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Salvini e il blitz nel palazzo della citofonata: "Tempo galantuomo"

27 gennaio 2021 | 12.23
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Operazione antidroga nel palazzo in cui il leghista chiese al citofono "scusi, lei spaccia?". Legale del giovane: "Resta violazione della privacy"

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(Adnkronos)

"Blitz anti-droga a Bologna. Il tempo è galantuomo. La droga fa male". Lo scrive su Facebook, Matteo Salvini, postando un articolo di stampa che riporta la notizia dell'operazione dei carabinieri nel capoluogo emiliano, nello stesso palazzo al centro della sua clamorosa citofonata, alla ricerca di spacciatori, dello scorso anno.

Era il 21 gennaio del 2020, durante la campagna elettorale per le regionali in Emilia Romagna, quando Matteo Salvini si era recato nel rione bolognese del Pilastro, citofonando a una famiglia e chiedendo se fosse vero che lì abitassero spacciatori nel quartiere. La vicenda aveva fatto scoppiare una bufera, per il gesto del leader leghista, che aveva agito partendo da una segnalazione anonima.

Il blitz

Due abitanti dell'appartamento a cui aveva citofonato Salvini sono stati arrestati dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Bologna Centro per spaccio e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, spendita e introduzione nello Stato, senza concerto, di monete falsificate e detenzione abusiva di armi. I due - che sarebbero i genitori del ragazzo segnalato a Salvini come spacciatore - durante il suo tour al Pilastro, sono stati portati l’uomo in camera di sicurezza e la donna agli arresti domiciliari, in attesa dell’udienza di convalida dell’arresto.

Si tratta di un 59enne tunisino e una 58enne svizzera arrestati durante un’operazione antidroga, ieri pomeriggio. L’attenzione dei militari, impegnati in un servizio anti-droga all’interno del parco situato in via Grazia Deledda, è stata richiamata dai movimenti sospetti di un’automobilista che stava transitando a passo d’uomo per le strade del rione Pilastro. Dopo aver fermato il veicolo nei paraggi, il conducente è sceso, è andato a citofonare al portone di un palazzo ed è entrato, uscendo una decina di minuti dopo.

Mentre si stava preparando a ripartire, i Carabinieri si sono avvicinati per identificarlo. Alla vista dei militari, l’uomo ha iniziato ad agitarsi e a sudare. Tradito dal linguaggio corporeo, l’automobilista, 39enne italiano, ha ammesso di essere un cocainomane e ha consegnato ai Carabinieri due dosi di cocaina che stava trasportando. A quel punto, i militari, ritenendo di aver scoperto un covo di spacciatori, hanno fatto irruzione nel palazzo di via Deledda, in cui avevano visto entrare il 39enne e dopo aver individuato l’appartamento in uso alla coppia arrestata, sono entrati e hanno dato luogo a una perquisizione domiciliare.

Nel corso della perquisizione sono stati trovati 13 grammi di cocaina, 170 grammi di marijuana, 384 grammi di hashish, un bilancino di precisione, del materiale utilizzato per il confezionamento della droga, un caricatore di una pistola semiautomatica calibro 380 Acp, contenente 6 proiettili, 4 proiettili calibro 22 Lr, 4 proiettili calibro 9 mm, uno storditore elettrico (Taser), 50 proiettili a salve, 925 euro vere e 340 euro contraffatte. Il materiale rinvenuto è stato sequestrato e la droga è stata consegnata ai tecnici di laboratorio del Comando Provinciale Carabinieri di Bologna.

Il legale del giovane della citofonata: "Violazione privacy di Salvini resta"

"Voglio sottolineare che il mio assistito non è stato raggiunto da alcun provvedimento, la vicenda mi pare riguardi i genitori e non lui. La violazione di privacy di Salvini resta, in ogni caso, in piedi". Lo dice all'AdnKronos l'avvocato Cathy La Torre, legale del giovane, ai tempi del fatto minorenne. Per La Torre "Salvini ha poco da esultare - argomenta - perché gli ricordo che una persona condannata è, a maggiore ragione, tutelata dalla normativa sulla privacy, visto che la condanna è un dato ipersensibile". Nessuno di noi - spiega ancora - va a citofonare a Salvini e gli chiede se è un sequestratore, anche se ci sono in corso dei processi nei suoi confronti, come sappiamo".

"Il procedimento per violazione dei dati personali e dei diritti civili è in corso, il tema di cui deve rispondere il senatore Salvini resta quello", sottolinea La Torre: "Non è che il fatto che dopo un anno sono andati a fare un blitz, fa venire meno la gravità del gesto dell'ex ministro dell'Interno". "Altrimenti - conclude - qui si sdogana il concetto che le forze dell'ordine non servono a nulla, che ognuno si fa i processi da sé, quel gesto andava condannato, perché quelle azioni competono alle forze dell'ordine, che si devono occupare dei reati, come fatto dai carabinieri ora al Pilastro'.

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