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Scuola, 3 operatori su 10 rifiutano test sierologico

25 agosto 2020 | 17.37
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Primi dati dai medici di famiglia. Scotti (Fimmg): "Ma da lunedì 31 agosto prevedibile boom richieste tra chi ci ha ripensato"

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(Fotogramma)
Roma, 25 ago. (Adnkronos Salute)

Tre lavoratori della scuola, tra insegnanti e operatori, "rifiutano l'appuntamento per il test sierologico dal medico di famiglia" per la campagna di screening cominciata ieri e che finirà il 7 settembre. Lo riferisce all'Adnkronos Salute il segretario nazionale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg), Silvestro Scotti, in base ai primissimi dati delle telefonate effettuate per la prenotazione dell'esame da una parte dei camici bianchi che sta attivamente contattando gli assistiti a cui è destinato il test.

Ciascun medico di famiglia ha in media 30 pazienti (da un minimo di 15 a un massimo di 50) a cui viene proposto il test, volontario. Ogni camice bianco ha, da alcune settimane, un elenco degli aventi diritto "e molti di noi li hanno già contattati tutti per gli appuntamenti. Ricevendo, nel 30% dei casi un rifiuto. Un dato, quest'ultimo, che, tra l'altro, non ci viene chiesto di registrare", dice Scotti, spiegando che i medici non sono tenuti a contattare direttamente i pazienti, la circolare prevede infatti che sia il paziente a contattare il medico. "E' una nostra iniziativa, utile per organizzare il lavoro e inserire i test. Personalmente, per esempio, dedico a questa attività una seduta fuori dall'orario di studio, con i dovuti distanziamenti. La mia segretaria ha già chiamato tutti. E il 30% ha rifiutato. Un dato riscontrato anche da altri colleghi che applicano la medicina di iniziativa, contattando i pazienti".

Considerato, però, che le scuole riaprono, per il personale, il primo settembre, "temo che il 31 agosto, lunedì prossimo, potremmo avere un boom di richieste, legato a ripensamenti dell'ultimo momento. Questo potrebbe creare intasamenti. Mi appello al senso del dovere dei docenti e degli operatori in modo da non creare intoppi organizzativi. I medici sono disponibili ma serve collaborare", conclude.

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