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Roma: ex sindaco Giubilo e la candidatura offerta a Sordi, 'ci sto, ma voglio i poteri di Mussolini...'

11 giugno 2021 | 16.01
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"Ci metto la faccia solo se mi date i poteri di Mussolini". Fu questa la risposta che Alberto Sordi, nell'ottobre dell''89, diede al sindaco uscente della Capitale, Pietro Giubilo, che - su consiglio del segretario nazionale della Democrazia Cristiana del tempo, Arnaldo Forlani - provò a convincere il celebre Albertone a correre come capolista del partito a Roma, per sfidare la sinistra che aveva fatto cadere la giunta scudocrociata.

Una vicenda che Giubilo ha ricordato anche ieri sera, durante la presentazione dei premi Caravella Tricolore, presso la Fondazione An, complimentandosi con uno dei vincitori del riconoscimento, lo scrittore e nipote dell'Albertone nazionale, Igor Righetti, premiato per il volume 'Alberto Sordi segreto'. "A ottobre del 1989 - racconta Giubilo all'Adnkronos - in vista del voto di metà novembre, chiamo Alberto Sordi e gli dico 'maestro, sono elezioni importanti, vorremo avere come capolista uno che rappresenti davvero la città, mi permetto di chiederlo a lei. Se lei vuole, in caso posso venire a trovarla, ne possiamo parlare...".

Giubilo, allora anche segretario dello scudo crociato a Roma, sottolinea che "senza esplicitarlo, feci capire che c'era disponibilità successiva anche ad attribuirgli, una volta vinte le elezioni, un ruolo amministrativo, non gli dico sindaco, perché mi sembrava troppa piaggeria, ma lascio intendere che ci sarebbero state prospettive". "Dopo una pausa, Sordi mi risponde 'io accetterei pure, ma solo a una condizione: dovete darmi i poteri di Mussolini'", ricorda Giubilo.

Una risposta di cui il dirigente della Dc, incaricato dal segretario Forlani di sondare il più famoso attore romano, prende atto: "Io - racconta ancora Giubilo - gli dissi 'non sa quanto sono d'accordo con lei', non perché ero uno che veniva dall'estrema destra, ma perché sapevo quanto fosse difficile governare quella città e anche Sordi, mi sembrò, avesse capito il problema". "Lui, Sordi, la buttò lì, ma rese chiara l'idea dei poteri speciali che servivano per gestire la Capitale, a quel punto, vista la richiesta lo ringraziai e lo salutai".

"Decidemmo poi di puntare sul rettore di Tor Vergata, quello che chiamavano 'il signor nessuno', Enrico Garaci che fu invece il più votato e non divenne sindaco solo perché nel frattempo Craxi e Andreotti si erano messi d'accordo per mandare al Campidoglio Franco Carraro".

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