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Caso Yara: scontro procura-difesa su prova Dna

28 gennaio 2015 | 20.14
LETTURA: 5 minuti

Il procuratore capo di Bergamo ribadisce i risultati raggiunti, il legale Salvagni ribatte : 'ammettano gli evidenti e acclarati errori compiuti'. Bossetti è colpevole perché c'è il Dna nucleare sul corpo di Yara o innocente perché non c'è il suo Dna mitocondriale sul corpo della 13enne ? Sarà battaglia sull'attendibilità dell'esame

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Milano, 28 gen. (AdnKronos)

Lo scontro tra la difesa di Massimo Giuseppe Bossetti e la Procura di Bergamo si accende: motivo del contendere il Dna trovato sul corpo senza vita di Yara Gambirasio e che, per ora, è la 'prova regina' di un impianto accusatorio che mostra poche altre carte. Una traccia biologica mista trovata sugli slip della vittima - Dna della 13enne e di 'Ignoto 1' - sufficiente, finora, per portare al fermo del muratore (16 giugno scorso) e a lasciarlo dietro le sbarre.

Una prova granitica che sembrerebbe sfaldarsi alla luce della relazione firmata da Carlo Previderè, nei panni di consulente dell'accusa, dove si riporta una tabella contenente dati del Ris di Parma che mostra come il Dna mitocondriale di Bossetti non coincide con quello del presunto assassino, ma offre una traccia attribuibile a un ipotetico 'Ignoto 2'. In riferimento "alla valenza probatoria del Dna repertato ed utilizzato nel processo" a carico di Bossetti, il procuratore di Bergamo, Francesco Dettori "ribadisce che tale profilo è stato già oggetto di ampia e approfondita valutazione in sede di accertamenti tecnici, con i risultati ampiamente conosciuti e che tali evidentemente rimangono". La replica della difesa di Bossetti non si fa attendere, forte della spiegazione tecnica fornita dagli esperti.

Il Dna nucleare è come le impronte digitali, identifica in modo univoco una persona; quello mitocondriale, più 'resistente', non può essere considerato meno attendibile. A una traccia abbondante di Dna nucleare dovrebbe corrisponderne una direttamente proporzionale di Dna mitocondriale. In questo caso quest'ultimo è assente, mentre il Dna nucleare non lascia dubbi: 'Ignoto 1' è Bossetti.

(Adnkronos) - Un rompicapo - dal punto di vista scientifico è un'anomalia che agli esperti appare inspiegabile - a cui Previderè prova a fornire una spiegazione sottolineando che ci può essere "un numero di mitocondri diverso nelle cellule delle due componenti (vittima e indagato), nel caso in cui queste provengano dallo stesso tessuto biologico (per esempio sangue vittima e sangue indagato)". La spiegazione sembrerebbe non reggere: non è che la stringa di Bossetti è 'meno' presente perché 'coperta' o 'degradata' dalla traccia di Yara, il profilo mitocondriale dell'indagato non c'è. C'è chi sostiene la tesi che la traccia di Yara potrebbe essersi 'mischiata' con quella lasciata in precedenza da un'altra persona estranea al delitto, ma questo non spiegherebbe perché il Dna mitocondriale di Bossetti non c'è.

Qual è l'informazione giusta: Bossetti è colpevole perché c'è il Dna nucleare sul corpo di Yara o innocente perché non c'è il suo Dna mitocondriale sul corpo della 13enne? Un dilemma che, solo altri esperti, potranno sciogliere ma che, al momento, segna un punto a favore della difesa che non risparmia critiche a chi ha condotto le indagini. Per l'avvocato Claudio Salvagni, le frasi del procuratore capo "se effettivamente attribuibili al dottor Dettori", sarebbero "emblematiche dell'operato della Procura e della palese difficoltà, per evidenti motivi, nell'ammettere gli evidenti e già acclarati errori compiuti".

Nel mirino del legale dalla terminologia - "non esiste alcun processo a carico di Bossetti essendo lo stesso solamente, allo stato, indagato" - al contenuto: "non si comprende a quale 'profilo' si riferisca. Se il 'profilo' deve intendersi quello derivante dal Dna nucleare, Dettori dimostra una ulteriore non conoscenza degli atti, essendo ormai acclarato (da ultimo, anche dal Tribunale di Brescia e del Riesame) che detta attività si è svolta non con la forma dell'accertamento tecnico" ossia non alla presenza dei difensori e dei consulenti dell'indagato. "E, anche per tale motivo, - conclude Salvagni - è pendente un procedimento presso la Corte di Cassazione" fissato per il prossimo 25 febbraio.

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