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Sanremo 2021, Gio Evan: "La mia canzone-balsamo contro gli urti della vita"

23 febbraio 2021 | 14.39
LETTURA: 5 minuti

Il poeta-cantautore approda al festival col suo carico di spiritualità

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"Una canzone-balsamo per attutire gli urti del mondo". Gio Evan, il poeta-cantautore più amato dai millennials (il decimo libro in uscita e a giorni il terzo album) approda al Festival di Sanremo con il suo caleidoscopio di esperienze spirituali e di vita. Al grande pubblico dei social è diventato noto quando Elisa Isoardi ha deciso di citare un suo verso ("Non è quello che ci siamo dati a mancarmi, ma quello che avremmo dovuto darci ancora") per comunicare al mondo la rottura sentimentale con Matteo Salvini. "Quando è arrivata la Isoardi stavo facendo un percorso di teatro, io sono un non politico, sono un anarchico, quindi sarebbe stato più bello se fossi stato citato da Dario Fo. Comunque, sono bombardato da persone che si lasciano con i miei versi o che si fidanzano con i miei versi. Ho anche celebrato un matrimonio sul lago di Garda", spiega nella conferenza stampa zoom dove sullo schermo esplode il suo cespuglio di capelli.

E quando si racconta si capisce perché essere conosciuto per una sola citazione gli sta un po' stretto: poeta, cantautore ma anche pittore; montanaro, contadino e semieremita dall'età di 15 anni; è passato per l'induismo e il buddismo, per arrivare a parlare con Cristo; voleva essere uno sciamano, ha sperimentato i 'viaggi' con il peyote e l'ayahuasca, ma intanto si è "innamorato di Gesù Cristo"; pratica meditazione e digiuno come 'medicine' per se stesso ma è anche un terapista ayurvedico; ha vissuto tre anni in India, dove ha trovato per terra una Bibbia italiana, e poi in Sudamerica, dove un hippie gli ha regalato una chitarra, e dove uno sciamano lo ha ribattezzato 'Evan' come diminutivo di 'evangelista', perché citava in continuazione il Vangelo. "Poi Gio ce l'ho aggiunto io, per mantenere parte del nome che mi avevano dato i miei, Giovanni", dice.

E la sua esperienza viene fuori anche quando gli si chiede della genesi del brano di Sanremo: "'Arnica' prima di tutto è un fiore, un fiore super esile ma perenne. Prima di essere medicina è un fiore fragile che tende all'immortalità e vive in montagna, come me. Un fiore che con l'intuito dell'uomo è diventata una crema, un balsamo per attutire gli urti del mondo. Ma tutto può essere medicina o veleno, anche una mela", sottolinea. "Voglio farmi scivolare il mondo addosso e non scivolare sempre io", canta Gio nel brano sanremese. "Mi sono chiesto: come faccio a diventare eterno come l'arnica? E la risposta è: sii fragile, non avere paura di metterti a nudo, alla prova, in discussione".

Gio è rimasto incantato dalle prove con l'orchestra fatte nei giorni scorsi a Sanremo: "È stato scioccante, una vera meraviglia avere 60 orchestrali al tuo servizio, mi è venuto da scusarmi". La cosa gli ha suggerito, di nuovo, un altro passaggio biblico, una confessione di indegnità: "'Non merito di partecipare alla tua mensa, ma dì solo una parola e io sarò salvo'. Mi sembrava incredibile, anche perché io questo pezzo l'ho scritto in montagna mentre aspettavo i soccorsi dopo una brutta frattura alla mano che mi ero procurato mentre arrampicavo. E tanta era l'urgenza di finirla, che non potendo suonare la chitarra, mi sono procurato una tastiera: mi stavo cantando addosso". Sul Sanremo in zona 'quasi rossa' e sul momento che viviamo, Gio ammette: "Il pensiero ahimè c'è, quotidianamente. Mica solo a Sanremo, anche quando si va a fare la spesa. Ma dobbiamo sublimarlo. Certo, non siamo più sciolti come una volta, non siamo più spensierati".

Subito dopo il festival, usciranno sia l'album di cui 'Arnica' fa parte, 'Mareducato' (il 12 marzo), sia un nuovo libro di poesie, 'Ci siamo fatti mare' (il 16 marzo). Entrambi frutto "degli ultimi due anni passati in una casa al mare, sull'Adriatico". Lui, montanaro convintissimo ("morirò in montagna"), ha voluto fare esperienza del mare: "Perché al mare non puoi nasconderti, al mare non puoi scappare, devi affrontare per forza i tuoi mostri. Si chiama 'Mareducato', infatti, perché mi ha educato. In montagna puoi sfuggire, riesci a schivare, al mare no", dice Evan, che assicura di non vivere più la frattura tra cantautorato e poesia. "Le ho armonizzate. Prima la poesia sovrastava la musica. Se potessi scegliere io farei il pittore ma è la mia vocazione che mi spinge a scrivere poesie e canzoni". Della sua performance sanremese dice che "sarà tutto molto minimale: mi sono limitato a voler rifare tutto il brano con le mani, come dipingendo su una tela".

Quando gli si chiede perché abbia scelto 'Gli anni' degli 883 per la serata delle cover di Sanremo, Gio Evan non esita un attimo: "C'è un proverbio zen che recita: fidati di Dio, ma chiudi sempre a chiave la macchina. Io sono un ragazzo, vivo e spericolato, che arrampica e fa feste: credo si debba unire la profondità del cielo alla giocosità della terra. Come dicono gli sciamani, la verità è nel crepuscolo. Non si può essere troppo severi e le guerre non servono a niente: ognuno deve evolversi a modo suo. E quel brano mi ricorda gli anni della contentezza, dei giri in motorino, di quando ti dici 'dai che ce la fai'", sottolinea l'artista-filosofo 32enne, che nella serata del giovedì del festival avrà al suo fianco quattro cantanti di 'The Voice Senior'.

di Antonella Nesi

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