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Sabrina Giannini: "Insopportabile ipocrisia su Jova Beach, andrebbe bloccato!"

05 luglio 2022 | 13.32
LETTURA: 3 minuti

L'autrice e conduttrice di 'Indovina chi viene a cena' su Rai3: "Governo e informazione hanno il dovere di colmare questa dissociazione cognitiva"

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Sabrina Giannini, conduttrice di 'Indovina chi viene a cena'

"Al Jova Beach Party va in scena un'insopportabile ipocrisia che andrebbe fermata. Dai concerti in spiaggia alla Marmolada, nelle questioni ambientali tutto si tiene. E purtroppo l'approccio di molti è improntato alla stessa dissociazione cognitiva, che abbiamo il dovere di colmare. Noi da 6 anni con 'Indovina chi viene a cena' cerchiamo di collegare i punti per dare agli spettatori gli strumenti per fare scelte che portino un cambiamento concreto". A parlare così con l'Adnkronos delle polemiche sui concerti di Jovanotti sulle spiagge è l'autrice e conduttrice tv Sabrina Giannini, dal 2016 al timone del programma di Rai 3 “Indovina chi viene a cena”, che si occupa, in particolare, dei sistemi alimentari attuali e del loro impatto sull’ambiente e sulla salute di uomini e animali.

"Jovanotti che si dichiara ambientalista, dice di non mangiare carne e poi ha come main sponsor dei suoi concerti sulla spiaggia Fileni, che è tra i maggiori allevatori intensivi di polli, risulta incongruente. Come è strano che gli sia concesso di fare concerti accanto a parchi naturali ed aree protette, visto che ad oggi l'art. 9 della Costituzione non tutela più solo il paesaggio, ma anche l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, mettendo per altro verso, un limite all'iniziativa economica privata che non può svolgersi in contrasto con la salute e l'ambiente. Io sinceramente mi chiedo perché ancora nessun magistrato abbia disposto il blocco di questi concerti sulle spiagge, che notoriamente sono habitat delicati e tutelati", sottolinea Giannini che con il suo programma (e prima anche per 'Report') ha condotto inchieste che hanno prodotto autentiche rivoluzioni culturali, da quella sul mercurio nell'amalgama usata per le impronte dentali a quella sull'olio di palma, solo per citarne due.

"Il numero dei fan - prosegue la giornalista - non fa passare necessariamente dalla parte della ragione. Io credo che di fronte alla verità scientifica non ci sia molto spazio per il pluralismo. Ormai è assodato, ad esempio, che l'impatto sui gas serra dell'allevamento intensivo degli animali e di tutto quello che è collegato all'allevamento intensivo (produzione di mangimi, deforestazione per creare pascoli, ecc.) sia enorme. E allora come si fa a far sponsorizzare un tour di un artista che si dichiara green ad uno dei più grossi allevatori intensivi avicoli italiani? Io da giornalista sento di dover dire la verità, quella supportata ormai da una grandissimi quantità di studi scientifici. E mi chiedo come faccia il Wwf ad associare il suo nome a questa operazione".

"Ai gas serra e al conseguente riscaldamento dell'atmosfera sono collegati anche fenomeni come il disastro della Marmolada. Ma non si può continuare a predicare bene e razzolare male. Quindi Draghi, se davvero è convinto che la tragedia della Marmolada e la siccità, siano causati dal ‘deterioramento ambientale’, come ha detto a Canazei, allora cerchi di usare il più importante strumento di comunicazione di massa a sua disposizione perché gli italiani capiscano che incidono molto più sulla riduzione dei gas serra mangiando meno carne che riducendo le docce”.

"Perché il presidente del consiglio non chiede alla Rai una scelta editoriale più decisa, come d'altronde è stato fatto sul Covid? Si è sposata la tesi scientifica predominante, con tutti i pro e contro dovuti a studi scientifici molto recenti o in corso, e si è andati avanti. Beh, è possibile che su verità scientifiche già assodate con studi più che trentennali non si riesca a fare lo stesso? La situazione attuale, invece, prevede programmi come il mio ma anche programmi che sposano tesi opposte. Ma la verità su alcuni temi è una, non è plurale. Non si può dire tutto e i contrario di tutto... Perché poi contiamo i morti della Marmolada", conclude amara.

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