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Savona, morte Andrea Macciò: Riesame scarcera i due imputati

05 aprile 2014 | 19.50
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Una ''stupida imprudenza'', non la volontà di uccidere ha portato alla morte di Andrea Macciò, secondo il Tribunale del Riesame di Genova, che ha disposto la scarcerazione di Claudio Scardino e Alessio Tognini, i due amici di Andrea Macciò arrestati lo scorso 31 marzo con l'accusa di averlo ucciso.

Scardino e Tognini il 15 dicembre scorso si erano presentati in questura a Savona per denunciare l'omicidio di Macciò e avevano raccontato di essersi incontrati tutti e tre la notte di sabato nella casa di campagna di Scardino a Stella, località Corona, sulle alture di Albisola, dove Tognini avrebbe ucciso Macciò involontariamente. Gli avrebbe puntato un fucile al petto scherzosamente dicendogli ''mani in alto'' e dal fucile sarebbe partito un colpo. Secondo gli inquirenti si sarebbe invece trattato di un regolamento di conti per un debito di droga non pagato. Il gip aveva accolto questa tesi.

''Il Tribunale del Riesame - dichiara ad Adnkronos l'avvocato Carlo Biondi, che con Giorgia Casabona assiste Tognini - ha ascoltato tutte le testimonianze, soprattutto tutte le persone che quella sera avevano incontrato i protagonisti della vicenda, e tutti i testimoni hanno riferito che tra Tognini e Macciò i rapporti erano stati normali, scherzosi come sempre. Del resto gli sms scambiati tra i due negli ultimi mesi sono tutti di tono amichevole. Il Tribunale ha osservato che non risultava alcun movente di un omicidio volontario e ha escluso l'ipotesi di un delitto connesso a debiti di droga. Inoltre dall'autopsia risulta che la traiettoria del colpo è compatibile con la versione fornita da Tognini. Si è trattato di uno scherzo stupido finito in tragedia e il Tribunale lo ha riconosciuto''.

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