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Sindacato dei medici dello sport aderisce a Cimo

SANITÀ
Sindacato dei medici dello sport aderisce a Cimo

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Il Sindacato italiano medici dello sport (Simes) aderisce a Cimo per "aumentare l'impatto della rappresentanza politica nelle sedi istituzionali nazionali e regionali - si legge in una nota - con l'obiettivo di accrescere la tutela professionale e legale degli iscritti e di attivare nuove iniziative per la categoria". Con questo accordo, "Cimo accoglie Simes nella sua compagine rappresentativa permettendo agli iscritti un nuovo livello di interlocuzione istituzionale a tutela dei diritti di categoria dei medici dello sport e consentendo l'accesso a un ampio portafoglio di servizi come la tutela e la consulenza legale, il servizio di documentazione normativa, la consulenza pensionistico-previdenziale e una ricca selezione di convenzioni assicurative e commerciali".


Tra le priorità dell'agenda sindacale di Cimo-Simes: contrasto all'abusivismo della certificazione di idoneità sportiva, lotta ai prezzi "da caporalato" per l'acquisizione di pazienti e atleti in cura, difesa di tariffari adeguati con le unità sanitarie locali e tutela dei livelli di cura. "Il nostro obiettivo è la difesa della dignità e degli ambiti lavorativi di una professione che richiede competenze cliniche necessariamente ampie e un aggiornamento molto speciale", spiega Lorenzo Spigolon, segretario nazionale Simes.

"Abbiamo deciso di unirci a Cimo - aggiunge - perché condividiamo il suo approccio attento al cambiamento e ai servizi agli iscritti, ma poco incline a compromessi negoziali che svaluterebbero le attività dei professionisti. Questa scelta è importante per confrontarsi e far rispettare attività, contratti e accordi tra le parti, sia pubbliche che private, anche alla luce del riordino legislativo in materia".

"Siamo davvero orgogliosi dell'accordo con Simes perché consideriamo questa intesa come un ulteriore passo in avanti per sostenere la professione medica in tutti gli ambiti e mettendo la nostra struttura al servizio della categoria - commenta Guido Quici, presidente nazionale Cimo - Anche nel caso dei medici sportivi e degli specialisti della medicina dello sport, non è accettabile l'attuale quadro di concorrenza con prestazioni spesso pagate al ribasso".

"Anche in questo caso - continua Quici - ritengo che il futuro della rappresentanza non debba essere più basato sulla distinzione tra pubblico e privato, quanto sulla volontà di tutelare il livello delle cure ai pazienti attraverso un'attività professionale qualificata e non più esposta all'anarchia di un mercato non adeguatamente regolamentato. Hanno recentemente aderito a Cimo, con analogo accordo, anche le rappresentanze nell'ambito dell'ospedalità religiosa e no profit di Adonp e Samuc".



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