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Vino: l'esperto, scoperta impronta geologica Campi Flegrei

04 giugno 2014 | 13.45
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Il sito oggetto di studio è ubicato sulla collina dello Scalandrone, tra il lago di Averno e il lago Fusaro. Lo studio, portato avanti dai ricercatori di quattro università, costituisce un precedente che potrà essere applicato anche a ricerche su altri prodotti

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Roma, 4 giu. - (Adnkronos/Labitalia) - Scoperta l'impronta geologica del vino dei Campi Flegrei. Lo studio, portato avanti dai ricercatori di tre università campane (Sannio , Federico II, Seconda università) e dell'università di Vienna, è il primo in assoluto e costituisce un precedente che potrà essere applicato anche a ricerche su altri prodotti come il pomodoro nell'ambito della tracciabilità alimentare.

"Nell'ambito degli studi volti alla tracciabilità alimentare -ha affermato Mariano Mercurio, docente di Mineralogia applicata del dipartimento di Scienze e tecnologie dell'Università degli studi del Sannio- in questa fattispecie di un vino, per la prima volta è stata indagata tutta la filiera vitivinicola partendo dal substrato geologico, passando per il suolo per giungere poi alla vigna (rametti, foglie, acini) e infine al vino".

"Il sito oggetto di studio -ha spiegato- è ubicato in uno scenario ricco di storia e di antiche tradizioni vitivinicole quali sono i Campi Flegrei. Il prestigioso distretto vinicolo indagato, relativo anche al Piedirosso, è ubicato sulla collina dello Scalandrone tra il lago di Averno e il lago Fusaro. E' stato scelto questo vitigno in quanto, come è noto, rappresenta un cultivar diffusissimo in Campania e quindi presente nella gran parte dei disciplinari della doc relativi ai vini rossi. Una cantina di Pozzuoli, seguita dall'enologo Vincenzo Mercurio, si è gentilmente prestata al fine di poter circoscrivere l'area di studio nonché sviluppare le microvinificazioni associate alla filiera investigata".

E’ stata validata così l’ipotesi che l’influenza della mineralogia, petrologia e geochimica del substrato su cui si accresce il vitigno è leggibile sotto forma di rapporto isotopico dello stronzio che rappresenta un marker geologico lungo tutto lo sviluppo della filiera.”Questo importante risultato lancia una nuova luce sulla possibilità di tracciare un vino tenendo conto di aspetti legati al substrato geologico -ha concluso Mercurio- su cui si è sviluppato il suolo che ha dato poi vita al vitigno. Il modello scientifico così risultante potrà in un prossimo futuro restituire promettenti risultati anche in altri ambiti alimentari dove è sempre più auspicabile una valorizzazione e tipicizzazione delle colture da cui derivano i prodotti: olio di oliva extra vergine, pomodoro e così via”.”Da sempre l’ordine -ha ricordato Francesco Peduto, presidente dell’Ordine dei geologi della Campania- evidenzia l’importanza non solo della geologia applicata ma di tutte le ‘applicazioni della geologia’, a testimonianza della pluralità dei campi di azione del professionista geologo. Questa ricerca dimostra che anche in settori di nicchia ci possono essere prospettive di lavoro per i geologi e proprio in riferimento alla filiera del vino stiamo elaborando proposte normative che dovrebbero consentire di valorizzare l’elemento geologia con ricadute importanti nel settore vitivinicolo campano”.

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