffici in giro per il mondo senza nessun investimento al passo con i tempi nella promozione. Oggi, nell'era della globalizzazione e del commercio via internet, questi costi sono un controsenso".

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