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Sos sanità, appello 'top doctors' ai partiti

SANITÀ
Sos sanità, appello 'top doctors' ai partiti

(Silvano Del Puppo, MILANO - 1996-03-11) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

Nei giorni scorsi la rivista 'Nature' ha bacchettato i nostri politici per non aver posto la scienza come base dei programmi elettorali in tema di sanità, in vista del 4 marzo. E lo sguardo dei 'cervelli' emigrati in Paesi dove la ricerca e la medicina sono trattate con i guanti bianchi, o dei responsabili di importanti istituzioni, è altrettanto preoccupat o.


Ilaria Capua, Flavia Bustreo, Pier Paolo Pandolfi sono solo alcuni dei 'top doctors' interpellati dall'Adnkronos Salute per tentare di arrivare ad una 'ricetta' per il salvataggio del Ssn italiano. E per farlo, quale migliore occasione della chiamata alle urne.

Dalla valorizzazione della ricerca, che passa attraverso l'aumento dei fondi a disposizione e la stabilizzazione degli addetti del sistema pubblico, all'investimento nella prevenzione, nella cura e nelle sperimentazioni innovative, in modo da garantire un 'ritorno' economico ancora maggiore di quanto speso. Questi alcuni degli spunti suggeriti da chi ormai guarda al sistema italiano con nostalgia, ma anche con la speranza che qualcosa possa cambiare per poter, magari, rientrare nel proprio Paese.

ILARIA CAPUA - Il clima in vista delle elezioni del 4 marzo è quello di "un surreale dibattito" dove si assiste "all'impensabile contrapposizione sulle vaccinazioni". Spiega Ilaria Capua, scienziata emigrata in Usa all'Emerging Pathogens Institute dell'Università della Florida. "I ministeri della Salute e della Ricerca invece di mettere in discussione l'Ssn, che ha pregi e difetti, dovrebbe trovare ispirazione da modelli e linee guida virtuosi già esistenti fuori dall'Italia. Ad esempio, la ricerca biomedica che si fa in Inghilterra".

La virologa ha raccontato nel libro 'Io, trafficante di virus, una storia di scienza e di amara giustizia', la vicenda giudiziaria che l'ha vista protagonista. Dalle gravi accuse di essere coinvolta nel traffico di virus alle dimissioni da parlamentare. "Nel nostro Paese servono delle strategie - aggiunge la scienziata - e serve far crescere il merito. Io non ho una ricetta, ma dobbiamo saper riconoscere e valorizzare le eccellenze che ci sono". L'imminente scadenza elettorale "spaventa moltissimo" la virologa perché "si assiste alla perdita di valore della competenza e anche nel dibattito politico si tende a stravolgere il pensiero di chi ha conoscenze e titoli per parlare certi argomenti. Mi piacerebbe vedere - conclude - un dibattito più costruttivo e meno strumentale".

PIER PAOLO PANDOLFI - "Con la ricerca si abbassano i costi del Servizio sanitario nazionale. La ricerca genetica, ad esempio, con il sequenziamento del genoma e del trascrittoma, ci insegna come predire il rischio di sviluppare malattia e quindi come prevenirla, abbassando i costi e permettendo la prevenzione su larga scala. Questo, soprattutto contro i tumori, è fondamentale per ridurre i costi altissimi di gestione del paziente oncologico e dei farmaci antitumorali. Potenziare questo genere di lavoro su scala nazionale è molto importante". E' il parere di Pier Paolo Pandolfi, direttore del Cancer Center & Cancer Research Institute del Beth Israel Deaconess Medical Center e professore di Medicina e patologia alla Harvard Medical School, 'cervello' italiano fra i più celebri all'estero per i suoi studi contro il cancro.

Pandolfi suggerisce dunque a partiti e candidati per le Elezioni 2018 di puntare sulla ricerca, per valorizzare e potenziare il sistema salute italiano. "L'Italia - evidenzia Pandolfi, da 24 anni negli Usa per studiare i tumori - dovrebbe essere all'avanguardia in questi approcci e offrire ai propri cittadini questo tipo di analisi su larga scala", ribadisce riferendosi all'esame del genoma. "Nel tumore - spiega - questo è utile pure per capire chi possa beneficiare di un certo tipo di trattamento e chi no. Ancora una volta riducendo i costi di trattamenti costosissimi offerti a volte in maniera indiscriminata. La ricerca e l'analisi genetica del rischio permettono anche di offrire line guida sempre più accurate e indicazioni alimentari personalizzate: alla medicina della precisione si accosta infatti oggi anche la 'alimentazione di precisione'", evidenzia.

"La prevenzione - sottolinea ancora Pandolfi - è fondamentale per ogni Servizio sanitario pubblico, e sicuramente per Ssn che vogliano offrire la salute a ogni cittadino, come quello italiano. Allora bisognerebbe fare una campagna di prevenzione seria cercando di sfavorire abitudini nocive alla salute come il fumo di sigaretta o l'obesità". Pandolfi ricorda infine l'importanza di "puntare sui farmaci generici per consentire di reinvestire risorse sugli studi per identificare nuovi trattamenti efficaci per malattie ancora incurabili".

FLAVIA BUSTREO - Il Servizio sanitario nazionale (Ssn) "è stato d'ispirazione per molti Paesi, è stato una grande innovazione e una conquista fondamentale. Un modello copiato e che ci ha portato in vetta alle classifiche dell'Oms. Ma oggi molti indicatori evidenziano che le cose stanno cambiando in peggio. Perdiamo posizioni in Ue e nel mondo. Basta vedere l'emergenza morbillo e il caso Ema, dove potevamo dire la nostra e invece cerchiamo soluzioni in zona 'Cesarini'. Va invertita la rotta. E chi arriverà dopo il 4 marzo ha questo compito. Dobbiamo tornare ad essere considerati". E' la riflessione di Flavia Bustreo, ex vice direttore generale dell'Oms, dal 2010 al 2017, con delega alla Salute della Famiglia, delle Donne e dei Bambini.

"Queste sono classifiche in cui non vorrei mai vedere l'Italia al vertice - osserva Bustreo, candidata nel 2016 alla guida dell'Oms e ora tornata in Italia - La discussione politica deve assolutamente vedere il diritto alla Salute al centro. Un diritto ribadito dalla nostra Costituzione ancor prima che venisse riconosciuto dall'Oms. Ma siamo rimasti alla teoria". La Bustreo ha più volte detto di appoggiare alla prossime elezioni del 4 marzo la lista '10 volte meglio'. E alla domanda se accetterebbe una chiamata come ministro della Salute dal nuovo Governo che uscirà dalla urne, la Bustreo non si tira indietro: "Sì ma non da tutti - risponde - In questo da alcune parti manca serietà e competenza".

Secondo il medico, che ora collabora a Ginevra con partner internazionali su temi legati alla salute materno-infantile, "c'è un grosso lavoro da fare: si deve lavorare tutti insieme per far diventare l'Italia leader globale nella promozione e tutela della Salute. Come si fa? Come Paese si deve essere collegati alle discussioni in corso a livello globale - spiega Bustreo - partecipare con i migliori specialisti alla realizzazioni delle linee guida, produrre articoli che promuovono la sanità italiana nel mondo. E poi formare professionisti ed esperti. I ministri della Salute hanno raramente partecipato alle assemblee mondiali dell'Oms - conclude - la Lorenzin è venuta una sola volta. Così non va bene".

ANTONIO IAVARONE - "Sicuramente dall'esterno è difficile dare una valutazione positiva al dibattito elettorale che c'è in Italia: sembra essere concentrato su problemi irreali che non hanno nulla a che fare con le esigenze delle persone in materia di sanità". Usa parole nette il super cervello italiano emigrato negli States, Antonio Iavarone, fra i nomi di punta della Columbia University di New York, e in un'intervista spiega di non apprezzare particolarmente gli argomenti che, in materia di sanità e scienza, stanno dominando gli scambi di battute fra i candidati alle prossime elezioni. L'esperto offre il punto di vista di uno scienziato che ha lasciato l'Italia ormai da anni e che ha dovuto cercare la sua dimensione fuori dai confini nazionali, vedendo pubblicati i risultati della sua attività di ricerca sulle principali riviste scientifiche. (VIDEO)

Per Iavarone "non c'è dubbio che le cose di cui si dovrebbe parlare, e non lo si fa, sono le grandi frontiere della medicina e le grandi opportunità terapeutiche che oggi ci sono per malattie considerate incurabili, come alcuni tumori. Tutto questo però deve partire dalla ricerca. La ricerca cosiddetta traslazionale traduce alla clinica nuove opportunità che devono essere coltivate in grandi centri che abbiano anche la funzione di attrarre i migliori scienziati del mondo. Creando quindi un'inversione a quella famosa fuga dei cervelli e soprattutto la possibilità di far crescere anche a livello economico e di sviluppo i territori che ospitano queste grandi realtà".

"Purtroppo - incalza - è una cosa che l'Italia non ha mai fatto. E al riguardo non sento dire nulla da nessuno in campagna elettorale. Devo dire che non sono particolarmente ottimista sull'immediato futuro". Al punto da non votare? "A New York mi arrivano i plichi, certe volte anche in ritardo. Se arriverà in tempo sicuramente proverò a dare un voto anche alle elezioni attuali, però non mi pare che il panorama politico sia particolarmente eccitante, per quanto mi riguarda".

Senza dubbio, osserva Iavarone, "in cima all'agenda dei politici italiani dovrebbero esserci le priorità nel campo dell'innovazione e della ricerca scientifica, soprattutto in campo biomedico che oggi rappresenta una delle frontiere più importanti di sviluppo per quei Paesi che realizzano grandi centri con cui attrarre i migliori scienziati. Questo tipo di politica della ricerca l'Italia non l'ha mai fatto. Questo tipo di discussioni non fanno parte del dibattito elettorale di queste elezioni, non hanno mai fatto parte di alcun dibattito di elezioni precedenti. L'interesse verso la possibilità di attrarre cervelli, che dovrebbe essere l'interesse di un Paese del mondo sviluppato, purtroppo l'Italia sembra non averlo. Questo aspetto è fondamentale anche e soprattutto per la possibilità di fornire le terapie più innovative e più avanzate".

Dall'estero, confessa Iavarone, "è molto difficile trovare una razionalità nel dibattito politico pre-elettorale che ho avuto modo di ascoltare in questi giorni. Purtroppo gli argomenti veramente importanti che riguardano la sanità e la ricerca non vengono assolutamente discussi. Credo sia perché non c'è la volontà di realizzare quello che sarebbe necessario, cioè - ripete - grandi centri di ricerca che rappresentino delle scommesse importanti, dei progetti ambiziosi che abbiano la volontà di reclutare i migliori scienziati del mondo e quindi rappresentare dei punti di riferimento della comunità scientifica internazionale, anche invertendo quel saldo passivo che l'Italia ha per la perdita di scienziati e per l'incapacità di attrazione sul mercato internazionale della ricerca".

Questo tipo di strutture, conclude, "sono indispensabili per lo studio approfondito delle caratteristiche molecolari e genetiche di ciascun paziente e di ciascun singolo tumore, che utilizza una quantità molto elevata di tecnologie estremamente avanzate. Obiettivo: poter poi sviluppare delle terapie personalizzate che rappresentano sicuramente il futuro della medicina".

ITALO LINFANTE - "E' tempo di rifondare il Servizio sanitario nazionale. Il prossimo Governo dovrebbe puntare su questo. Ci sono troppi piccoli ospedali, carenti in tutto. Non è possibile avere reparti di Cardiologia o Neurologia di livello in ogni struttura sul territorio, ma occorre concentrare le eccellenze in pochi ospedali. Va fermata l'emorragia di fondi verso programmi inutili e servono controlli severi contro la corruzione". Sono i suggerimenti di Italo Linfante, da vent'anni fuori dall'Italia (lavora ormai da tempo a Miami), che con grandi successi dirige il reparto di Neuroradiologia Endovascolare del Baptist Cardiac and Vascular Institute di Miami ed è presidente eletto Society of Vascular and Interventional Neurology (Svin).

Altro tema caro a Linfante sono le condizioni dei giovani specializzandi italiani. "I neo laureati in medicina se ne vanno - osserva - solo nel mio reparto ho avuto nell'ultimo anno 15 studenti 'visitatori'. Fanno un anno da osservatori e poi proseguono all'estero. Li facciamo scappare anche perché sono pagati poco. Non è possibile pagare così poco ricercatori che si sono specializzati con anni di studio e sacrificio. Anche qui il Governo dovrebbe muoversi. Purtroppo vedo che il gattopardismo non è tramontato in Italia - prosegue - ma stiamo perdendo un'occasione per migliorare il Servizio sanitario nazionale, e con questo l'accesso alle cure di milioni di persone".

GIULIANO TESTA - E' il capo del team che in Usa ha portato a termine il primo parto dopo un trapianto di utero. Un traguardo raggiunto dopo due anni di sperimentazione. Giuliano Testa, da oltre 25 anni negli Stati Uniti, guida il dipartimento di trapianti del Baylor University Medical Center di Dallas. Il 4 marzo voterà dall'estero come ha sempre fatto. "Recentemente, per motivi familiari, sono tornato in un ospedale in Italia, a Padova, e posso dire che la preparazione dei medici non è inferiore a quella americana. Non c'è alcun gap e voglio anche dire che è ora di sfatare il mito che la sanità sia meglio in Usa o in altri Paesi Ue", spiega il chirurgo all'Adnkronos Salute.

"Serve però una svolta - avverte Testa - occorre programmare gli investimenti in sanità con certezze e obiettivi. E i medici devono essere ascoltati e sedere all'interno dei board degli ospedali". "Quello che andrebbe migliorato nel sistema sanitario italiano è il comfort per i pazienti - aggiunge - Negli Usa la 'facciata' di un ospedale è molto importante, i servizi che offre alle persone e alle famiglie. In questo, sopratutto al Centro-Sud, siamo molto indietro. Spesso la buona sanità si basa sulla singola volontà degli operatori, mentre invece si dovrebbe investire di più. Ma sono assolutamente ottimista - conclude il medico - esiste una nuova generazione che si sta facendo avanti e credo porterà energie nuove e possibilità di cambiamenti".

ANDREA LENZI - "La prima priorità per la sanità italiana è che si mettano le malattie croniche non trasmissibili al centro dell'agenda degli interventi urgenti nel settore. Esse potrebbero potenzialmente rappresentare il vero 'disastro' del Ssn. Agendo su diabete, ipertensione, osteoporosi in questo momento storico possiamo ottenere risparmi da reinvestire, ad esempio, sull'Alzheimer". Così Andrea Lenzi, professore ordinario di Endocrinologia, direttore della Sezione di Fisiopatologia medica ed Endocrinologia del Dipartimento Medicina sperimentale presso la Sapienza università di Roma, presidente del Consiglio universitario nazionale.

"Faccio poi un discorso non economico - aggiunge - ma da uomo di scienza. In generale la priorità del 'sistema salute' in Italia è che finalmente si lasci spazio solo alle evidenze scientifiche. Le decisioni devono essere intraprese non sull'onda del consenso, ma sulla base di quanto affermano gli studi. L'esempio di Stamina o dei vaccini ben chiarisce questo concetto", conclude.



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