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Covid, il farmacologo: "Tregua armata con virus, pronti con armi e territorio"

FARMACEUTICA
Covid, il farmacologo: Tregua armata con virus, pronti con armi e territorio

Immagine di repertorio (Fotogramma)

La premessa è che "Covid-19 ha siglato una tregua estiva col nostro Paese. Una tregua armata. Ma possiamo sfruttare la pausa per non farci trovare ancora impreparati se in autunno il fronte dovesse riaprirsi". Esordisce con questo monito Piero Sestili, professore ordinario di Farmacologia all'Università degli Studi di Urbino Carlo Bo che, in un post sulla pagina Facebook 'Pillole di ottimismo' varata dallo scienziato Guido Silvestri, prova a fare il punto sulle possibili "armi intelligenti" da mettere in campo "non disponendo ancora né di un vaccino né di un potente farmaco anti Sars-CoV-2" e avverte: "Dobbiamo cambiare il campo di battaglia e trasferirlo sul territorio", e sulla fase iniziale della malattia.


Un campo di battaglia in cui è possibile sfoderare un arsenale di farmaci. "Non c'è ad oggi una ricetta sicura, ma alcuni ingredienti importanti (suffragati da dati o ipotesi pubblicati nella letteratura scientifica internazionale) in grado di dare delle buone risposte", ragiona. "A marzo - ricorda Sestili - l'impreparazione ha lasciato molti pazienti a casa trattati con la sola tachipirina, e sappiamo come è andata a finire. Il messaggio chiaro, quindi, è che bisogna utilizzare la pausa estiva per mettere a disposizione della medicina territoriale delle linee guida sicure, praticabili e ragionevolmente più efficaci, scongiurando una nuova pressione sugli ospedali che sarebbe insostenibile".

Sul territorio "abbiamo già truppe avanzate: i medici di base e le Usca che hanno bisogno di dotazioni (protezioni personali, eccetera), supporto diagnostico (tamponi più numerosi e veloci, criteri di diagnosi clinica consolidati) e soprattutto armi (farmaci utili a gestire la fase iniziale della malattia) con le istruzioni su come usarle al meglio (linee guida sviluppate su basi più razionali). Farmaci e linee guida per il trattamento precoce costituiscono un aspetto sinora poco sfruttato ma fondamentale".

Oggi "conosciamo la Covid-19 molto meglio di sei mesi fa e sappiamo con certezza, ad esempio, che l'infiammazione costituisce l'innesco capace di far esplodere la malattia nelle sue forme più pericolose e letali - osserva Sestili - L'infiammazione, come pure la coagulopatia, sono reazioni abnormi dell'ospite che in realtà sappiamo già oggi con quali farmaci curare (meglio ancora limitare o prevenire). Si tratta di farmaci che non agiscono contro il virus ma piuttosto sull'ospite", che "possono spegnere sul nascere l'escalation della malattia prima che la situazione si aggravi tanto da richiedere il ricovero".

Sestili prova a fare ordine. "Prima delle risposte, proviamo a porci alcune domande - dice - Ad esempio, una volta accertata la Covid-19 in fase iniziale, quando cominciare la terapia antinfiammatoria e con che farmaci? I Fans (la classe dell'aspirina) sono stati sottoutilizzati per via di alcuni timori forse eccessivi, ma potrebbero essere recuperati per incidere già da subito sul decorso della malattia. Hanno anche la capacità di ridurre la coagulazione del sangue e potrebbero coalizzarsi con l'eparina (già oggi una certezza) per evitare quei fenomeni microtrombotici disseminati così pericolosi". "Alcuni farmaci antiasmatici come i cromoni o gli antileucotrienici - prosegue l'esperto - potrebbero essere presi in considerazione come primissimo intervento per modulare la risposta infiammatoria, e anche il glutatione o la N-acetil-cisteina possono essere associate per alzare le barricate polmonari contro il virus. E a proposito di antinfiammatori, è davvero necessario attendere che la malattia diventi 'severa' per prescrivere i cortisonici?", si chiede Sestili. "Il loro utilizzo ancora in ambito domiciliare nei casi in cui la malattia non tende a migliorare potrebbe fare davvero la differenza".

A questo punto, accanto al cortisone, è "buona norma utilizzare gli antibiotici: quali usare? L'azitromicina - dice Sestili - ma non è l'unica opzione. Forse sarebbe il caso di considerare anche antibiotici battericidi come le cefalosporine, le penicilline e i chinoloni per bloccare sul nascere qualunque tentativo dei batteri di approfittare delle cattive condizioni respiratorie del paziente Covid". Sul fronte antivirali, prosegue l'esperto, "va detto che il remdesivir sta dimostrando una certa efficacia, e potrebbe esserlo anche somministrato già dai primi sintomi sotto forma di pratico spray. Sugli antivirali vale anche la pena ricordare che la loro efficacia contro virosi a rischio di rapida evoluzione è tanto maggiore quanto più tempestivo e precoce è il loro utilizzo".

Ultima domanda: "Esistono interventi da attuare addirittura prima di subire l'eventuale contagio (sempre coi debiti e ottimistici scongiuri), per renderci più resistenti e resilienti all'attacco del virus? A questo proposito stanno delineandosi alcuni agenti spesso 'all natural' che potrebbero validamente adempiere a questo scopo. Si tratta ad esempio delle vitamine C e D, di alcuni flavonoidi come la quercetina o la luteolina, di probiotici e prebiotici per ottimizzare la salute del microbiota intestinale e di riflesso di quello polmonare". Ma un'avvertenza: "non cedere" alla corsa alle scorte di questi farmaci, invita Sestili, perché "sono sempre e ampiamente disponibili" e, sorride, "le pillole di ottimismo funzionano meglio se accompagnate al buon senso; sono state al contrario segnalate interazioni negative piuttosto gravi con la superficialità e la medicina 'fai da te'".



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