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Operato al cervello da sveglio guida i chirurghi con occhiali 3D

Realtà virtuale in sala operatoria protegge le funzioni cerebrali

MEDICINA
Operato al cervello da sveglio guida i chirurghi con occhiali 3D

Il paziente operato da sveglio e in realtà virtuale al Chu di Angers (Francia)

Operato al cervello da sveglio, con una semplice anestesia locale, ha guidato i neurochirurghi per l'asportazione di un tumore cerebrale, grazie ad occhiali 3D e alla realtà virtuale. La tecnica innovativa, utilizzata per la prima volta al mondo, è stata applicata in Francia, al Centro ospedaliero universitario di Angers (Maine e Loira), nel quadro del progetto Cervo (chirurgia da svegli in realtà virtuale nel blocco operatorio). L'intervento ad elevata tecnologia, realizzato il 27 gennaio e reso noto oggi, ha permesso la paziente di interagire con l'equipe in sala operatoria amplificando la precisione dell'atto chirurgico. Con ottimi risultati: "Il paziente è in perfette condizioni", hanno spiegato i medici.


Nella neurochirurgia da svegli, praticata nel centro francese dal 2000, stimolando il cervello con elettrodi durante l'operazione, i medici realizzano una 'mappa' precisa delle aree su cui lavorano, in modo da salvaguardare connessioni importanti, implicate in funzioni come quelle motorie o di linguaggio. Con l'immersione e l'interazione del paziente nella realtà virtuale durante l'operazione si va oltre. C'è la possibilità, infatti, di testare le funzioni cerebrali più complesse, come la capacità di decidere in situazioni inattese o l'esplorazione visiva dello spazio.

Non solo. La realtà virtuale - spiega una nota dell'ospedale francese - permette di 'calmare' il paziente sveglio che è immerso - virtualmente - in un ambiente rilassato, ricco di 'appigli' ipnogeni. Un elemento quest'ultimo particolarmente utile nella chirurgia cerebrale da svegli nei bambini, settore in cui il servizio di neurochirurgia di Angers è pioniere.

Il tumore operato con la nuova tecnica era situato nelle aree cerebrali implicate nel linguaggio e nella vista. Il paziente, colpito da una malattia oftalmica, aveva un solo occhio funzionante. Da qui la necessità di rendere ancora più preciso l'intervento.

Il computer su cui si basa la tecnica è stata messa a punto dall'équipe di Evelyne Klinger, direttrice di ricerca della scuola di ingegneria Esiea. Il programma è complesso ma, in sintesi, con i particolari occhiali 3D vengono inviati al paziente punti luminosi nel suo campo visivo. Se lui li vede vuol dire che il neurochirurgo sta procedendo correttamente. "Questa operazione - prevede Klinger - apre la strada ad interventi un tempo irrealizzabili". Come, spiega il neurochirurgo Philippe Menei del Centro di Angers, che da due anni lavora a questo programma di ricerca, ad esempio "l'asportazioni di tumori oggi di difficile approccio".

Dopo il successo di questa prima operazione l'equipe francese continuerà a sviluppare il progetto CERVO, lanciato nel 2014, e la tecnica sarà applicata ad altri pazienti.



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