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Ruby ter, testimone: "Guerra parlò di stanza buia dove Berlusconi aveva rapporti sessuali"

13 gennaio 2020 | 14.23
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(Foto Fotogramma)

"Barbara Guerra mi raccontò che c'era una stanza buia ad Arcore, perché forse lui voleva stare al buio per non farsi vedere, in cui le ragazze 'cavalcavano' a turno il presidente Silvio Berlusconi". Così l'ex agente dello spettacolo Francesco Chiesa Soprani parla nell'aula del processo Ruby ter in cui l'ex premier di Forza Italia è imputato per corruzione in atti giudiziari.

Il testimone della procura riferisce che "Barbara Guerra (tra le ospiti delle serate di Arcore, ndr) mi disse di avere avuto rapporti sessuali con Berlusconi quando andava a cena da lui e che gli aveva chiesto 500mila euro più una casa per far sì che questa cosa non venisse fuori. Guerra aggiunse che Berlusconi aveva dato la sua disponibilità a pagarla".

Non solo: il testimone racconta in aula di avere ricevuto confidenze dalla soubrette Barbara Guerra che prima del 2013 a Milano mi disse: "In quell'occasione dei rapporti sessuali con Berlusconi. Non mi parlò né di orge, né di minorenni. Mi riferì che lei riteneva di 'valere' sui tre milioni di euro, perché la Minetti ne aveva ricevuti cinque e Silvia Trevaini uno e ottocento. Affermò anche che aveva chiesto a Berlusconi, tramite l'avvocato, 500mila euro e una casa, ma non so se poi li ricevette". 

Francesco Chiesa Soprani rischia nuovi guai giudiziari. I giudici della settima sezione penale di Milano, sollecitati a esprimersi su richiesta della difesa dell'ex premier, hanno definito un passaggio delle sue dichiarazioni "con possibili ricadute di reato", quindi ora viene sentito non più come testimone semplice, ma come testimone assistito da un avvocato (con la possibilità di avvalersi della facoltà di non rispondere) perché le dichiarazioni rese potrebbero essere usate contro di lui. "Dissi a un avvocato di Mediaset che mi sarebbe piaciuto collaborare con loro come autore - queste le sue parole - dopo avergli detto che sapevo che alcune ragazze venivano pagate per stare zitte. Non mi interessava un compenso economico, ma un aiuto professionale perché potevo essere un valore aggiunto. Mi fu detto: 'Ho capito, risenti Fede'. Fui congedato con una stretta di mano. Mi sentivo preso in giro, pensai che visto che non temevano quello che avevo da dire, l'avrei fatto io. Quindi andai a fissare un appuntamento con Ilda Boccassini (all'allora coordinava l'inchiesta, ndr), le mandai una mail ma cadde nel vuoto. Andai anche dalle segretarie del pm Sangermano, lasciai il mio numero ma non venni richiamato". Dichiarazioni che ora al testimone potrebbero costare caro.

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