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Tumori: Fondazione Veronesi, 81.000 euro a 3 scienziate per salute maschile

05 giugno 2015 | 16.21
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Tabù e pudori allontanano gli uomini dall'urologo, al via campagna

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Tre 'camici rosa' in campo per la salute maschile. Giovani scienziate italiane, tutte under 40, che grazie a una borsa di ricerca della Fondazione Umberto Veronesi contribuiranno alla lotta contro i tumori della prostata (seconda causa di morte per l'uomo nel mondo occidentale) e della vescica (secondo cancro urologico più diffuso, che colpisce 3 volte di più i maschi). Le risorse per le 3 borse, della durata di un anno e del valore di 27 mila euro l'una, sono state allocate grazie agli 81 mila euro raccolti durante il tradizionale charity dinner della Fondazione.

L'edizione 2015 si è svolta ieri 4 giugno a Milano, a Palazzo Parigi. Accanto Paolo Veronesi, presidente della Fondazione creata nel 2003 dal padre Umberto presente all'evento, circa 400 persone fra cui tanti volti noti dell'imprenditoria, delle istituzioni e del mondo dello spettacolo. Durante la serata è stato anticipato il senso del progetto 'Sam - Salute al maschile': una nuova sfida che sarà illustrata ufficialmente alla stampa il 10 giugno.

L'iniziativa parte dalla naturale resistenza dell'uomo di ogni età alla prevenzione urologica. Tabù, pudori, il timore della visita, una scarsa abitudine a vedere nell'urologo ciò che il ginecologo rappresenta per le donne fin da ragazze: i fattori che allontanano il maschio dal loro specialista di riferimento sono vari, e la campagna della Fondazione Veronesi punta proprio a comprenderli e contrastarli.

Non solo in famiglia, dunque: anche nei laboratori di ricerca sono il più delle volte le donne a occuparsi della salute degli uomini di casa. Lo faranno 'al bancone' le 3 vincitrici delle borse di ricerca della Fondazione Umberto Veronesi. La più giovane è Elisa Di Gregorio, classe 1984, nata Salemi in provincia di Trapani e laureata in Biotecnologie molecolari all'università degli Studi di Torino. Nello stesso ateneo porterà avanti il suo progetto di ricerca sul cancro della prostata e in particolare sull'ipossia tipica dei tessuti malati, che in altre parole sono 'a corto di ossigeno'. L'obiettivo dello studio è sviluppare una nuova procedura per visualizzare l'ipossia attraverso la risonanza magnetica, e lo scopo finale è mettere a punto un metodo utile a caratterizzare il tumore, identificando la terapia più adatta al singolo paziente e monitorandola.

La seconda borsa è andata a Roberta Sommaggio, vicentina di Lonigo, classe 1981. Laureata in Biotecnologie mediche all'università degli Studi di Padova, lavorerà nello stesso ateneo sempre sul tumore alla prostata, ma con una finalità più clinica: migliorare l'efficacia dell'immunoterapia che utilizza linfociti T del paziente 'addestrati' a combattere il cancro. Il suo progetto prevede da un lato l'ingegnerizzazione di questi soldati del sistema immunitario, per trasformarli in killer specializzati contro il tumore della prostata. Dall'altro la messa a punto di sistemi in grado di interferire con il microambiente tumorale, evitando che la neoplasia sopprima l'attività dei suoi 'sicari'.

La terza premiata, Barbara Pardini, agirà invece sul tumore alla vescica. Nata a Lucca nel 1978, laureata in Scienze biologiche all'università degli Studi di Pisa, presso la Hugef-Human Genetics Foundation di Torino cercherà di identificare le 'firme molecolari' del cancro: il suo obiettivo è infatti l'identificazione dei microRna coinvolti nella formazione e nello sviluppo del tumore vescicale, per utilizzarli in futuro come marker-spia nella diagnosi precoce e mininvasiva.

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