"L'Ebola non si trasmetterà con il respiro": parola di scienziati italiani su Nature

Dopo i timori su possibili mutazioni esperto Iss rassicura, virus più stabile di quanto si pensasse

MEDICINA
L'Ebola non si trasmetterà con il respiro: parola di scienziati italiani su Nature

Un virus dell'Ebola mutato, capace di passare da una persona all'altra attraverso il semplice respiro come accade con l'influenza o il raffreddore. L'inquietante scenario era stato prospettato da alcuni studi internazionali condotti tra agosto e settembre, alimentando paure e dibattiti. Ora, però, uno studio con firme italiane pubblicato su 'Nature Scientific Reports' arriva a rassicurare comunità scientifica, operatori sanitari e cittadini. Il lavoro è stato condotto da un team coordinato da Marco Salemi del Dipartimento di patologia e Istituto patogeni emergenti dell'università della Florida negli Usa, in collaborazione con Massimo Ciccozzi dell'Istituto superiore di sanità.


I ricercatori hanno analizzato campioni prelevati da pazienti e grandi primati, raccolti durante le epidemie di Ebola scoppiate dal 1976 al 2014. Hanno così scoperto che la maggior parte dei cambiamenti genetici sviluppati dal virus si è persa nel succedersi delle ondate epidemiche. Ciò indica una scarsa evidenza a sostegno della possibile evoluzione verso un agente infettivo più potente e trasmissibile. Una buona notizia, assicurano gli autori, non sono per le popolazioni dell'Africa centrale e occidentale, ma anche per gli scienziati impegnati nello sviluppo di test, vaccini e terapie anti-Ebola.

La probabilità che l'Ebola si trasformi in un'infezione a trasmissione aerea è estremamente bassa, dice Taj Azarian, prima firma dello studio. Conferma Ciccozzi: "Non sappiamo di nessun virus che abbia cambiato la sua modalità di trasmissione a causa di mutazioni genetiche", e comunque dalla ricerca "sembra che Ebola sia più stabile di quanto studi precedenti abbiano indicato".

Ringraziamenti dell'équipe vanno anche ad Alessandra Lo Presti, Eleonora Cella e Marta Giovanetti dell'Iss, e a Gianguglielmo Zehender e Alessia Lai dell'università di Milano per il loro supporto scientifico.



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