"Fecondazione eterologa a rischio"

SANITÀ
Fecondazione eterologa a rischio

(Fotogramma)

Dal 29 aprile potrebbe non essere più possibile importare gameti ed effettuare la fecondazione eterologa in molti dei centri italiani preposti. Una nota del ministero della Salute, infatti, ricorda la scadenza che la legge ha fissato come ultima possibilità per i centri di acquisire la certificazione del Centro nazionale trapianti (Cnt) per poter accedere all'iscrizione nel compendio europeo degli It (Istituti di Tessuti). Per far fronte a questa impasse, la Fondazione Pma Italia, che conta 65 centri iscritti rappresentativi del 65% dei cicli totali svolti e delle Associazioni di pazienti e che si riunisce in congresso a Firenze in questi giorni, ha inviato una richiesta urgente al ministero della Salute e al Cnt.


"Sarebbe inaccettabile la sospensione dell'attività per questi Centri - dichiara l'avvocato Gianni Baldini, direttore della Fondazione Pma Italia - per responsabilità della Pubblica amministrazione. Ciò provocherebbe gravi danni economici, ma soprattutto pregiudizi alla salute per le coppie col trattamento in corso. Facilmente immaginabili anche i contenziosi legali nei confronti dei centri e delle autorità preposte che potrebbero scatenarsi". In sintesi, infatti, è per ritardi burocratici che in molti casi manca l'autorizzazione necessaria per effettuare quei trattamenti di Pma con donazione di gameti, una pratica che interessa oltre 6mila coppie ogni anno. La Pma eterologa infatti va avanti per il 95% grazie ai gameti/embrioni importati dall'estero.

"La mancata autorizzazione ai centri è dovuta spesso al mancato rispetto della tempistica prevista dalla legge nelle ispezioni da parte delle amministrazioni regionali, delle Regioni e degli Enti preposti alla organizzazione, vigilanza e controllo. Una responsabilità della pubblica amministrazione non può avere conseguenze sui centri e le coppie", aggiunge Baldini, che è docente di Biodiritto all’Università di Siena e legale di molte coppie che sono ricorse ai Tribunali e alla Corte Costituzionale contro la legge in materia di fecondazione assistita, la 40/2004. "Chiediamo al ministero una proroga rispetto alla data del 29 aprile - conclude Baldini - e un'accelerazione delle opportune attività di sollecitazione alle diverse Regioni per chiudere gli iter autorizzativi in corso".



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