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Roma, neonato morto in ospedale: risultati autopsia entro 60 giorni

23 gennaio 2023 | 12.23
LETTURA: 8 minuti

Acquisiti documenti e cartella clinica. Ministero chiede relazione a Regione Lazio

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Si conosceranno fra 60 giorni i risultati dell’autopsia sul corpo del neonato morto all’ospedale Pertini di Roma nella notte tra il 7 e l’8 gennaio scorsi.

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Il bimbo sarebbe morto schiacciato dalla madre che si era addormentata durante l’allattamento. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, al momento contro ignoti. Gli inquirenti hanno acquisito anche la cartella clinica della donna e altri documenti.

Intanto il ministero della Salute ha chiesto una relazione dettagliata alla Regione Lazio sul decesso del neonato.

ORFEO - "Non possiamo dire se il neonato morto all'ospedale Pertini di Roma", mentre era allattato al seno della madre che si è addormentata, "sia morto soffocato" spiega all'Adnkronos Salute Luigi Orfeo, direttore dell’Unità operativa complessa di Pediatria, neonatologia e terapia intensiva neonatale (Tin) dell’ospedale San Giovanni Calibita Fatebenefratelli - Isola Tiberina di Roma. Non si può infatti escludere, nei primi giorni di vita, un "collasso post neonatale, improvviso e inaspettato (Supc), che ha una frequenza molto bassa: 0,5 su 10mila casi. Oppure altro. E' raro, ma accade ancora. La maggior parte degli eventi si verifica nelle prime ore di vita. Non è detto, quindi, che il soffocamento per la posizione sbagliata sia la causa. E' soltanto una delle tante possibili. Solo l'autopsia potrà chiarire: le morti, rare fortunatamente, nei primi giorni dalla nascita ci sono anche in pazienti apparentemente sani".

"E' una tragedia - continua il neonatologo - e il fatto di aver trovato il piccolo con la madre addormentata fa pensare alla posizione asfissiante, ma va dimostrato". La posizione è comunque un elemento su cui "bisogna lavorare a livello di informazione: evitare di dormire con il neonato, per esempio, è un'indicazione fondamentale da dare". Le neomamme devono poter essere "preparate a una gestione autonoma dei piccoli già nella prima giornata di vita" e in ospedale "ci sono una serie di controlli da fare a cadenze precise" ma, purtroppo, "non tutti questi eventi sono prevenibili". In questo caso "ciò che doveva succedere è che la mamma, una volta finita la poppata, doveva mettere il bambino nella culla. Lo chiediamo anche per evitare cadute. Quello che l'ospedale può fare - chiosa - è un monitoraggio più stretto possibile".

Il timore dei neonatologi, però, è che questo dramma incida sull'utilizzo del 'rooming in', la possibilità per la mamma di tenere il bambino 24 ore su 24 con sé in ospedale. "Questo strumento è un caposaldo per la promozione dell'allattamento al seno, importantissimo per la salute dei piccoli e del rapporto madre-figlio. In questo caso c'è un evento che l'autorità giudiziaria dovrà valutare, ma questo non deve mettere assolutamente in discussione il 'rooming in' che fa parte dei 10 passi per favorire l'allattamento materno da parte dell'Unicef. Se il bambino non sta sempre con la madre non può essere allattato ogni volta che lo desidera e così si rischia di dover optare per l'allattamento artificiale".

VACCARI - "Quanto è successo al Pertini è un fatto tragico che ha dell’incredibile, la magistratura farà il suo corso perché le concause possono essere diverse: al vaglio degli inquirenti ci sono tutte le ipotesi, starà a loro decidere cosa è effettivamente accaduto” sottolinea all'Adnkronos Silvia Vaccari, presidente della Fnopo, la Federazione nazionale Ordini professione di ostetricia. L'ipotesi al vaglio della Procura è che la mamma si sarebbe addormentata durante l'allattamento schiacciando il piccolo.

“Non possiamo escludere nessuna causa – evidenzia Vaccari - tanto meno che si tratti di un caso di Sudden infant death syndrome (Sids), o morte in culla, ovvero il decesso improvviso e inspiegabile di un bambino al di sotto dell'anno di età. Lo stabilirà solo il medico legale ad autopsia avvenuta”. Oltre a disporre l’esame autoptico per accertare le esatte cause della morte (schiacciamento, soffocamento o altri motivi), i magistrati vogliono chiarire se effettivamente non vi sia stata vigilanza e a che ora esattamente il piccolo sia stato portato nella stanza.

"Riguardo alla vigilanza non entro nel caso specifico – afferma Vaccari – ma certamente rispetto al periodo pre-pandemia ora i familiari della puerpera non possono entrare nella sua stanza, se non negli orari stabiliti dall’ospedale e dal reparto di Ostetricia, per dare sostegno alla neomamma. Inoltre, noi ostetriche siamo poche. Per l’esattezza sono 20mila le ostetriche iscritte all’albo, molte delle quali inattive o in pensione oppure con un lavoro all’estero. Per garantire qualità assistenziale, sicurezza delle cure e una buona presa in carico dovremmo essere il doppio, un tema questa già trattato in più occasioni con il ministro Schillaci".

ASL ROMA 2 - "Con riferimento alle affermazioni riportate dai giornali, probabilmente dettate dalla condizione emotiva dei familiari, che le madri non siano seguite adeguatamente, la Direzione strategica respinge in maniera categorica questa rappresentazione in quanto non vi sono carenze di personale in servizio. Alle pazienti viene assicurata un'adeguata presa in carico ed il rispetto dei requisiti organizzativi previsti dalla normativa vigente, che determina, peraltro, un alto livello di soddisfazione da parte dell'utenza così come testimoniato dall’incremento dei volumi di attività". Così la Direzione strategica della Asl Roma 2 interviene in una nota sulla morte di un neonato, avvenuta all'ospedale Sandro Pertini l'8 gennaio.

L'azienda sanitaria "come da prassi, ha attivato immediatamente un Audit clinico per verificare la correttezza e l'aderenza alle 'best practice' e l'appropriatezza delle procedure, ed ha consegnato alla magistratura tutta la documentazione in possesso al fine di consentire uno svolgimento delle indagini che conduca, il più rapidamente possibile, a ricostruire la dinamica degli avvenimenti e ad accertare eventuali responsabilità", prosegue l'Asl Roma 2.

L'ospedale Pertini "è punto di riferimento per la città di Roma e in particolare la ginecologia e l’ostetricia garantiscono un’assistenza di qualità alle donne nel percorso della gravidanza, raggiungendo nel 2022 un totale di 916 parti effettuati con un trend in crescita rispetto agli anni precedenti", ribadisce l'Asl Roma 2.

"La pratica del 'rooming-in' è ormai consolidata nel contesto nazionale ed internazionale per sostenere il contatto tra neonato e mamma, sin dalle prime ore dopo la nascita. Infatti l'Oms e l'Unicef promuovono questo modello organizzativo, che permette al piccolo e alla neomamma di condividere la stanza 24 ore su 24 - rimarca l'Asl Roma 2 -. Per questo motivo il 'rooming-in' viene attuato anche nell'ospedale Pertini, dove tutte le puerpere vengono informate dei rischi connessi alla gestione del bambino, venendo peraltro edotte, anche con la sottoscrizione di un modulo, sulle azioni da effettuare per evitare il verificarsi di eventi avversi". "Nell'ottica di un miglioramento continuo le procedure che descrivono il percorso della gestante dal pre-parto al post partum, vengono costantemente aggiornate e migliorate, come avvenuto anche recentemente", conclude la nota.

BELLASIO - "La condivisione del letto è uno dei fattori di rischio per quanto riguarda la morte improvvisa e inaspettata del lattante (da 0 a 12 mesi)" ha evidenziato Alessandra Bellasio, ostetrica e divulgatrice sanitaria su UniMamma.it. L'ipotesi al vaglio della Procura è che la mamma si sarebbe addormentata durante l'allattamento schiacciando il piccolo.

"L'American Academy of Pediatrics, a questo proposito, raccomanda per il sonno del neonato un ambiente sicuro, per ridurre i pericoli. Nello specifico, attraverso le raccomandazioni del 2022, consiglia: il coricamento in posizione supina, l'uso di una superficie di riposo solida e non inclinata, la condivisione della stanza ma non del letto, evitare il surriscaldamento e l'utilizzo di lenzuola morbide che potrebbero ostruire le vie respiratorie. È dunque consigliabile - suggerisce l'ostetrica - idealmente per i primi sei mesi, che i neonati dormano nella stanza dei genitori, vicino al loro letto, ma su una superficie separata e adeguata all'età e alle dimensioni del piccolo. Bisogna considerare che l’ente americano si è espresso come rispettoso della necessità o della scelta genitoriale di condividere il letto con il bambino ma, sulla base dei dati disponibili, non raccomanda questa pratica in nessuna circostanza".

"Come nella situazione verificatasi a Roma, la condivisione del letto può avvenire involontariamente se i genitori si addormentano mentre alimentano il bambino, o in momenti di particolare stanchezza. Soprattutto nei bambini con meno di 4 mesi è, dunque, fondamentale che i genitori siano particolarmente vigili per evitare colpi di sonno - conclude - A questo proposito è fondamentale ribadire l’importanza di una rete di supporto attorno a chi accudisce un neonato, dal momento che, in una fase così delicata, la stanchezza può prendere il sopravvento in ogni momento".

FERRAZZI - "E' una vicenda dolorosa" quella del neonato, trovato morto all'ospedale Pertini di Roma, nel letto dove la mamma lo aveva allattato e poi si era addormentata. E' la riflessione di Enrico Ferrazzi, direttore Ostetricia della Clinica Mangiagalli-Policlinico di Milano, una delle culle della metropoli lombarda, struttura che viaggia al ritmo di circa 6mila parti l'anno. "Quanto accaduto nel caso specifico lo accerterà la magistratura. In generale va evidenziato che il 'rooming in'", cioè la possibilità di avere subito dopo il parto il proprio piccolo in stanza 24 ore su 24 e occuparsene, accudirlo e allattarlo al bisogno, "è un enorme vantaggio. Una situazione come questa non deve far tornare indietro su una strada che ha portato vantaggi ai bambini e alle mamme di tutto il mondo".

"Il rooming in è un diritto e quindi viene di regola perseguito - spiega lo specialista all'Adnkronos Salute - Certo che se la mamma è esausta, è compito della struttura di ricovero accogliere il neonato e lasciarla riposare. E infatti, di regola, il personale si accerta che la mamma sia in grado, che ci siano le condizioni. Le culle dei neonati sono separate dal letto della mamma e questa è la procedura normale che si segue in tutti gli ospedali. Nel rooming in - precisa - il bimbo non è nel letto, ma nella culla, che può essere tradizionale o attaccata al letto della mamma con la spondina abbassata. Non dorme nel letto con mamma".

Alla Mangiagalli per esempio, dopo l'ampia ristrutturazione che ha interessato la struttura qualche anno fa, ci sono alcune stanze con culle 'bedside' che sono dedicate a donne che hanno avuto problemi particolari, come cesarei complessi, in cui la mobilità è ridotta e non ci si può muovere. Negli altri casi le culle utilizzate sono quelle che permettono anche il trasporto, in modo che le mamme possano spostarsi durante la degenza post parto nell'ospedale, per raggiungere il nido, andare nelle aree dove si cambiano i piccoli, e così via. Alcune regole, come non addormentarsi con il bimbo nel letto, vengono in genere ribadite e spiegate alle neo mamme, ma dopo il parto si possono vivere momenti molto delicati e di particolare stanchezza". Anche se Ferrazzi dice che episodi drammatici come questo sono rarissimi, "nei miei 40 anni di lavoro non ne ricordo, almeno a mia memoria".

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