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Scienza & Salute: le fave, miniera di benessere

20 maggio 2022 | 15.46
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La loro forma ricorda quella di un artiglio, quasi fossero unghie; da qui il nome tipico di 'unguli' nel dialetto di alcuni luoghi del Sud. Parliamo delle fave, miniere di benessere per la salute umana e per il gusto di piatti squisiti. Alle fave fresche è dedicata la nuova puntata de 'Il Gusto della Salute' la rubrica scientifica ideata e coordinata dall'immunologo Mauro Minelli, responsabile per il Sud Italia della Fondazione per la Medicina Personalizzata. "La fava, oltre alle proprietà benefiche per il nostro organismo, è una pianta da rinnovo - spiega l'imprenditore agricolo Totino Pagliara - perché accumula l’azoto e lo rilascia nel terreno per le colture che seguiranno".

Secondo Minelli: "Si tratta di una pianta appartenente alla famiglia delle leguminose originaria dell’Asia minore e diffusasi successivamente in tutto il bacino del Mediterraneo. Una pianta il cui frutto fin dall’antichità si sarebbe legato, suo malgrado, al culto dei morti, tanto da essere considerato alimento 'impuro'. Perfino illuminati uomini di scienza - ricorda l'immunologo - come il matematico Pitagora, ne scoraggiavano il consumo, per quanto sia ipotizzabile che tale divieto fosse magari riconducibile ad una sorta di profilassi antelitteram del favismo, una sindrome emolitica diffusa in alcune aree del Sud Italia in cui erano sorte le prime scuole pitagoriche".

La biologa nutrizionista Ilaria Vergallo ricorda che "la fava contiene preziosi minerali come il fosforo, il potassio, fondamentale nella regolazione della funzione cardiocircolatoria, e il ferro. Presenti anche vitamina K, vitamina A e folati importantissimi in gravidanza. Le fave - continua - sono consigliate a chi vuol perdere peso perché sono ipocaloriche, ricche di acqua e povere di grassi, e certamente aiutano a favorire il senso di sazietà per via della presenza di proteine e fibre. Inoltre, una dieta che prevede un discreto consumo di fave può aiutare a prevenire il morbo di Parkinson come documenta un recente studio scientifico".

"Infine - chiude Minelli - oltre alle controindicazioni relative al favismo, e al divieto assoluto di assumere le fave da parte di chi è affetto da questa grave malattia emolitica legata al difetto genetico dell'enzima Glucosio 6-fosfato deidrogenasi, occorre ricordare che la fava andrebbe evitata da quei soggetti che soffrono di diarrea cronica, proprio in ragione del suo elevato contenuto in fibra. Nella gran parte dei casi - conclude l'immunologo - però le fave sono notevolmente consigliate, specie nella ristorazione di qualità essendo state fortemente rivalutate in cucina nel corso degli ultimi anni".

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