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Roma, che passione per i vedutisti tedeschi. Le opere a Palazzo Braschi

09 aprile 2014 | 12.56
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Roma, 9 apr. - (Ign) - Tra il Settecento e l'Ottocento nessun popolo ha nutrito per Roma la stessa sconfinata passione di quello tedesco, sedotto dal fascino delle antichità romane, dalla luminosità mediterranea della città, così come dalla sua campagna, dalla sua gente e dagli antichi borghi circostanti. Circa 80 opere raccolte nella mostra "Vedutisti tedeschi a Roma tra il XVIII e il XIX secolo" sono ora esposte - fino al 28 settembre prossimo - al Museo di Roma Palazzo Braschi.

Si alternano vedute del Foro Romano e del Colosseo, di Villa Borghese, di Castel Sant'Angelo e di Ponte Milvio ma non mancano le mitizzate visioni della campagna fuori città, tra Nemi, Tivoli e il lago di Albano. Tutte gli esemplari in rassegna provengono dalla ricca raccolta di opere grafiche del Museo di Roma, una collezione molto ampia che viene esposta a rotazione per tutelarne la delicata conservazione.

In gran parte le opere in mostra sono quelle eseguite da pittori che gravitavano nella cerchia di Angelika Kauffmann, artista tedesca che aveva fatto della sua dimora in via Sistina un vero e proprio cenacolo all'avanguardia per intellettuali e personaggi stranieri di passaggio in città. La personalità più carismatica di questo gruppo era senza dubbio quella di Jacob Philipp Hackert, pittore di paesaggi tra i più quotati e meglio remunerati dell'epoca che ricevette committenze da Caterina di Russia e da Ferdinando IV e fu amico e maestro di disegno dello stesso Goethe. Insieme alle acqueforti di Hackert ci sono le opere di Friedrich Wilhelm Gmelin, di Johann Christian Reinhart, di Jakob Wilhelm Mechau e di Joseph Anton Koch, pittore tedesco che fece parte della cerchia dei Nazareni.

"Questi artisti che oggi farebbero reportages fotografici allora - scrive Simonetta Tozzi, curatrice della mostra - utilizzavano svelti carnets, leggeri quadernetti facili da portare, se ne andavano in giro sempre pronti a cogliere d'après nature paesaggi, macchiette, figure, al contrario degli accademici che lavoravano al chiuso, al massimo copiando gessi o modelli e, tornando in studio, ripassavano a penna o acquerello gli appunti. Dotati di seggiolini pieghevoli, cappello a tesa larga per ripararsi dal sole, scatola dei colori sulle ginocchia a sostenere il foglio o la tela, ecco la tipologia del pittore che, abbandonato lo studio, va in cerca di emozioni nuove e crea un nuovo genere".

La rassegna, che conclude il ciclo "Luoghi comuni" iniziato nel 2012 e nel 2013 con due esposizioni dedicate ai vedutisti francesi e inglesi, è promossa dall'Asssessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

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