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Staminali: sclerosi multipla, Italia in prima linea con studio su mesenchimali

29 maggio 2015 | 18.26
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Una sperimentazione portata avanti a livello mondiale, che nel nostro Paese coinvolge "29 pazienti italiani al momento", precisa Antonio Uccelli del Centro per la ricerca e la cura della sclerosi multipla e malattie demielinizzanti dell'università di Genova, e che "speriamo dia risultati positivi entro due anni"

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Curare la sclerosi multipla usando le cellule staminali mesenchimali. L'Italia è in prima linea per trasformare questa speranza della ricerca in realtà, come è stato ricordato a Baveno (Verbano-Cusio-Ossola) dove è in corso un seminario sulla malattia.

A coordinare i lavori della 'tre giorni' promossa da Genzyme (gruppo Sanofi) è Giancarlo Comi, Dipartimento neurologico e Istituto di neurologia sperimentale dell'Irccs San Raffaele di Milano: "Abbiamo svolto un lavoro importante di confronto sulla sclerosi multipla - spiega lo specialista - discutendo sui metodi e sulle applicazioni delle tecniche e delle terapie. In particolare, si è approfondito il discorso della sperimentazione di cellule staminali per curare la sclerosi multipla. In Italia se ne sta occupando con grandi risultati un gruppo di medici coordinati da Antonio Uccelli", Centro per la ricerca e la cura della sclerosi multipla e malattie demielinizzanti dell'università di Genova. Una sperimentazione portata avanti a livello mondiale, che nel nostro Paese coinvolge "29 pazienti italiani al momento", precisa Uccelli, e che "speriamo dia risultati positivi entro due anni".

"Le staminali vengono impiegate in una fase iniziale della malattia e consentono alle cellule neurologiche di rafforzarsi. Gli studi condotti dal nostro gruppo vogliono dare una risposta importante a questa malattia", aggiunge lo scienziato. Sono invece già realtà vari farmaci innovativi, e anche Comi sottolinea l'importanza di migliorare l'accesso ai trattamenti: "Trovo spiacevole che questo modo di raggiungere i malati vari da regione a regione, perché tutti devono essere curati allo stesso modo e non si possono avere differenze significative a livello locale. Ci auguriamo che questa uniformità arrivi quanto prima", auspica il past president della Società italiana di neurologia.

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