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Sara, Alfonso e il 'Senza nome caffè': "Qui no barriere tra sordi e udenti"

29 dicembre 2020 | 13.48
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Sono stati nominati Cavalieri dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. A Bologna un locale interamente gestito da non udenti che organizza eventi artistici per tutti

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Bologna, 29 dic. (AdnKronos)

Ci sono anche Sara Longhi, 38 anni e Alfonso Marrazzo, 36 anni, di Bologna, fra i nominati Cavalieri dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. L'onorificenza è stata conferita loro "per il loro esemplare contributo alla conoscenza delle diversità e alla promozione di una cultura di reale inclusione e dialogo". Sara e Alfonso, entrambi non udenti, nel 2012, cercando un posto per organizzare eventi artistici per la comunità dei sordi, si sono ritrovati a dare vita a una attività nuova: il 'Senza nome caffè', un bar-osteria che ha la funzione di far interagire i sordi con gli udenti, contribuire a facilitare l’integrazione e il confronto e allo stesso tempo promuovere la lingua dei segni italiana. Situato nel centro di Bologna, oggi è considerato un riferimento per molti sordi e non di tutta Italia.

"Non ce l'aspettavamo – ha detto Alfonso, intervistato insieme a Sara dall'AdnKronos - l'abbiamo saputo ieri sera, ci ha creato un'emozione fortissima e ne siamo stati orgogliosi. E' un riconoscimento dovuto all'impegno sociale speso in questi anni in tante attività che non riguardano solo i sordi ma l'organizzazione di eventi aperti a tutti. Abbiamo offerto la nostra attività sia a livello cittadino che nazionale".

"Ringraziamo il Presidente Mattarella – ha aggiunto - per aver apprezzato tutti i sacrifici di questi anni, e ce ne sono stati. Abbiamo tanto ancora da conquistare ma ora l'obiettivo che vogliamo raggiungere è un po' più vicino: dimostrare che le persone sorde sono comunque persone, che esiste la lingua dei segni con cui si può interagire con loro, vederci ognuno reciprocamente senza barriere e dare la possibilità ai sordi, anche artisti, di farsi conoscere e dare valore al loro talento. Ma non solo a loro. Ospitiamo artisti sia udenti che non udenti. L'obiettivo del nostro locale è la socialità e tutti possono partecipare alla socialità".

"L'emozione è stata forte – racconta Sara all'AdnKronos -, non ce l'aspettavamo, vuol dire che è stato considerato il nostro lavoro di tutti questi anni ed essere stati riconosciuti da un'istituzione ci dà la forza di continuare e andare avanti nel nostro lavoro". "C'è ancora molta strada da fare per eliminare la divisione tra il modo degli udenti e quello dei non udenti – spiega -, non so quanto tempo ci vorrà, di sicuro aver aperto questo locale è stato un passo avanti. All'inizio l'obiettivo era quello di organizzare eventi culturali e artistici, perché prima avevamo un gruppo, il gruppo Camaleonte, con il quale svolgevamo questa attività, ma non avevamo l'autonomia finanziaria che ci ha dato il caffè".

"Volevamo far capire che noi sordi ce la possiamo fare – racconta -, poi, una volta aperto il locale, abbiamo visto che le persone hanno davvero voglia di comunicare con i sordi e hanno capito non c'è questa diversità tra noi: siamo tutte persone". Le difficoltà dovute alle restrizioni per cautelarsi dal Covid hanno colpito anche il 'Senza nome caffè', "soprattutto economiche" racconta Sara, anche se "noi come persone sorde – dice – difficoltà ne abbiamo sempre affrontate, fin da quando siamo nati, e abbiamo da sempre uno stimolo al problem solving".

Durante la permanenza dell'Emilia-Romagna in zona rossa e arancione, il caffè resta chiuso: "Non ci interessa fornire il servizio d'asporto – spiega Sara –, perché il nostro obiettivo è la socialità" ma appena la regione tornerà zona gialla, quindi dal 7 gennaio in poi, il locale riaprirà nel centro storico bolognese. A servire la clientela, nel caffè, sono solo ragazzi sordi. Se si vuol fare una ordinazione l’udente ha diverse opzioni: utilizzare il linguaggio dei segni (avendo diritto ad uno sconto alla cassa), utilizzare dei bigliettini prestampati posti in bacheca (su 'l’angolo del cocciuto'), scrivere su foglietti o ricorrere ai gesti più comuni. In questo spazio 'speciale' non sono i non udenti a doversi sforzare per farsi capire, ma sono gli udenti a dover provare a utilizzare nuove forme di comunicazione per entrare in contatto con baristi e camerieri.

Ma per aiutare chi non conosce la Lis i ragazzi hanno trovato alcune soluzioni. Sulle pareti, ad esempio, è attaccato un cartellone che propone il menù tradotto nella Lis: chi vuole può imparare e ordinare proprio utilizzando il linguaggio dei segni e per chi è in difficoltà, sono i ragazzi al bancone che cercano di insegnare qual è il gesto giusto da fare per ordinare quel piatto o quella bevanda in particolare. Il locale è frequentato da molti udenti anche per le sue numerose iniziative culturali: da laboratori di arte a mostre, proiezioni, testimonianze.

(di Paola Benedetta Manca)

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