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Rosario Caputo (Federconfidi): "Liquidità e patrimonializzazione sfide importanti"

30 luglio 2021 | 14.06
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Intervista al presidente della Federazione dei 16 consorzi di garanzia di area confindustriale

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Rosario Caputo presidente Federconfidi

Affinché ci possa essere una vera ripresa al termine della pandemia, anche quando il sostegno pubblico emergenziale terminerà, è importante che le imprese non restino bloccate da un sistema finanziario che non facilita l’accesso al credito. Per questo Federconfidi, la Federazione dei 16 consorzi di garanzia di area confindustriale presieduta da Rosario Caputo, ai quali fanno capo oltre 170.000 piccole e medie imprese, con un ammontare complessivo di 2 miliardi di euro di garanzie prestate, è impegnata a sensibilizzare Parlamento e governo su alcune misure necessarie per le imprese. Tra quelle ritenute più urgenti da adottare, figurano liquidità e patrimonializzazione, che coincidono con le sfide che il sistema dei confidi sta affrontando.

Durante il 2020, i Confidi hanno erogato finanziamenti diretti per un ammontare complessivo pari a circa 142 milioni di euro, rispetto ai circa 54 milioni concessi nel 2019, facendo registrare una crescita del +163,5%. Questo trend al rialzo nell’erogazione di credito diretto si conferma anche nei primi due mesi del 2021, durante i quali sono stati concessi circa 27 milioni di euro, riscontrando una crescita del 193,5%.

“Sono numeri importanti - spiega all’Adnkronos/Labitalia Rosario Caputo - che avvalorano l’attenzione mostrata dalla politica nei confronti del sistema nel corso dell’ultimo anno e mettono in evidenza il ruolo cruciale, riconosciuto e apprezzato, che i confidi hanno svolto e svolgono tuttora a supporto di migliaia di imprese italiane, dando una prima risposta al concetto per me caro di credito democratico. Mi preme sottolineare anche che ci si presenta una nuova occasione a fronte del riconoscimento della maggiore copertura consentita attraverso l’intervento in controgaranzia del Confidi nel recente decreto sostegni bis (la garanzia diretta del fdg scende all'80% dal 1° luglio 2021, su tutte le nuove operazioni dal 90% originariamente previsto dal dl liquidità, ndr). Su quest’ultimo punto - ricorda - la Federazione ha inoltre promosso, da un lato, una piattaforma fintech come canale complementare al sistema bancario e, dall’altro, attraverso Rete Fidi Italia un’iniziativa volta a rivitalizzare la collaborazione banca-Confidi sulle operazioni in scadenza per le banche con procedure snelle, nonché con costi e tempi ridotti”.

“I Confidi - sostiene - hanno sempre prestato garanzie e il sistema bancario ha sempre lavorato in sinergia con noi perché siamo strumenti che facilitano l’accesso al credito delle pmi. Dopo le misure emergenziali di potenziamento delle garanzie pubbliche, stiamo ritornando gradualmente alla normalità. Sicuramente, però, qualche impresa, quelle considerate ‘non bancabili’, secondo gli attuali criteri di assegnazione del merito creditizio, ha ancora bisogno di liquidità. Pertanto, nel nostro sistema si è aperta la riflessione su come ampliare forme di finanza complementare e ricercare nuovo funding da destinare alle imprese e, casomai offrire loro alcuni servizi legati al banking online”.

“Mi riferisco - precisa - ad alcuni e più moderni servizi di fintech, ma anche a quelli più comunemente conosciuti come Istituti di pagamento a norma dell’articolo 1, co. 2, lett. h- sexies, del tub. Ma questa è ancora un’ambizione che stiamo coltivando nell’ambito della Federazione ed è già in fase avanzata. Ma, mi fermo qui, ne riparleremo a cose fatte”.

Il credito - sottolinea Rosario Caputo - resta, quindi, la priorità assoluta. A tal proposito, mi preme sottolineare che, anche grazie ad Assoconfidi, negli ultimi mesi abbiamo ricevuto segnali incoraggianti dalla politica e dalle istituzioni, che stanno dando prova di comprendere l’importanza del ruolo che possono giocare i Confidi in questo delicato momento. Infatti, anche il Parlamento e il governo hanno dimostrato, con alcuni provvedimenti, di voler valorizzare ciò che i Confidi possono fare per le piccole e microimprese per l’accesso al credito. Ricordiamo, ad esempio, l’ampliamento dell’operatività che ha consentito di fornire un supporto alle aziende attraverso l’erogazione di finanziamenti diretti”.

“Abbiamo ottenuto - ricorda - congiuntamente ad Assoconfidi che Cdp-Cassa depositi e prestiti mettesse a disposizione 500 milioni di fondi a tassi calmierati, il che è stato un importante riconoscimento istituzionale al diritto dei Confidi di prestare denaro”. “Nei primi 8 mesi di attività - spiega - con il plafond Confidi abbiamo già erogato circa 36 milioni di finanziamenti su un totale di 34 erogazioni. Con i bonus edilizi siamo già a circa 60 milioni processati e in fase di lavorazione, su un totale di 259 operazioni".

"Ma - avverte - bisogna lavorare per poter fare ancora di più, per poter incrementare questi numeri. Attiveremo infatti un’interlocuzione con Cdp, attraverso Assoconfidi, per riaffermare la specificità dei Confidi e traslarla negli indicatori di performance utili ad accedere a tali strumenti”.

“Nell’ambito delle interlocuzioni politico istituzionali - afferma - con il Parlamento che ha introdotto e incrementato una serie di misure atte a favorire il credito alle pmi, stiamo portando avanti, in sinergia con Assoconfidi, una proposta di attuazione del rafforzamento patrimoniale introdotto con il decreto liquidità, che prevede che, in attesa dell’autorizzazione da parte della Commissione europea, il Parlamento consenta ai Confidi di utilizzare i fondi rischi e gli altri fondi o riserve patrimoniali costituiti da contributi pubblici per erogare garanzie e finanziamenti e procedere alla copertura degli interventi in garanzia, eliminando gli originari vincoli di destinazione che non li rendono più utilizzabili”.

I Confidi - sottolinea - possono e debbono fare di più, e sarà opportuno infatti continuare anche potenziarne la complementarità al sistema bancario. Le banche potrebbero, ad esempio, destinare fondi dedicati per pratiche di finanziamento che per i loro modelli di valutazione sono antieconomici ma che i Confidi, per loro natura e conoscenza delle Imprese, potrebbero processare”.

“Arrivo ad immaginare - auspica - che una parte dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza possa essere veicolata attraverso noi, ipotizzando l’istituzione di un Fondo pubblico nazionale per fornire, attraverso i Confidi, garanzie e finanziamenti alle pmi. Noi, come sempre, siamo pronti ad accompagnare e sostenere le imprese in una auspicata e veloce ripresa”.

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