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Barcellona brucia, feriti e arresti

18 ottobre 2019 | 10.06
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Quattro ore di violenza nel quinto giorno di protesta per le sentenze contro i leader separatisti . Città blindata, chiusa la Sagrada Familia. Usati idranti e proiettili di gomma per disperdere i manifestanti. Intanto Puigdemont si consegna alle autorità belghe. Ufficiale il rinvio del Clasico. Fermato un fotografo El Pais

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(Afp)

Barcellona brucia in un'esplosione di caos e violenza. Secondo quanto riporta El Mundo, sulla Gran Vía Laietana nel tardo pomeriggio è partita una carica della Policía Nacional che ha lanciato fumogeni e sparato proiettili di gomma. 44 le persone che rimaste ferite in tutta la Catalogna nella giornata di sciopero generale contro le condanne dei leader indipendentisti. Nella sola Barcellona si sono avuti 34 feriti. Sono invece 44 i manifestati arrestati secondo il bilancio provvisorio fornito da la Vanguardia, precisando che 10 sono stati trasferiti in ospedale. Nella città catalana sono rimasti feriti due agenti, uno dei quali in modo grave, secondo quanto afferma El Pais che descrive come i dimostranti - circa 400 elementi estremamente violenti e organizzati, come ha spiegato il ministro dell'Interno - abbiano lanciato bottiglie incendiarie contro gli agenti, ricevendo in risposta fumogeni e lacrimogeni.

I Mossos, il corpo di polizia catalano, hanno annunciato su Twitter l'utilizzo di mezzi blindati con idranti, chiamati camión-botijo​, sulla Via Laietana per aprire un varco agli altri mezzi della polizia oltre le barricate. Secondo i Mossos d'Esquadra sarebbero circa 4500 le persone che hanno partecipato agli scontri nel centro di Barcellona, 500 dei quali considerati "molto violenti". Decine di furgoni della polizia anti sommossa sono stati schierati sulla via Laietana, teatro principale degli scontri. Utilizzando i mezzi corazzati con idranti, i Mossos d'Esquadra e la Policía Nacional sono riusciti a riprendere il controllo di Palza Urquinaona, sgombrando le barricate e permettendo il passaggio della polizia. Hanno così disperso i manifestanti che hanno partecipato per oltre quattro ore agli scontri nella zona di plaza Urquinaona. Sono state smantellate anche le barricate che erano state costruite al paseo de Gracia e la Gran Via. Per disperdere i manifestanti è stato fatto ricorso ad un uso massiccio di camionette, gas lacrimogeni e anche proiettili di gomma, riportano i siti spagnoli ricordando che questi sono vietati dalle leggi catalane ma sono in dotazione a quella nazionale.

Intanto è stata convocata per domani mattina alle 8 un'altra riunione d'emergenza del governo catalano per seguire i fatti di violenza. Alle 21 di questa sera il presidente della Generalitat, Quim Torra, aveva convocato una riunione a seguito dei gravi incidenti a Barcellona ed altre città catalane. Il governo catalano - riporta il sito La Vanguardia - ritiene indispensabile isolare i violenti e chiede alla cittadinanza di partecipare in maniera pacifica alle manifestazioni.

Lo sciopero generale e i diversi cortei organizzati nella regione dalle diverse fazioni, hanno bloccato Barcellona e gran parte della Catalogna. I negozi sono rimasti chiusi in diversi quartieri del centro della città. Decine di voli in partenza o arrivo all'aeroporto "Josep Tarradella-El Prat", in particolare di Iberia e Vueling, sono stati cancellati. In previsione della giornata di caos, i passeggeri sono arrivati in aeroporto con larghissimo anticipo, anche sei ore prima dell'ora fissata per il loro volo.

I portuali e i dipendenti della Seat hanno incrociato le braccia. Chiusi i punti vendita della catena di supermercati locale Bonpreu. Centinaia di migliaia di persone hanno sfilato in cortei diversi confluiti verso il centro città. Regolare il servizio ferroviario. Nelle stazioni, è stata tuttavia rafforzata la presenza delle forze dell'ordine.

I manifestanti si sono concentrati sin da stamane anche di fronte al'ingresso della Sagrada Familia, per chiedere l'indipendenza della regione da Madrid. La direzione della cattedrale, opera incompiuta di Antonio Gaudi, ha reso noto di aver chiuso la Chiesa per garantire la sicurezza di visitatori, personale dello staff e operai.

La polizia è riuscita a tenere distinte due manifestazioni di segno opposto: una a favore dell'indipendenza della Catalogna, l'altra organizzata dall'estrema destra. Secondo un'emittente locale dopo la mezzanotte di ieri nelle strade della capitale regionale si trovavano ancora migliaia di attivisti. Manifestazioni si sono svolte anche a Girona e Lleida, mentre il leader del governo regionale, Quim Torra, minacciava di indire un altro referendum sull'indipendenza dalla Spagna. "Se veniamo condannati a 100 anni di prigione per aver allestito le urne, la risposta è chiara: dobbiamo rifarlo per la nostra autodeterminazione", ha dichiarato nel parlamento regionale. Torra si è detto oltraggiato dalle sentenze contro i leader separatisti, che ha definito "un'enorme farsa".

Intanto l'ex presidente catalano Carles Puigdemont si è presentato oggi spontaneamente presso la sede della procura a Bruxelles, in relazione alla riattivazione dell'ordine di cattura europeo a suo carico, e si è opposto alla consegna in Spagna. E' stato rilasciato dopo qualche ora. "Come vi ho annunciato - ha dichiarato all'uscita - mi sono messo a disposizione dei giudici. Sono comparso ora e il giudice mi ha rilasciato con l'adozione di misure cautelari, come non poter uscire dal paese senza informarlo o chiedere il suo permesso". Interpellato sulle violenze scoppiate nelle strade della Catalogna, Puigdemont ha ricordato di essersi "sempre" espresso contro la violenza.

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