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Sesso: 10% maschi con pene curvo, pochi giovani da specialista

28 maggio 2015 | 16.36
LETTURA: 4 minuti

Patologia sottovalutata dai giovani, si può intervenire in 'day hospital'

Dal fim 'Sex Tape' con Cameron Diaz  (Infophoto) - INFOPHOTO
Dal fim 'Sex Tape' con Cameron Diaz (Infophoto) - INFOPHOTO

L'induratio penis plastica o malattia di La Peyronie colpisce intorno al 10% della popolazione maschile ma è ancora molto sottovalutata, soprattutto dai giovani che tendono a non rivolgersi allo specialista.

Il problema principale che questa patologia può provocare è l'incurvamento del pene, con impotenza ed eiaculazione precoce. "Una lieve dolenza peniena, sia in erezione sia a riposo, dovrebbe essere un chiaro campanello d’allarme", spiega Giovanni Alei, direttore del Centro di chirurgia genitale maschile del Policlinico Umberto I di Roma.

"Nonostante ciò, la maggior parte dei pazienti si rivolge al medico solo quando la malattia è giunta alla seconda fase, ovvero quando la placca è conclamata ed è necessario l’intervento chirurgico per correggere l’incurvamento, che è una delle complicanze della malattia insieme all’accorciamento e alla disfunzione erettile". Questa mattina è stato inaugurato il master di Chirurgia genitale maschile, istituito dalla Società di chirurgia genitale maschile (Sicgem) e diretto da Alei. Il corso ha una durata annuale ed è rivolto a specialisti in urologia e in chirurgia.

Secondo un'indagine approfondita, condotta anche in Italia da centri specialistici andrologici su 2169 maschi, la prevalenza della malattia risulta pari al 35% nella popolazione fra i 50 e 59 anni. Notevolmente più bassa invece, intorno allo 0,6%, è l’incidenza fra i 10 e i 19 anni. "La fascia più colpita - ricorda Piero Letizia, urologo e andrologo del Centro specialistico dell’Umberto I - è quella tra i 40 e i 60 anni, con prevalenza nei diabetici, visto che per loro il rischio è pari al rapporto di 9 a 1 rispetto alla popolazione sana. Vediamo inoltre moltissimi casi fra i ragazzi".

Se la malattia viene diagnosticata al primo manifestarsi dei sintomi, si può intervenire con ottimi risultati mediante cicli ripetuti di laser associato a ionoforesi. Assolutamente da escludere, invece, le iniezioni di qualsiasi farmaco nella placca. "Il laser - illustra Letizia - aumenterebbe la capacità dei tessuti di assorbire i farmaci, veicolati nella struttura peniena tramite ionoforesi, la quale a sua volta fa migrare i medicinali attraverso la cute per mezzo di una corrente a bassissima intensità. Con questo approccio, abbiamo visto molte risoluzioni della patologia e la scomparsa delle placche giovani".

Nella seconda fase, quando la placca è stabilizzata, le terapie mediche o fisiche si rivelano inutili. È quindi necessario l’intervento chirurgico per risolvere le problematiche causate dalle placche: incurvamento, accorciamento penieno e impotenza.

Nell’ambulatorio specialistico del Policlinico Umberto I, negli ultimi due decenni sono state impiegate metodiche innovative sia sul piano dell’abbattimento delle recidive sia su quello dei vantaggi per il paziente. In particolare, per la correzione della curvatura del pene, Alei ha ideato nel 1995 una tecnica chirurgica mininvasiva che permette di conservare la capacità erettile e la sensibilità.

Dal 2012, grazie a una successiva evoluzione apportata alla metodica, è possibile effettuare l’intervento in 'day-hospital' o in regime ambulatoriale con anestesia locale, in virtù dell'utilizzo di nuove suture. Ciò ha permesso di abbassare i costi del Sistema sanitario nazionale e di ridurre moltissimo i disagi per il paziente che deve trascorrere solo una giornata in ospedale. Le nuove tecniche consentono di correggere l’incurvamento senza incidere la placca. Con la metodica tradizionale, nella maggior parte dei casi è stata riscontrata la disfunzione erettile, mentre con questo approccio innovativo l'erezione migliora.

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