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Scontri di Coppa Italia, arrestato Genny a' Carogna

22 settembre 2014 | 09.43
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Misura cautelare nei confronti del capo ultrà del Napoli per i fatti avvenuti all'interno e all'esterno dello stadio Olimpico di Roma il 3 maggio scorso. Contestata la maglietta su Speziale. In manette anche altri 4 ultras del Napoli

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Arrestato a Napoli su richiesta della procura della Repubblica di Roma Gennaro De Tommaso, detto Genny a' Carogna. Il provvedimento è stato disposto nell'ambito dell'inchiesta sugli incidenti accaduti all’interno e all’esterno dello stadio Olimpico di Roma il 3 maggio scorso in occasione della finale di Coppa Italia in cui ha perso la vita Ciro Esposito.

Cinque in tutto le ordinanze di custodia cautelari nei confronti di altrettanti ultras del Napoli. Per De Tommaso sono stati disposti gli arresti domiciliari mentre per gli altri quattro è stato deciso l'obbligo di firma.

Come spiegato dal dirigente della Digos di Roma, Diego Parente, De Tommaso è stato "istigatore e leader di atti di violenza" contro le forze dell'ordine messi in atto alcune ore prima della partita, quando un gruppo di un centinaio di napoletani si concentrò in piazza Mazzini con fumogeni e petardi nell'intenzione, secondo l'accusa, di tendere agguati a tifosi della Fiorentina.

Al 38enne, che ha il Daspo per 5 anni, è accusato anche di violazione dell'articolo 2 bis della legge 41/2007 -ovvero ''divieto di striscioni e cartelloni incitanti alla violenza o recanti ingiurie o minacce'' - in relazione alla maglietta indossata dal tifoso con la scritta 'Speziale libero'.

In merito alla presunta trattativa tra l'ultras e le forze dell'ordine per bloccare la partita dopo la notizia del ferimento di Ciro Esposito, Parente ha spiegato: "Non ci fu nessuna trattativa, De Tommaso come scrive il gip ha avuto un comportamento di negazione dell'autorità tanto che chiese di parlare direttamente con Marek Hamisk".

Oltre a De Tommaso, le Digos delle Questure di Roma e Napoli hanno eseguito altre quattro misure cautelari, nei confronti di Massimiliano Mantice, Mauro Alfieri, Genni Filacchione e Salvatore Lo Presti. A Mantice, che dalle immagini registrate dalle telecamere compare tra i tifosi che soccorrono Ciro Esposito nella zona di Tor di Quinto, viene contestato esclusivamente lo scavalcamento della recinzione. Agli altri sono contestati il concorso in resistenza a pubblico ufficiale, il possesso e il lancio di artifizi pirotecnici e altri oggetti atti ad offendere.

Per quanto riguarda la resistenza alle forze dell'ordine Parente ha spiegato che intorno alle 17 un centinaio di tifosi del Napoli, con volti coperti da cappucci e scaldacollo nonostante il caldo e armati di aste, si riunirono a piazza Mazzini, zona non prevista per il passaggio degli ultras. Questi tifosi furono scortati dalle forze dell'ordine fino a Ponte Milvio per evitare che entrassero in contatto con altri tifosi. Durante il tragitto gli ultras del Napoli si resero responsabili del lancio di oggetti contro le forze dell'ordine e di altre violenze.

A un certo punto il gruppo tentò anche di scagliarsi contro un pullman di tifosi della Fiorentina. I tre per i quali è stato disposto l'obbligo di firma sono stati immortalati nei pressi ponte Milvio durante il lancio oggetti pirotecnici: nei filmati si vede anche De Tommaso guidare ed incitare il gruppo.

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