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Scienza&Salute: Covid-19 un anno dopo, l'analisi dell'immunologo Minelli

22 gennaio 2021 | 18.23
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Un anno di pandemia mondiale, l'impatto sul Servizio sanitario e sull'economia del Paese. Il lockdown e le zone rosse, arancione e gialle. L'arrivo del vaccino e l'inizio della campagna di immunizzazione, la comparsa delle varianti. E l'ipotesi ecologica della Covid-19, ovvero se esistono interazioni tra il Sars-Cov-2 e l’ambiente e se la differente distribuzione geografica dell’epidemia è solo casuale? Alla luce di quel che è stato osservato nel corso di un anno, e possibile trarre qualche utile suggerimento? Sono questi i temi dell'ultima puntata ' Biomedical Report ', la rubrica curata sulla propria pagina Facebook dall''immunologo Mauro Minelli, professore straordinario di Igiene generale e applicata e referente per il Sud-Italia della Fondazione Medicina Personalizzata. Ospiti: Leonardo Becchetti, ordinario di Economia politica presso l’Università di Roma Tor Vergata e consulente economico dell'attuale ministro all'ambiente; Graziano Pesole, ordinario di Biologia Molecolare presso il dipartimento di Bioscienze, Biotecnologie e Biofarmaceutica dell’Università di Bari. "Al di là del fare un punto sulle varianti e sull'andamento dei vaccini, abbiamo provato a coniugare una lettura medica ed una lettura a sfondo economico del fenomeno pandemia ponendo al centro l'ambiente", ha evidenziato Minelli.

"Avevamo già dimostrato come, con particolari meccanismi biochimici, il particolato fine (Pm2.5) riesca a favorire il contagio Covid-19 su soggetti che fossero storicamente esposti a quella micidiale miscela inquinante, documentando attraverso un’indagine a tappeto quanto le regioni del Nord-Italia fossero quelle in tal senso più critiche - ha osserva Minelli - E, incrociando dati provenienti dai flussi informativi dell'Agenzia dell'Ambiente Europea, della Protezione Civile e dell'Istat, avevamo documentato la più forte incidenza della Covid-19 nelle provincie lombarde di Bergamo, Brescia, Cremona e Lodi, o in quelle venete di Belluno o Verona. Dunque, la ragione per cui Lombardia e Veneto sono state così funestate dalla pandemia potrebbe risiedere nel fatto che quelle zone risultano essere più cronicamente esposte ad alti livelli di Pm2.5, ma anche di biossido d’azoto, ulteriore fattore inquinante secondariamente correlato al contagio.

"Alla luce di queste premesse - ricorda Minelli - avevamo anche supposto che il crollo dei contagi (e dei decessi) in giugno/luglio 2020 fosse imputabile ad una netta diminuzione dei livelli di inquinamento (Pm2.5 e biossido d’azoto) Aggiungendo che, con la ripresa di tutte queste attività, una nuova risalita dei due inquinanti avesse determinato (magari insieme all’affollamento delle discoteche e alla successiva ripresa scolastica) la risalita dei contagi".

"Ora nuovi aggiornamenti dei dati acquisiti dal sito dell'Agenzia dell'Ambiente Europea ci confermano il trend già a suo tempo disegnato, fornendoci i riscontri del Pm2.5 al termine del lockdown totale nel maggio 2020 e poi, dopo l’esperimento dell’Italia 'a colori', nel gennaio 2021. Ciò che chiaramente si evidenzia è un nettissimo aumento dei livelli di Pm2.5 nel mese di gennaio rispetto a quanto rilevato nello scorso mese di maggio quando il blocco dei traffici (aerei, autoveicolari, navali), dei riscaldamenti centralizzati e di alcune produzioni industriali aveva fatto decisamente abbassare anche nella pianura padana i livelli di particolato fine al di sotto di 10 microgrammi per m³ d’aria", suggerisce l'immunologo.

"Nel gennaio 2021, invece, i livelli di Pm2.5 risultano aumentati a 21,9 microgrammi per m³ d’aria in Lombardia, 23,5 microgrammi in Piemonte, a 21,3 microgrammi in Veneto. Tutto questo rispetto ai valori di 15,2 e 9,7 microgrammi registrati a gennaio, rispettivamente, in Campania e Calabria - conclude - Appare evidente la correlazione fra dati ambientali e dati epidemiologici riferiti al contagio, diversamente distribuiti nelle tre macroaree del Paese. E risulta anche chiaro quanto vantaggioso potrebbe essere attivare un nuovo lockdown totale per un tempo limitato a far si che la vaccinazione possa creare sufficiente immunità in sicurezza, piuttosto che mantenere con misure parziali e oggettivamente insufficienti condizioni immutabili di epidemia, di contagi e di morti.

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