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Roma, appello Associazione il Faro: "Calcio contro il disagio, non si chiuda il nostro circolo"

13 maggio 2022 | 16.46
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Domani una giornata di mobilitazione

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"Una richiesta alla Croce Rossa italiana, che da due anni è proprietaria degli spazi del nostro circolo: non mandateci via, almeno finché non troviamo una soluzione alternativa che stiamo cercando anche con l'aiuto e del Comune ma soprattutto del Municipio, che non vuole che questa esperienza finisca". E' il vicepresidente dell'Associazione Il Faro, Enrico Zanchini, a spiegare all'Adnkronos il senso della giornata di mobilitazione organizzata domani al circolo sportivo di Monteverde, a Roma, per chiedere di evitare la chiusura di uno spazio di sport e solidarietà, attivo da 17 anni. Uno spazio che tra l'altro ha ospitato 'Crazy for football', "la nazionale di persone con problemi mentali che ospitiamo quando viene ad allenarsi a Roma, e che qui si è allenata per due mondiali".

"Si sono chiusi gli spazi di trattativa con la Croce Rossa, proprietaria da due anni della sede del nostro circolo, che noi gestiamo da 17 anni. Prima era della fondazione il Faro che faceva capo a Susanna Agnelli - ricorda - che organizzava corsi di formazione professionale per giovani con vari disagi, di tipo economico o sociale, immigrati. Con loro avevamo un ottimo rapporto e grazie a loro nel 2004 avevamo preso in gestione questo circolo sportivo. La fondazione poi ha chiuso e la Croce rossa che è proprietaria di tutta l'area, ha riacquisito la proprietà della sede".

Con loro, lamenta Zanchini "abbiamo sempre auto un rapporto altalenante, c'è stata di mezzo la pandemia, noi cerchiamo sempre di rispettare le loro indicazioni, ma un paio di mesi fa, quando sembrava si potesse avviare una trattativa, improvvisamente si è chiusa e loro hanno deciso di procedere sulla strada giudiziaria: ci hanno citato in giudizio sostenendo che il contratto che noi avevamo stipulato nel 2004 con la Fondazione il Faro non sia valido. Un giudice si esprimerà su questo entro l'estate".

"Il motto della giornata di domani 'Non spegnete il Faro' significa questo: in questi 17 anni - rivendica il vicepresidente dell'Associazione - noi abbiamo creato una realtà che non è solo sportiva, ma è soprattutto sportiva perché abbiamo 13 squadre, 233 tesserati e in questi anni migliaia di ragazzi e ragazze, bambini e bambine del quartiere si sono allenati da noi facendo sport in maniera sana e non esasperata, cosa che non è facile trovare nel calcio dilettantistico a Roma. Abbiamo anche avuto sempre attenzione per ambiti sociali e ambientali: quando siamo arrivati abbiamo riqualificato la strada, abbiamo ottenuto l'illuminazione pubblica, la raccolta dei rifiuti. Abbiamo iniziato a collaborare con strutture intorno a noi, come Villa Maraini la comunità di recupero per tossicodipendenti, e con il Centro Astalli".

"Negli anni dell'emergenza migranti - ricorda ancora Zanchini - abbiamo offerto il nostro campo a tutti i ragazzi immigrati: io stesso mi coordinavo con i volontari della Croce rossa per farli venire a giocare, allora c'era anche un clima un po' di emergenza nel quartiere per questi ragazzi che giravano, abbiamo mediato con il territorio. Abbiamo fatto tante altre cose tra cui, da ultimo, ospitato nelle nostre squadre due ragazzi ucraini scappati dalla guerra".

Non si fa attendere la precisazione della Croce rossa italiana: "Non spegne il Faro", ma per l'area sede del circolo sportivo del quartiere di Monteverde a Roma impegnato da anni in progetti sociali legati al calcio, "vanno ripristinate le condizioni di legalità, anche a garanzia e tutela delle persone più fragili".

"Ci spiace constatare che da parte dell’Associazione sportiva Cccp 1987 sia in atto una campagna di comunicazione fuorviante nei confronti della Croce Rossa Italiana. Partendo da questo, vanno fatte alcune precisazioni, nell’interesse di tutti e soprattutto di coloro che sono chiamati a dare una informazione corretta su quanto sta accadendo", si legge nella nota, in cui si ricorda che la Cri ha "recuperato l’immobile dell’ex Faro nel 2020, a seguito della chiusura della Fondazione Il Faro di Susanna Agnelli, avvenuta per volontà della Fondazione stessa. Al momento del recupero dell’immobile da parte della Cri - si spiega - sono emerse diverse criticità. Stando a quanto documentato dall’associazione sportiva Cccp 1978, la Fondazione Il Faro avrebbe stipulato con la stessa un contratto di locazione dei campi di calcio a 5, pur non essendo nelle condizioni di poterlo disporre, in quanto non proprietaria della struttura ed essendo la Croce Rossa Italiana, da sempre l’unica realtà giuridica titolata all’eventuale affidamento, per il quale si sarebbe dovuto predisporre un apposito bando aperto ovviamente a tutte le realtà sportive interessate".

"A livello strutturale, l’area dove sono stati realizzati i campi sportivi era accatastata come orto urbano, dunque le due strutture sportive risultano attualmente in uno stato di non regolarità; le utenze sono annesse a quelle della Cri e, inoltre, nel muro di cinta è stata realizzata un’apertura, anch’essa attualmente non accatastata. Va altresì indicato - chiarisce la Croce rossa italiana - che, una volta rientrata in possesso dell’immobile, nel ripristino amministrativo della sede di via Ramazzini, la Cri ha provveduto ad esporre tali criticità all’associazione sportiva Cccp 1987; le mediazioni avviate - con grande disponibilità della Croce Rossa Italiana che a novembre scorso aveva raggiunto un accordo con l’associazione sportiva che lo ha poi rimesso in discussione all'ultimo - non hanno portato alla soluzione delle problematiche, motivo per cui si è deciso di avviare un'azione giudiziale a per la quale è attesa la decisione del Tribunale di Roma il prossimo 22 giugno".

"Pur riconoscendo le nobili finalità delle attività di sensibilizzazione nei confronti delle disabilità svolte dalla società sportiva, Croce Rossa Italiana, fin da quando è tornata in possesso dell’immobile, ha voluto ristabilire la legalità della struttura e delle aree ad essa adiacenti, garantendo la sicurezza di tutte le persone che la frequentano, cosa che, per le problematiche sopra evidenziate, al momento non è garantita - sottolinea la nota - Una volta rientrata ufficialmente in possesso della struttura e ripristinata la situazione di legalità, la Cri è disponibile a valutare una collaborazione con l’associazione sportiva Cccp 1987, finalizzata al proseguimento delle attività a favore delle persone più fragili ma anche a poter consentire all’utenza di Croce Rossa una piena fruizione del medesimo spazio sportivo, con conseguente eliminazione di ogni attività di carattere “commerciale”.

La Croce rossa, si legge ancora nella precisazione, "non ha mai interrotto i servizi a disposizione della società sportiva. La società Cccp 1987, per l’attività sportiva ordinaria, ha dunque potuto usufruire senza alcuna sospensione della struttura, ospitando al suo interno tesserati e sportivi di ogni età nonché organizzando tutte le iniziative collegate. Ha potuto altresì svolgere le attività di sensibilizzazione avviate a corredo dell’attività sportiva ordinaria che, comunque, è stata preponderante rispetto a quella avente una finalità sociale. Va inoltre evidenziato che delle centinaia di ragazzi tesserati dall’associazione solamente poche unità hanno fragilità e che negli ultimi 10 anni il Cccp 1978 non ha mai svolto, diversamente da quanto dichiarato, alcun servizio per il Cem (Centro educazione motoria)".

"Siamo in attesa della decisione del Tribunale di Roma - conclude la Cri - con la certezza che proprio a tutela delle persone più fragili il metodo del rispetto della legalità sia il presupposto fondamentale per ogni azione".

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