'Dopo i 12 anni niente servizi per bambini con autismo'

'Considerati troppo grandi per centri estivi o strutture riabilitative specifiche'

SANITÀ
'Dopo i 12 anni niente servizi per bambini con autismo'

adolescente seduta

Troppo grandi, anche se hanno da poco compiuto solo 12 o 13 anni. A puntare il dito contro la carenza di strutture e servizi ad hoc per pre-adolescenti o adolescenti con autismo è Monica Failla, mamma di Valerio, 13 anni domani, e presidentessa di un'associazione romana che si occupa proprio di autismo. "Rispetto a 10 anni fa per i bambini piccoli le cose sono molto cambiate, e in meglio. Ma non c'è spazio per gli adolescenti: dopo i 12-13 anni, questi bambini sono considerati troppo grandi per frequentare, ad esempio, centri estivi integrati, o servizi riabilitativi che nella maggior parte dei casi sono pensati per bimbi molto più piccoli. Per loro molto spesso resta solo la scuola, e dopo le medie il nulla o quasi", spiega Failla all'Adnkronos Salute, alla vigilia della Giornata mondiale per la consapevolezza dell'autismo.


Così l'estate rischia di trasformarsi in un vero incubo per mamme e papà che trovano sbarrata la porta di centri estivi e strutture ricreative che avevano frequentato per anni. "A Roma questo spesso accade dopo i 12 anni, e oltretutto se parliamo di bambini con una diagnosi risalente a 10 anni fa, molto spesso è 'esaurito' anche il periodo dei congedi estivi parentali ai sensi della legge 104". Mancano strutture ad hoc per adolescenti autistici, "e anche operatori specializzati. Certo, esistono i centri diurni dell'Anffas per persone con disabilità, ma non sono specifici per l'autismo".

Così molti genitori con figli adolescenti si spostano in regioni vicine. "C'è chi si mette in lista d'attesa per un centro diurno specifico in Umbria o in Abruzzo, chi è costretto a lasciare il lavoro". E chi si arrangia, "finché avremo la forza. Il fatto è che lo spettro autistico cela una grande variabilità di situazioni. E ciò scatena nei genitori anche la ricerca di una soluzione a tutti i costi, magari anche alternativa e senza basi scientifiche, pur di avere speranze di miglioramento".

Se per i bimbi più piccoli negli ultimi anni sono stati fatti passi avanti, dal punto di vista dei servizi, "per gli adolescenti e i giovani adulti le cose stanno diversamente. Così abbiamo ragazzi di 20 anni ancora a scuola, e dal punto di vista dei servizi un grande vuoto". Ma già a 12, 13, 14 anni questi ragazzini 'smettono di esistere' per i servizi extra-scolastici. Non certo per i genitori, però, che anche per questo motivo guardano al futuro con grande preoccupazione. E se gli specialisti sottolineano da più parti l'importanza di un'inclusione reale, non limitata alla scuola ma in tutti i contesti di vita, da quello ludico ricreativo a quello sportivo, per i genitori con figli adolescenti la strada è tutta in salita. "E a fare la differenza, a volte, è il posto in cui ti trovi a vivere", conclude Failla.



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