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Malata di cancro e licenziata, appello al Papa

SANITÀ
Malata di cancro e licenziata, appello al Papa

(Afp)

Assisteva da 33 anni gli ospiti del Piccolo Cottolengo Don Orione di Milano, poi un tumore ha fatto irruzione nella sua vita e, proprio mentre in Italia si festeggiava la Festa dei lavoratori il 1° maggio, G.B. si ritrova con in mano una lettera di licenziamento. Il caso è stato denunciato dal Sindacato generale di base Sgb Lombardia e ora la lavoratrice ha deciso di lanciare personalmente un Sos. Mittente: Papa Francesco. In una lettera indirizzata al Pontefice, all'arcivescovo di Milano Mario Delpini e al direttore del Piccolo Cottolengo Don Orione, Pierluigi Ondei, la donna chiede "un intervento" di Papa Francesco, "prima ancora di quello del tribunale - dice - per riavere il mio lavoro che vivo come una missione, ma che garantisce a me e alla mia famiglia un reddito per una vita dignitosa".


"Mi rivolgo a voi da credente e da lavoratrice che porta sul proprio corpo le tracce lasciate dalla malattia - continua la donna -. Purtroppo i postumi della chemioterapia mi hanno reso parzialmente idonea alla mansione di ausiliaria socio-sanitaria. Ho lavorato per 33 anni con passione e ho accudito amorevolmente gli ospiti" del centro "e mi sarei aspettata di poter continuare a farlo fino al termine della mia vita lavorativa. Invece mi sono ritrovata con una lettera di licenziamento proprio per i miei problemi di salute, sapendo che molte sono ancora le attività che la mia condizione mi permette di svolgere. Non riesco a capacitarmi di questo e mi rivolgo alla vostra grande umanità", si legge nella missiva.

Il sindacato, in suo sostegno, ha anche indetto un presidio per giovedì 10 maggio dalle 9.30 alle 13, in viale Caterina da Forlì, dove ha sede la struttura. E proprio in occasione dell'1 maggio aveva acceso i riflettori sulla storia di G.B., raccontando come la donna avesse ricevuto la lettera alla vigilia della Festa dei lavoratori, convocata dal direttore del personale del Piccolo Cottolengo Don Orione. "Per la sola colpa di aver avuto una grave patologia e, conseguentemente, un giudizio della Medicina del lavoro che prevedeva alcune limitazioni nello svolgimento della mansione", scriveva Sgb Lombardia.

"Il Don Orione, gestito da religiosi - incalza il sindacato - sembra aver applicato in senso inverso il motto del fondatore: 'La porta del Piccolo Cottolengo non domanderà a chi entra se abbia un nome ma soltanto se abbia un dolore'. In questo caso, il 'dolore' della dipendente ha fatto scrivere il suo nome sulla lettera che l'ha obbligata ad uscire da quella porta. Sgb ritiene del tutto illegittimo questo licenziamento e metterà in campo tutte le iniziative legali e sindacali per chiedere il reintegro della lavoratrice".

In sanità, continuano i rappresentanti di Sgb Lombardia, "la situazione di G.B. è molto comune: molte lavoratrici (le donne rappresentano l’80% del personale) non sono più idonee alla mansione o lo sono parzialmente (in alcuni enti si arriva al 40% tra inidoneità totali e parziali) perché 'usurate' dal lavoro di assistenza, nel corpo e nella psiche. La legge Fornero, innalzando l'età pensionabile, ha dato il colpo di grazia: come si può pensare di fare assistenza a un disabile o a un anziano fino a 67 anni? In pochi riescono a beneficiare dell'anticipo pensionistico dell'Ape social".

Si tratta - conclude il sindacato - di "fare prevenzione e di rendere il lavoro in queste strutture compatibile con le condizioni di salute di ciascun lavoratore: occorre avere letti elettrici, sollevatori a soffitto, ausili minori e stanze con spazi tali da poter lavorare in ergonomia. E se nemmeno questo basta, ridistribuire le mansioni tra il personale, in modo da poter far lavorare anche chi ha avuto un serio problema di salute, evitando di esternalizzare le funzioni che potrebbero essere anche una buona ricollocazione (Cup, centralino, funzioni amministrative)".



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