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Coronavirus, "108 test sierologici ma troppe incertezze"

MEDICINA
Coronavirus, 108 test sierologici ma troppe incertezze

Afp

Se in Veneto, Emilia Romagna, Puglia, Marche e Piemonte si è già partiti - in forme diverse - con i test del sangue per scoprire chi ha già sviluppato un'immunità a Covid-19, altre regioni come Lazio e Lombardia attendono le indicazioni degli scienziati. "Il fatto è che su questi test ci sono ancora troppe incertezze. Il nostro censimento dei test sierologici disponibili sul mercato mondiale annovera 108 prodotti di varie aziende. Di questi, i prodotti di cui è autocertificata la marcatura Ce - e che, pertanto, sarebbero utilizzabili per prove che comportano la refertazione dell’esito - costituiscono l’80% del totale". A dirlo all'Adnkronos Salute è Pierangelo Clerici, presidente dell'Amcli (Associazione microbiologi clinici italiani), che aggiunge: "Su questi test ci sono troppe incertezze, prima di usarli vanno validati, e noi grazie alle nostre biobanche in appena due giorni potremmo farlo e dire quali sono affidabili e quali no".


Clerici, direttore Uo Microbiologia Asst Ovest Milanese, non ha dubbi: "Gli anticorpi hanno la loro utilità, e la avranno ancora di più, con la ripresa delle attività. Possono dirci chi ha già sviluppato una sorta di immunità contro il virus, ma ci sono ancora troppe cose che non sappiamo: dopo quanto tempo si sviluppano gli anticorpi immunizzanti? Ci danno un'immunità duratura? Per quest'ultima risposta dovremo attendere almeno un anno e ricontrollare, ma per tutto il resto si può fare molto". "Il fatto è - aggiunge Clerici - che se diciamo a un soggetto che è negativo, dobbiamo essere sicuri: i cosiddetti test rapidi che si fanno con una punturina sul dito", e che alcune Regioni stanno già utilizzando, "oscillano da un 20 a un 60% di falsi negativi".

Oggi sono disponibili test che utilizzano, per la rilevazione di anticorpi anti-Sars-CoV-2, "metodi in chemiluminescenza, in Eia ed in immunocromatografia: i primi due, quantitativi - elenca l'esperto -comportano che siano effettuati in laboratorio; il terzo, qualitativo, è il test rapido, con tempi di risposta di circa 15 minuti. Questo potrebbe essere utilizzato anche in situazioni di reale emergenza, al di fuori del laboratorio. Ma proprio questi test sono quelli più gravati da sensibilità e specificità variabile (in particolare per IgM) e sono assolutamente 'operatore-dipendente' nella loro interpretazione, oltre a consentire una gestione assolutamente incontrollata del loro utilizzo se fossero autorizzati per un utilizzo anche extra-ospedaliero, venduti in farmacia e fatti a casa".

Cosa accadrebbe in caso di falsi negativi (o positivi)? "Ecco perché - dice ancora Clerici - è importante evitare false sicurezze. Ma occorrerebbe pochissimo per dire quali di questi prodotti hanno una reale validità: noi siamo disponibili a farlo, e possiamo dare una risposta in due giorni".

Regioni in ordine sparso sui test sierologici per capire chi ha sviluppato un'immunità contro Covid-19? E' un errore, secondo il presidente dell'Amcli, che spiega: "Con i test rapidi il tasso di falsi negativi oscilla dal 20 al 60%, ma noi dobbiamo dare alle persone informazioni certe. Chiediamo di verificare i test e chiediamo che le regioni si coordinino: possiamo esaminare questi prodotti con delle analisi su 10 mila casi, per validarli. E possiamo stilare un protocollo nazionale per evitare false sicurezze. Ci occorrono due giorni per valutare i test sierologici e dire quali sono quelli affidabili".

Se "il tampone ti dà la certezza di essere positivo o negativo al nuovo coronavirus in un dato momento, questo non accade ora con l'analisi degli anticorpi nel sangue. Ci sono troppe incertezze, e invece dobbiamo avere risposte per poter fare la cosa giusta al momento giusto", continua Clerici. Che succede se in una Regione si usa un test meno affidabile? "occorre evitare differenze da Regione a Regione. Noi siamo a disposizione del ministero della Salute e dell'Istituto superiore di sanità. E possiamo dare una risposta in due giorni, grazie alle nostre biobanche", conclude Clerici.



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