Rete nazionale Registri dei tumori, al via discussione ddl

MEDICINA
Rete nazionale Registri dei tumori, al via discussione ddl

Francesco Sapia, (Fotogramma /Ipa)

"Domattina (oggi, ndr) alla Camera inizieremo la discussione generale sul ddl, proposto dal Movimento Cinque Stelle, relativo all'istituzione della Rete nazionale dei Registri dei tumori. Si tratta di uno strumento prezioso, che da Nord a Sud ci consentirà di avere un quadro epidemiologico per ogni territorio. Inoltre potremo comparare tutti i dati disponibili, il che sarà molto utile anche per i programmi di prevenzione". Lo sottolinea all'Adnkronos Salute il deputato M5S Francesco Sapia, della commissione Affari sociali della Camera. "Oggi la medicina parte dai dati, dai numeri. Si tratta di organizzare risorse e interventi mirati sulla base dei fabbisogni, in un contesto in cui la sanità si evolve in maniera rapida, sia per le trasformazioni tecnologiche che per quelle economiche".


Dunque la Rete nazionale dei Registri dei tumori "servirà anche a cambiare approcci organizzativi e metodologie operative. Resta critica, per quanto concerne le patologie oncologiche, la capacità di risposta in alcune aree del Paese - evidenzia Sapia -. Mi riferisco soprattutto a diagnosi e cure in una regione come la Calabria, ancora commissariata per il rientro dal disavanzo sanitario, lievitato dai 30 milioni del 2014 ai 220 di oggi, con una mobilità passiva che nel complesso sfiora i 320 milioni annui". In Calabria la chirurgia oncologica "non è ancora ben sviluppata - sottolinea il deputato - gli screening rimangono a livelli insufficienti, per Tac e risonanze magnetiche ci sono lunghe liste d'attesa e in diversi casi gli apparecchi delle strutture pubbliche non funzionano a regime, tanto che si ripiega d'ufficio sul privato, come conferma la recente ripartizione dei budget per il 2019. Nel contesto i calabresi non hanno punti di riferimento".

"Spesso il paziente fa la tac da un privato locale, viene operato il più delle volte al Nord e poi trattato con chemio o radioterapia in centri calabresi a 90-100 chilometri dalla propria residenza. A queste difficoltà c'è da aggiungere il viaggio a Bologna, Milano o Padova per il follow up. Si capisce che non è semplice, sia per il malato che per la sua famiglia. Al momento - continua Sapia - non ci sono affatto le condizioni per creare un centro, in Calabria, che segua il paziente oncologico in tutte le sue necessità, compresi il sostegno psicologico, le cure sperimentali e l'immunoterapia. Il disavanzo sanitario non consente margini di investimento. Inoltre per colpa dei conti in rosso delle aziende sanitarie e ospedaliere, nella regione si rischia perfino il blocco delle assunzioni e l'aumento dei ticket, il che potrebbe essere l'ennesima beffa per i calabresi".
"Con la collega Dalila Nesci abbiamo già presentato una particolare risoluzione e una legge quadro sul commissariamento dei Servizi sanitari regionali. Si tratta di proposte per ridefinire i criteri di ripartizione del Fondo sanitario, nello specifico sulla base dei dati epidemiologici nelle diverse regioni", dice.

"La speranza è che possa nascere, magari nel Centro dell'Italia, in cui risiedono molti calabresi di origine, una struttura che prenda in carico i pazienti oncologici per tutto il loro percorso di cura. Mi riferisco a un centro unico per la diagnosi e i trattamenti", sottolinea ancora all'Adnkronos Salute il deputato M5S.
"Sarebbe un sollievo: per ragioni terapeutiche, economiche ed affettive. Noi calabresi siamo capaci di attivare reti di solidarietà, fuori regione: parentali ed amicali. I cosiddetti 'viaggi della speranza' sono sempre duri. Ma un conto - aggiunge Sapia - è partire per Milano e poi tribolare per la Calabria; altro sarebbe, ad esempio, andare a Roma o a Napoli e fermarsi lì per tutto quanto necessario, magari con l'appoggio di propri cari. Spero proprio che nel Centro-Sud possa sorgere un centro di riferimento completo per le cure oncologiche", conclude.



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