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Romiti, Minoli: "Ha costretto il sindacato a uscire dal ghetto"

18 agosto 2020 | 17.22
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"E' stato un grande uomo di finanza. Ed ha finanziarizzato la Fiat, eliminando chi aveva come obiettivo il prodotto"

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"Romiti è stato un grande uomo di finanza. Ed ha finanziarizzato la Fiat, eliminando chi aveva come obiettivo il prodotto. Forse è stata una scelta che aveva un senso in quel momento, ma certo ha aiutato la Fiat a diventare la Jeep". Giovanni Minoli commenta così con l'Adnkronos la figura del manager romano, storico presidente e amministratore delegato della Fiat, osservando anche, di contro, come Romiti, con la marcia dei quarantamila dei quadri e degli impiegati Fiat, abbia di fatto "costretto il sindacato, di cui lui non aveva paura benché la facesse da padrone, ad uscire dal ghetto dell'operaismo puro in un mondo che cambiava e aveva nuovi ceti emergenti e nuove realtà sociali che venivano avanti".

Una marcia antisindacale, quella del 14 ottobre 1980, che il giornalista considera "una svolta epocale poiché si è capito in quel momento che c'era anche un'altra Italia e cioè non solo quella del sindacato ma anche un'Italia che non aveva una appartenenza politica precisa ma che era stufa dello strapotere dei sindacati e che ha reagito. Romiti e il direttore del personale di allora - sottolinea Minoli - hanno avuto il coraggio di incarnare quel popolo e di dargli voce ed è lì che si è rovesciato il rapporto col sindacato così come con Berlinguer. Fra loro c'era, in particolare, un rapporto molto complesso, di stima reciproca ma anche di durezza".

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