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Scuola: Parlamento prepara ritorno educazione civica

14 giugno 2015 | 14.52
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Alla Camera la proposta di Pisicchio, 10 ore al mese per la materia 'inventata' nel '58 da Moro.

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Studenti in classe

Un ritorno al passato per costruire il futuro dei giovani cittadini. Il punto di partenza è la scuola: tra un'ora di italiano ed una di matematica deve tornare a trovare posto l'educazione civica, voluta da Aldo Moro nel 1958 ma poi negli anni di fatto dimenticata dai programmi scolastici. A proporre un ritorno in grande stile di questa materia sui banchi di scuola è Pino Pisicchio, presidente del gruppo Misto alla Camera.

La frantumazione dei grandi soggetti collettivi, dai partiti, ai sindacati, ai grandi momenti associativi, insieme alla pervasività dei nuovi media e delle tecnologie digitali, rendono più urgente, sottolinea Pisicchio, "un impegno formativo nei confronti delle nuove generazioni, capace di riempire di senso la dimensione moderna della cittadinanza, declinata nei diversi livelli che vanno dal comune all'Europa e nell'interazione con l'altro".

L'educazione civica, intesa come insegnamento del rispetto e della tolleranza, delle regole basilari della convivenza civile nel quadro delle regole della Carta costituzionale, assume un'importanza decisiva nella formazione dei 'giovani cittadini', sottolinea Pisicchio. E se nel corso dei decenni l'educazione civica è stata spesso una 'quasi materia', ora deve diventare materia scolastica a tutti gli effetti, come la matematica o la lingua straniera, prevedendo almeno dieci ore al mese di insegnamento.

Dal 1979 al 2008 tante definizioni per una 'non materia'L'insegnamento curricolare dell'educazione civica, ricorda Pisicchio, è stato di fatto soppresso nell'anno scolastico 1990-1991, "vittima della spending review che da lì in poi si sarebbe abbattuta sulla scuola, schiacciato all'interno di discipline storiche o, per i pochi istituti superiori che le praticavano, giuridiche. Per lungo tempo, l'educazione civica è sopravvissuta per la buona volontà dei docenti di storia che avrebbero dovuto impegnare solo due ore mensili alla sua trattazione". Poi inizia una lunga esperienza di "mimesi semantica", come la definisce Pisicchio, che porta lo studio della Costituzione (dal 1979 materia per gli studenti della terza media) a chiamarsi, nel 1985 con la ministra della Pubblica istruzione Franca Falcucci, 'educazione alla convivenza democratica'; poi, nel 1996 con il ministro Giancarlo Lombardi, 'educazione civica e cultura costituzionale'; quindi, nel 2003 con la ministra Letizia Moratti, 'educazione alla convivenza civile', fino a diventare nel 2008, con la ministra dell'Istruzione Mariastella Gelmini, 'cittadinanza e Costituzione'. "L'unico fil rouge che ha legato le diverse esperienze ministeriali -rileva Pisicchio- è stata la condizione immutata dell'educazione civica, apprezzata come 'non materia', una sorta di petizione ideologica che non ha mai trovato un 'adeguato posto nel quadro didattico della scuola', così come, invece, chiedeva nel 1953 il ministro Aldo Moro". Oggi sembra più che mai urgente insistere sul valore centrale della democrazia partecipativa, in una fase in cui la disaffezione dei cittadini verso le istituzioni e la res publica è più forte che mai.

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