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Anelli (Cattolica): "Giovani ci danno fiducia, non disperdere capitale umano"

SANITÀ
Anelli (Cattolica): Giovani ci danno fiducia, non disperdere capitale umano

(Fotogramma)

"Le università devono rivendicare la natura di luogo in cui le persone sono spinte a promuovere e sviluppare la loro personalità e cultura, e in tal senso educate. Una società che non completa la formazione dei giovani con un’educazione che tenda a produrre sapienza, abdica alla propria funzione politica e culturale, e ultimamente disperde capitale umano. La decisione di tanti giovani di iscriversi alle università anche in questi tempi difficili è un segno importante, è un’opportunità che questa generazione offre alla società e agli adulti di oggi di costruire il futuro; ed è un’opportunità preziosa, da sfruttare con cura, perché non possiamo sapere quante altre volte i giovani ci daranno fiducia". Lo afferma Franco Anelli, rettore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, in un articolo pubblicato sul 'Corriere della sera'.


Oggi "occorre disseminare la cultura come condizione personale diffusa, non come privilegio. In questa prospettiva diviene decisiva l’azione educativa. Entra così in gioco la funzione sociale dell’università, che può dare un contributo importante predisponendosi a riscoprire la sua vocazione politica, che è proprio quella di educare persone capaci di riconoscere il valore della conoscenza: della propria, quale traguardo di un percorso formativo, e di quella altrui - sottolinea Anelli - Entra così in gioco la funzione sociale dell’università, che può dare un contributo importante predisponendosi a riscoprire la sua vocazione politica, che è proprio quella di educare persone capaci di riconoscere il valore della conoscenza: della propria, quale traguardo di un percorso formativo, e di quella altrui".

"Assolvere quel compito richiede, preliminarmente, la definizione di un chiaro obiettivo educativo, in termini di qualità della persona che si vuole formare, nella quale occorre promuovere un sapere che all’abilità tecnica unisca la consapevolezza che le capacità acquisite non costituiscono soltanto un’utilità personale, da scambiare sul mercato, ma una ricchezza perla società (che del resto ha contribuito a produrla, sostenendo il sistema educativo) - rimarca il rettore - Questa missione 'politica' non si aggiunge alle altre tre che vengono ascritte alle università, ma ne è l’essenza, la funzione fondamentale di un'università che non voglia ridursi a scuola di apprendistato".

"In questa prospettiva - aggiunge Anelli - si apre a nuove dimensioni anche l’altra figura richiamata all’inizio del discorso, quella di capitale umano. In origine evocativa di una nobile contrapposizione a un’idea di capitale come accumulo di risorse materiali, si è nella ripetizione dell’uso, in certo modo isterilita, e l’enfasi e caduta sempre più fortemente sul sostantivo più che sull’aggettivo. Anche l’azione degli atenei è nel tempo scivolata verso la tendenza a somministrare formazione, a trasferire abilità e competenze idonee a consentire un pronto impiego del prodotto-laureato".

"Questo non è più sufficiente, neppure in una prospettiva utilitaristica, perché un simile approccio si risolve in una rinuncia alla missione educativa, ed è perciò destinato a fallire anche il più modesto obiettivo di preparare persone utili al processo produttivo, perché, se una cosa è certa quanto al futuro che ci attende, è che la società del domani richiederà originalità di pensiero e capacità di comprensione del nuovo, sapienza, più che competenza. La società contemporanea non deve solo fronteggiare le novità tecnologiche, deve rinsaldare i propri legami costitutivi, attorno a valori condivisi; a questo scopo è necessario un capitale umano 'diffuso', che non sia un asset aziendale, ma un consapevole e partecipe membro della polis, in quanto portatore non solo di competenze, ma di cultura", conclude il rettore.



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