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San Antonio Spurs campioni Nba, Miami Heat battuti 4-1. Belinelli nella storia

16 giugno 2014 | 08.58
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Il bolognese è il primo giocatore del nostro Paese a iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro della Nba

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Un momento della premiazione (Foto Infophoto) - INFOPHOTO

San Antonio torna sul trono Nba e fa cinquina. Gli Spurs si laureano campioni travolgendo i Miami Heat per 104-87 in gara 5 delle Finals chiuse con lo score di 4-1. La franchigia texana conquista il quinto titolo della propria storia, a 15 anni dal primo trionfo e a 7 dall’ultima festa. Coach Gregg Popovich in panchina e l’eterno Tim Duncan in campo completano la collezione di anelli cominciata nel 1999. La vittoria di quest’anno è speciale anche per il basket italiano: Marco Belinelli, con il tricolore sul podio, diventa il primo giocatore del nostro paese a iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro della Nba. “E’ incredibile -dice -. Dedico tutto questo alla mia famiglia e a chi mi ha sempre sostenuto. Ma lo dedico anche a chi mi ha criticato, a chi ha detto che non avrei fatto strada nella Nba. Tutto questo mi ha dato una grandissima spinta”. La guardia azzurra va a referto con 4 punti nella partita che fa calare il sipario sull’annata.

Al primo match point, i neroargento centrano l’obiettivo sfiorato nella scorsa stagione, terminata con la sconfitta nelle Finals proprio contro Miami, e si vendicano spazzando via i defending champions. “Grande allenatore, convinzione, amore per il gioco. Adesso, il risultato dell’anno scorso non brucia più. Questo titolo è il più dolce di tutti”, dice il 38enne Duncan, campione in 3 decadi diverse, snocciolando la ricetta vincente. A dominare la scena, nell’ultima tappa di una cavalcata entusiasmante, sono il 22enne Kawhi Leonard (22 punti e 10 rimbalzi), meritatamente MVP delle Finals e prossimo ‘volto’ del team, e Manu Ginobili (19 punti), che offre il meglio del proprio repertorio cancellando i pesantissimi errori commessi 12 mesi fa. In prima fila si conquista un posto anche il panchinaro Patty Mills (17 punti e 5/8 da 3), che sceglie la serata giusta per travestirsi da fenomeno. Duncan (14 punti e 8 rimbalzi) e Tony Parker (16 punti con 7/18 al tiro) non vanno oltre l’ordinaria amministrazione, ma San Antonio non ne risente. Dall’altra parte LeBron James prova a fare miracoli (31 punti, 10 rimbalzi e 5 assist) ma non basta. “Seguitemi”, dice il Prescelto alla squadra nel suggestivo discorso pre-partita. E il numero 6, in effetti, comincia la sfida in maniera stellare. Il suo primo quarto è un capolavoro da 17 punti, 6 rimbalzi e 2 stoppate. Gli Heat volano anche a +16 (22-6) contro i frastornati Spurs, che cominciano la serata con uno sgangherato 1/12 dal campo. Basta poco, però, per cambiare l’inerzia. La scintilla attesa arriva da Ginobili, che infila 6 punti in sequenza e mette in partita i neroargento. James non sbaglia nulla, ma Miami chiude il periodo iniziale in vantaggio di sole 7 lunghezze (29-22). San Antonio non funziona alla perfezione e lo indica chiaramente lo ‘zero’ nella casella dei punti di Parker e Danny Green nel primo tempo. Nulla di grave, perché si sveglia Leonard (15 punti all’intervallo) e soprattutto perché Ginobili continua a dare spettacolo. Gli Spurs completano la rimonta e mettono la freccia a meno di 4’ da metà gara, poi ci pensa l’argentino a scavare il gap: una schiacciata e una tripla mandano in visibilio l’AT&T Center, i padroni di casa tornano negli spogliatoi sul +7 (47-40) mentre Miami, con soli 11 punti nel secondo parziale, è in tilt. James (20 punti) da solo segna come tutti i suoi compagni messi insieme. Dwyane Wade (11 punti in totale) e Chris Bosh (13) non sono comprimari all’altezza. Il corto circuito degli Heat continua, alla coppia Leonard-Ginobili si aggiunge un indemoniato Mills (14 punti nella frazione) e San Antonio allunga fino al 65-44 che chiude virtualmente la gara a 5 minuti dalla fine del terzo periodo. L’ultimo quarto è solo il prologo alla festa, che comincia quando il cronometro arriva al triplo zero con il punteggio di 104-87. James lascia il palcoscenico ai vincitori, fallisce l’assalto al terzo titolo consecutivo e perde le terze Finals in carriera. “Gli Spurs sono stati nettamente migliori di noi, per questo sono i campioni. E’ cosí che si gioca a basket, con altruismo. Quando si perde bisogna tornare più forti di prima”. Sì, ma con che maglia? “In questo momento, l’estate è l’ultima cosa a cui penso”, dice senza pronunciarsi sul proprio futuro e sulla possibilità di lasciare Miami.

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