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Coronavirus, fuga dai pronto soccorso

SANITÀ
Coronavirus, fuga dai pronto soccorso

Fotogramma

di Margherita Lopes


In piena emergenza coronavirus italiani in fuga dai pronto soccorso della Penisola. "Avevamo avuto questa sensazione, e abbiamo voluto indagare con un'indagine in 7 regioni italiane, alcune delle quali con casi di Covid-19 e altre no. Ebbene, il calo medio degli accessi è del 15%, e si oscilla da un -10/15% nelle regioni del Centro-Sud non toccate dal coronavirus, a un -20/30% in quelle con casi di persone infettate". Ne dà notizia all'Adnkronos Salute Salvatore Manca, presidente nazionale Simeu (Società italiana della medicina di emergenza-urgenza).

Più in dettaglio, l'indagine ha coinvolto Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Lazio, Campania e Sardegna. "Ed il dato è uniforme, con una media del 15% di accessi in meno". Manca sottolinea come dall'indagine "emerga un dato positivo: i nostri connazionali stanno seguendo le indicazioni delle autorità sanitarie, ministero della Salute e Istituto superiore di sanità, di non affollare i pronto soccorso e, in caso di sintomi e contatti con soggetti positivi o provenienza da aree a rischio, chiamare i numeri verdi di riferimento".

A partire dallo scorso fine settimana sono dunque drasticamente diminuiti gli accessi dei pazienti nei pronto soccorso di tutto il territorio nazionale, con punte del 30% in meno nelle regioni direttamente colpite dal virus, per scendere al 10%-15% nelle altre regioni. "Il calo certamente è frutto del timore del contagio diffuso fra la popolazione insieme all'osservanza delle restrizioni sulla frequentazione di luoghi affollati imposte a livello istituzionale", aggiunge Manca. L'emergenza sanitaria è gestita dove possibile con percorsi dedicati, tendenzialmente fuori dagli ambienti sanitari.

In alcune regioni è stato predisposto l'allestimento di tende esterne ai dipartimenti di emergenza per un 'check in pre-triage' dei casi sospetti per la necessità di separare i flussi dei pazienti, dedicando spazi appositi all'emergenza coronavirus. "Tutto il personale dell'emergenza sanitaria nazionale, ospedaliera e territoriale - prosegue - sta facendo fronte alla situazione di crisi rispondendo alla straordinaria richiesta di salute della popolazione pur nella situazione di gravissima crisi strutturale e di carenza del personale, ormai endemica e più volte sottolineata, che queste condizioni di emergenza esasperano ulteriormente, facendo il possibile per non far pesare sui cittadini tali gravi carenze. Come società scientifica e come cittadini siamo a fianco di tutti i colleghi direttamente coinvolti, e in particolare dei medici e degli infermieri del pronto soccorso di Codogno che, attenendosi alle indicazioni del ministero della Salute e sulla base delle informazioni disponibili sui pazienti in osservazione, hanno prestato le cure necessarie e hanno identificato il primo caso di 'Sindrome respiratoria acuta grave Coronavirus 2' consentendo lìavvio di tutte le misure del caso".

E SI RINUNCIA ALLE VISITE DI CONTROLLO - Ma oltre a disertare i pronto soccorso, gli italiani evitano anche ospedali e visite mediche. A segnalarlo all'AdnKronos Salute è Susanna Esposito, presidente dell'Associazione mondiale per le malattie infettive e i disordini immunologici (Waidid) e professore ordinario di Pediatria all'università di Parma. "In questi giorni si è verificato un crollo dell'accesso delle persone in ospedale. Una cosa mai vista prima - assicura Esposito - e questo anche se non c'è motivo di rinviare o posticipare le visite ambulatoriali di controllo, sia in presenza che in assenza di malattie croniche".

"Tra l'altro, i pazienti ci chiedono se venire in ospedale con la mascherina. Ma se non si hanno sintomi respiratori o se non provengono da un'area a rischio, non ha senso metterla. Altrimenti sì: per proteggere gli altri", raccomanda Esposito. Ma nel dubbio molti italiani hanno deciso di rinviare visite e controlli. "Questa settimana avevo una Moc - racconta Rossana R., over 70 di Roma con qualche acciacco ma in buona salute generale - e ho chiamato per disdire. Non mi sembra il caso di andare in ospedale. E poi mi è bastato spiegare che ho un po' di raffreddore".

Franco L., quasi 80 anni, ha invece cancellato un altro esame, un ecocolordoppler. "Da quello che si legge - dice - questo coronavirus sembra colpire di più gli anziani, e presentarsi in ospedale adesso non mi sembra il caso. Non si trattava di un esame urgente: lo farò in primavera sperando che, come dicono dalla Cina, questa emergenza sia finita".



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