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Covid, vaccini sperimentati su macachi: ora a test su uomo

FARMACEUTICA
Covid, vaccini sperimentati su macachi: ora a test su uomo

Immagine di repertorio (Fotogramma)

Sono promettenti i risultati nei macachi per due vaccini che in questo momento si trovano già in fase di test sull'uomo. Gli esiti della sperimentazione sui primati sono pubblicati oggi su 'Nature'. Uno di questi è il vaccino sviluppato dall'università di Oxford al quale ha contribuito anche l'azienda italiana Irbm di Pomezia. ChAdOx1 è in sperimentazione clinica sull'uomo nel Regno Unito. Nei macachi, osservano gli autori dello studio, provoca una risposta immunitaria e riduce la carica virale, secondo quanto riportato sulla rivista scientifica.


Gli scienziati puntualizzano che, secondo quanto emerge dai dati sui primati, il candidato vaccino potrebbe non prevenire l'infezione o la trasmissione, ma ridurre la malattia. Con i test è stato scoperto infatti che il vaccino protegge i primati dalla polmonite da Covid-19, complicanza dell'infezione da coronavirus Sars-CoV-2 che porta i polmoni a infiammarsi e li mette a rischio di riempirsi di liquido. I risultati preliminari di questo studio sono stati utilizzati per facilitare l'avvio degli studi clinici.

L'altro vaccino è frutto del lavoro di un gruppo di ricercatori del Beth Israel Deaconess Medical Center dell'Harvard Medical School di Boston, Dan Barouch e colleghi, che hanno sviluppato una serie di vettori con l'adenovirus Ad26, che codificano diverse varianti della proteina 'spike' di Sars-CoV-2, la struttura che consente al coronavirus di entrare nelle cellule umane. Su 'Nature' presentano i risultati dei test condotti su 52 macachi rhesus adulti, mostrando che questi vaccini suscitano una risposta immunitaria e offrono una protezione parziale o completa contro l'infezione nel tratto respiratorio, effetto ritenuto necessario per prevenire la trasmissione nell'uomo. Il vaccino con le migliori prestazioni, Ad26-S.PP (con il nome di vaccino Ad26.Cov2.S, in sviluppo da parte di Johnson & Johnson), è ora entrato negli studi clinici.

Una singola dose si è rivelata protettiva nei macachi rhesus e questo, osservano gli autori dello studio, avrebbe vantaggi pratici rispetto a un vaccino a dosi multiple. Tuttavia, gli scienziati prevedono che un regime a due dosi con il vaccino Ad26-S.PP produrrebbe una risposta immunitaria più forte. Questi vaccini basati su vettori usano dei virus per esprimere frammenti dell'agente patogeno bersaglio e stimolare una risposta immunitaria. In particolare si tratta di adenovirus, famiglia collegata a malattie come il lieve raffreddore, efficaci nell'invasione delle cellule umane. I vaccini basati su Ad26 hanno dimostrato di indurre risposte immunitarie a vari patogeni sia nei primati non umani che nell'uomo.

Anche ChAdOx1 nCoV-19 è costituito da un adenovirus indebolito che esprime la proteina spike di Sars-CoV-2. Vincent Munster e colleghi del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid), centro degli statunitensi National Institutes of Health (Nih), ne riportano l'efficacia nei macachi rhesus. Anche in questo caso è stata testata una singola dose, somministrata a 6 macachi 28 giorni prima dell'esposizione a Sars-CoV-2, ed è risultata efficace nel prevenire danni ai polmoni e nel "ridurre drasticamente" la carica virale rispetto a 6 animali di controllo.

Altri 6 macachi hanno ricevuto un ciclo di richiamo di due dosi di vaccino, a 56 e 28 giorni, aumentando la risposta immunitaria. Gli animali vaccinati non hanno mostrato alcuna evidenza di malattia infiammatoria potenziata dal sistema immunitario, che era stata osservata in alcuni studi preclinici su vaccini anti Sars. Gli autori osservano che "non vi era alcuna differenza nello spargimento virale dal naso tra animali vaccinati e di controllo". Questa scoperta, spiegano, "indica che ChAdOx1 potrebbe non prevenire l'infezione o la trasmissione, ma può ridurre la malattia". Per la sperimentazione clinica di questo vaccino sono stati arruolati da AstraZeneca oltre 8 mila volontari a inizio luglio.



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