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Scandalo Vaticano, decreto: "Contatti Becciu-Marogna anche dopo le accuse"

04 luglio 2021 | 12.11
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Secondo la citazione in giudizio, la donna passò la notte nel palazzo del cardinale a settembre: "Immortalata con la valigia". Parolin: "Spero che il processo sia breve, noi vittime"

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Il cardinale Angelo Becciu avrebbe mantenuto i contatti con Cecilia Marogna anche dopo aver appreso delle accuse dagli inquirenti vaticani nei suoi confronti, e questo è uno degli elementi che fa ritenere ai magistrati che non ci sia stato alcun tradimento di fiducia da parte della Marogna nei confronti del cardinale, e che Becciu non possa "non essere ritenuto responsabile di questo ennesimo atto di distrazione di risorse pubbliche", in relazione ai 575mila euro della Segreteria di Stato che sarebbero stati spesi in beni di lusso dalla manager cagliaritana. E' la convinzione espressa dagli inquirenti nel decreto di citazione a giudizio.

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A dimostrare tali rapporti è una relazione di servizio redatta nell’ambito dei compiti di tutela della sicurezza dal Corpo della Gendarmeria in cui si documenta tra l'altro la presenza della Marogna, dalle 19 del 16 settembre 2020 alle 11.49 del 17 settembre 2020 "all’interno del palazzo del Sant’Uffizio dove è ubicata, tra le altre, l’abitazione privata di Sua Eccellenza Reverendissima Angelo Becciu", palazzo dove dunque la manager passa anche la notte.

"L’atteggiamento della donna, immortalata nel momento in cui faceva ingresso nel palazzo con una valigia, fanno intendere - osservano gli inquirenti vaticani - un rapporto tra il porporato e la sedicente esperta di geopolitica ben consolidato e rimasto inalterato anche dopo che Mons. Alberto Perlasca, dopo l’interrogatorio del 29-4-2020, aveva informato il porporato dei sospetti che all’epoca gli inquirenti avanzavano sulla donna".

Marogna, la suora rapita e le conversazioni in chat tra Becciu, Perlasca e Tirabassi

E ci sarebbe un altro procedimento penale aperto in Vaticano che in qualche modo tocca la Logsic Doo, la società di Cecilia Marogna, da quanto emerge dal decreto di citazione a giudizio dove si richiamano "risultanze investigative emerse nell’ambito di altro procedimento penale pendente", dalle quali "si ricava che le somme di denaro trasferite dalla Segreteria di Stato alla Logsic avrebbero dovuto alimentare una sorta di fondo da impiegare per la liberazione di una suora colombiana rapita da organizzazioni criminali straniere".

Sulla vicenda della liberazione della suora colombiana, nelle carte vengono riportate alcune conversazioni WhatsApp tra l'ex Sostituto Angelo Becciu, il capo dell'Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato mons. Alberto Perlasca e il funzionario laico Fabrizio Tirabassi.

E' il 20 dicembre 2018 quando Becciu scrive a Perlasca: “Ti ricordi questione suora colombiana? Pare che qualcosa si muova e il mediatore deve aver subito a disposizione i soldi. Li inviamo però a diverse tranche sul conto che più sotto ti indicherò. Primo bonifico: 75000 euro Intestato a 'Logsic doo' Causale: 'voluntary contribution for a humanitarian mission'".

In un altro messaggio a Perlasca Becciu alluderebbe al fatto che il trasferimento di fondi fosse stato autorizzato dal Papa: “Ti ricordo che ne ho riparlato con il SP e vuole mantenere le disposizioni già date e in gran segreto”, ricevendo la risposta “ok per suora”.

Dalle investigazioni è emerso anche che immediatamente dopo lo scambio di messaggi, Perlasca avrebbe inoltrato l'Iban di Logsic a Tirabassi e che analoghe conversazioni tra Becciu e Perlasca e Perlasca e Tirabassi avrebbero avuto luogo anche in occasione della disposizione degli altri bonifici che hanno costituito il deposito della società Logsic doo (avvenuti in data 10-1-2019, 28-2-2019, 24-4-2019, 8-7-2019).

Secondo gli inquirenti "si può, dunque, concludere con una certezza che esclude ogni possibile ragionevole dubbio, che la Segreteria di Stato ha versato alla Logsic doo somme per finalità istituzionali che, invece, sono state impiegate per finalità del tutto differenti".

"Da Becciu incarico da analista geopolitica a Marogna, attività mai svolte"

E ancora: il cardinale Becciu il 17 novembre 2017 sottoscrisse un documento, su carta intestata della Segreteria di Stato, in cui affermava “di conoscere la Signora Cecilia Marogna e di riporre in Lei fiducia e stima per la serietà della Sua vita e della Sua professione” attestando che la manager cagliaritana prestava "servizio professionale come analista geopolitico e consulente relazioni esterne per la Segreteria di Stato – Sezione Affari Generali” Questo quanto emerge dal decreto di citazione a giudizio del Tribunale vaticano, nel quale però gli inquirenti sottolineano: "In verità non sono emerse le attività che la sig.ra Cecilia Marogna avrebbe svolto in esecuzione del mandato ricevuto da Ser Angelo Becciu".

"Quando rividi il Cardinal Becciu, nel mese di settembre durante una cena presso il ristorante Lo Scarpone - dice mons Alberto Perlasca agli inquirenti in un interrogatorio agli atti -, informai il Cardinale sul fatto che i magistrati erano a conoscenza compiutamente della faccenda Cecilia Marogna–suora (la liberazione della suora colombiana per cui sarebbero stati versati fondi alla società della manager cagliaritana, ndr). Chiesi allo stesso se ci fossero state nel frattempo novità e di tutta risposta replicò che sarebbe stata una storia ancora molto lunga anche tre quattro anni al che replicai che ciò nonostante i soldi già da tempo li avevamo dati. Il Cardinale in quell’occasione mi disse che per tutta l’operazione avevano chiesto molti più milioni di euro e che lui si era impegnato solo per il contributo per il riscatto".

Ad oggi, chiosano gli inquirenti vaticani, "non solo la Cecilia Marogna non ha restituito le somme prelevate, ma si ha buona ragione di ritenere che né lo farà, né sia sua intenzione farlo".

I bonifici a Marogna

In meno di 22 mesi, tra il 9 gennaio 2018 e il 16 ottobre 2020, Cecilia Marogna avrebbe depositato in contanti la somma di 103.000 euro sui conti correnti riferibili alla Logsic doo e suoi personali. E' quanto risulta dagli accertamenti condotti dalla Gendarmeria vaticana a seguito di un’informativa da parte dell’Aif su movimentazioni ritenute sospette, secondo quanto riportato nel decreto di citazione a giudizio.

L'attenzione degli inquirenti d'Oltretevere si è concentrata in particolare su due versamenti effettuati allo sportello automatico di Intesa San Paolo – filiale Roma Porta Angelica: uno da 4mila euro del 4 settembre 2018 e uno da mille euro del 17 settembre successivo. In relazione al primo versamento i magistrati evidenziano un collegamento tra "l’urgente bisogno di 14.150 euro richiesto dal Cardinal Becciu" via whatsapp a Mons. Perlasca e la presenza a Roma e il successivo versamento in contanti effettuato da Cecilia Marogna presso la filiale ubicata esattamente fuori le mura vaticane. Nelle carte si cita il testo del messaggio di Becciu a Perlasca, inviato il 3 settembre alle ore 22:47:39: “Senti avrei bisogno urgente di € 14.150 per iniziare la famosa operazione. Potresti dare istruzioni a Giachetta perché me li dia? Ti spiegherò a voce il tutto”. La mattina successiva, quindi il 4-9-2018, alle ore 06:39:54, Mons. Perlasca risponde: “Fatto. Buona giornata”.

"Dalle evidenze emerse - sottolineano i magistrati vaticani - risulterebbe del resto che la busta contenente il denaro contante sia stata consegnata al Cardinal Becciu prima delle ore 10:00" e che "in quella stessa data, 04-09-2018, alle ore 11:32 circa, Cecilia Marogna effettuava il citato versamento in contanti, con banconote di grosso taglio per un importo complessivo di 4.000 euro, presso la filiale di Intesa San Paolo in via di Porta Angelica".

Gli inquirenti tra l'altro sottolineano come i bonifici che la Segreteria di Stato dispone a favore della Logsic doo, società riconducibile a Cecilia Marogna, per le somme sulle quali viene contestato il peculato, avrebbero origine il 20 dicembre 2018, "quindi quando il Cardinal Becciu aveva già da tempo cessato l’incarico di Sostituto della Segreteria di Stato" (ricoperto dal 10-05-2011 al 29-06-2018, giorno in cui era stato nominato Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi) e solo dopo l’invio da parte di Becciu a Mons. Perlasca del seguente messaggio: “Ti ricordi questione suora colombiana? Pare che qualcosa si muova e il mediatore deve avere subito a disposizione i soldi. Li inviamo però a diverse tranche sul conto che più sotto ti indicherò. Primo bonifico: 75.000 euro. Intestato a Logsic doo. Causale: 'voluntary contribution for a humanitarian mission'".

I magistrati d'Oltretevere sottolineano come, cessato dall'incarico di Sostituto, Becciu non potesse disporre in alcun modo di somme di denaro della Segreteria di Stato "se non Superiormente e preventivamente autorizzato". Del resto, quando, l'11 gennaio 2019 Becciu gli invia un nuovo messaggio perché proceda a una seconda tranche dei pagamenti, Perlasca gli rappresenta le difficoltà che il suo diretto Superiore, il nuovo Sostituto Edgar Pena Parra, oppone all’autorizzazione dei bonifici. E Becciu chiama di nuovo in causa il Papa: al whatsapp di Perlasca che gli scrive "Eminenza, buongiorno. Il Sostituto mi fa difficoltà – me le aveva fatte anche l’altra volta – per l’invio dei soldi da lei chiesto. Forse è bene che lei gli parli .... s.m.i.", Becciu risponde: "Ma gli aveva parlato il Papa! Ma devi chiedere a lui ogni volta l’autorizzazione? Non bastava che avessi la mia autorizzazione fino al completamento della somma?".

Marogna: "Nulla da nascondere sul rapporto fiduciario con Becciu, immutato affetto"

"Immutato affetto" per il cardinale Angelo Becciu. Così la manager cagliaritana Cecilia Marogna, che, attraverso il suo procuratore in atti Riccardo Sindoca, commenta all'Adnkronos le ultime notizie relative alla sua collaborazione con l'ex Sostituto della Segreteria di Stato vaticana finita al centro del processo che si aprirà Oltretevere il 27 luglio.

Cecilia Marogna, dice Sindoca, "non avendo nulla da dover nascondere ed occultare per quanto attesta il rapporto fiduciario intercorso tra la stessa e Becciu e il servizio svolto nell’esclusivo interesse della Segreteria di Stato e della Santa Sede, non ha e non ha mai avuto alcun motivo dal dover prendere distanze sia formali che sostanziali dall’allora Sua Eccellenza Reverendissima Cardinale Angelo Becciu avverso il quale immutato permane l’affetto nutrito".

"Piuttosto - prosegue a nome della Marogna l'esperto di diritto internazionale che fa parte del suo pool difensivo - non si comprende come sia possibile che il Segretario di Stato, Sua Eccellenza Reverendissima il Cardinale Pietro Parolin, che con propria mail scrive a Cecilia Marogna di non recarsi in Segreteria la settimana del suo arresto poi voluto in Italia, possa dichiararsi all’oscuro della posizione di Cecilia Marogna, posto che i pagamenti avverso la stessa fossero stati autorizzati fin dal Santo Padre in Persona come da chat del Cardinale Becciu occorse con Mons. Perlasca, e che lo attesterebbero senza indugio alcuno, così come ha dichiarato Becciu, sia stato imposto dal Santo Padre il Segreto in occasione dell’interrogatorio richiesto dal Promotore di Giustizia. Di certo vi è dicotomia fra quanto richiesto dal Santo Padre a Becciu e Marogna e quanto poi autorizzato con decreto il 19 giugno dal Santo Padre. Si fa presente che la Segreteria di Stato venga ritualmente informata di qualsivoglia indagine a carico di proprio personale e carica e pertanto il Segretario di Stato stante a quanto non poteva e non doveva esserne all'oscuro".

Parolin: "Spero che il processo sia breve, noi vittime"

Durante una conferenza stampa a Strasburgo, il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, ha discusso del processo in Vaticano sullo scandalo legato gli investimenti finanziari: “Spero che il processo sia breve" e si possa "arrivare alla verità" su questo caso che "ha fatto soffrire molte persone".

La Segreteria di Stato del Vaticano si è costituita parte civile nel processo che ha portato ai rinvii a giudizio perché ''noi siamo vittime'', ha detto ancora il cardinale Pietro Parolin, sostenendo che ''questa è la ragione per cui abbiamo ritenuto necessario prendere questa decisione e costituirci parte civile''. D'accordo il Pontefice, perché ''nulla si fa senza l'approvazione e il consenso di Papa Francesco''. Perché ''sulle questioni importanti parliamo sempre con il Papa e chiediamo se è d'accordo prima di procedere''.

Dicendo che ''è possibile che qualcuno si sia comportato male, che abbia commesso atti che non doveva'' e che ''sarà la giustizia che dovrà stabilirlo'', Parolin ha voluto affermare che ''come istituzione riteniamo che siamo stati danneggiati da tutto quello che è successo''. ''Dobbiamo difendere la nostra posizione e la nostra moralità'', ma anche ''tornare in possesso dei soldi''.

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