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Scuola, istituti in attesa di risposte: "Confusione su test sierologici a docenti"

28 agosto 2020 | 19.33
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Da Roma a Cagliari presidi preoccupati per la riapertura. Caos denunciato anche dai sindacati. Azzolina: "Non arriveranno certificati in massa". Da Arisa ad Albano, dalla Cucinotta alla Ventura l'appello ai prof: "Fate il test"

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(Fotogramma)

Manca davvero poco alla riapertura delle scuole in tutta Italia, ma sono ancora molti i problemi da risolvere, mentre continuano le polemiche riguardanti soprattutto i test sierologici, facoltativi, per i docenti e il personale scolastico. I presidi dei vari istituti sono poi alle prese anche con la gestione dell'arrivo dei nuovi banchi, monoposto e, in alcuni casi, a rotelle. E i sindacati denunciano la grande confusione che ancora regna nell'organizzazione del rientro a scuola in presenza e in sicurezza.

A Roma, Frère Alessandro Cacciotti, direttore del Collegio San Giuseppe-Istituto de Merode, ha parlato all'Adnkronos di "confusione totale legata ai test. Come, dove e quando li devono fare questi esami? Non si sa nulla, avevo sentito la Asl Roma1 tempo fa, poi mai più. Sono contrario anche ai sierologici facoltativi, dovrebbero essere obbligatori per tutti, compresi gli studenti. Alcuni ragazzi sono risultati positivi in giro per il mondo quest'estate e non è nemmeno prevista l'obbligatorietà per loro. Per fortuna, molti li stanno facendo per conto proprio a loro spese".

Nel corso della giornata, poi, lo stesso Cacciotti ha raccontato di aver ricevuto la telefonata che aspettava da parte della Asl di riferimento e di aver risolto il problema.

Attesa anche ai licei romani 'Mameli' e 'Azzarita' e al 'Polo Tecnologico Economico' di via Caposile, dove il preside di tutti e tre gli istituti, Roberto Gueli, "attende la chiamata delle Asl. Verranno infermieri qui e li faranno a docenti e personale. Noi stiamo facendo tutto il possibile per garantire il massimo della sicurezza entro il 14 settembre, in primis ai ragazzi. È la cosa più importante. Non c’è né ottimismo, né disfattismo. Vediamo quello che succede".

Sulla stessa lunghezza d'onda il preside del liceo 'Antonio Genovesi' di Napoli, Vittorio Delle Donne, che spiega di "aver comunicato a tutti i docenti la possibilità di eseguire i test" e che il ragionamento al momento è incentrato soprattutto sulla "possibilità di ridurre e alleggerire la didattica in presenza a massimo 4 o 5 ore consecutive, perché è difficile immaginare che i ragazzi possano restare seduti 6 o 7 ore con la mascherina, o senza mascherina ma senza potersi muovere e indossandola appena si alzano". "Noi poi abbiamo la fortuna - aggiunge Delle Donne- di stare nel centro storico di Napoli, quindi cercheremo di cadenzare tutta una serie di uscite che nel corso dell'anno preventiviamo sempre di fare".

Duro anche il commento del presidente regionale dell'Associazione regionale dei Dirigenti scolastici Sardergna, Anna Maria Maullu, che dirige l'Istituto professionale per i servizi sociali 'Sandro Pertini' di Cagliari. "Non possiamo dire che la scuola sarda sia pronta alla riapertura, il prossimo 22 settembre, ma certamente che ha lavorato tutta l’estate per esserlo", dice. "I nostri insegnanti non sono contrari al test - prosegue - in Sardegna le resistenze nascono dal fatto che non si capisce chi debba farli".

"Noi ci stiamo muovendo, come tutti i colleghi, per cercare di organizzare il tutto al meglio, ma con la sensazione di essere su terreno scivoloso e instabile, anche a causa dei segnali di una ripresa del contagio". A raccontarlo è Paolo Bernardi, dirigente scolastico dell'Istituto tecnico commerciale statale 'Rosa Luxemburg' di Bologna.

Per Rino Di Meglio, coordinatore nazionale Gilda Insegnanti, "il test sierologico è un dovere per un docente, un dovere civico. Io esorto tutti ad effettuarlo senza remore, considerato che non è invasivo e che non vi è rischio".Secondo Pino Turi, della Uil Scuola per i test ''serve una direttiva nazionale. Ogni regione va per conto suo. Ci sono regioni che hanno già iniziato, altre che invece sono ancora ferme. E' giusto far fare i test ai docenti e al personale scolastico, - afferma Turi - anche per un controllo della pandemia, oltre che per una sicurezza all'interno degli istituti. A me poi non risulta che gli insegnanti non vogliano fare il test, lamentano disorganizzazione".

La confusione per il rientro a scuola viene espressa anche da Maddalena Gissi, segretaria generale della Cisl Scuola. "Noi come sindacato abbiamo lanciato una campagna si sensibilizzazione per invitare i colleghi docenti ad effettuare i test, l'abbiamo chiamata 'Io faccio il test' perché per noi è fondamentale che si certifichi la condizione di salute degli insegnanti e del personale della scuola prima dell'inizio dell'anno, anche per dimostrare in caso di eventuali epidemie di essere entrati a scuola in buone condizioni di salute". "Per effettuare i test però ci sono delle criticità, oltre alla lunga attesa all'Asl, - spiega Gissi - i medici di medicina generale si sono rifiutati di effettuarli lamentando il fatto di non avere direttive nel caso in cui un test risulti positivo e venga confermato dal tampone. Il medico, il suo staff e i pazienti che hanno frequentato lo studio nel periodo dei test, in caso di positività cosa succede? Deve chiudere lo studio? E i pazienti? I medici di famiglia non hanno ricevuto alcuna indicazione per affrontare tale eventualità". Intanto a Nembro, Alzano Lombardo e Codogno – tra le zone più colpite dal virus – sono arrivati oggi a destinazione (distribuiti dall'Esercito) i primi banchi monoposto realizzati per la riapertura delle scuole in sicurezza dopo la pandemia. "Un segnale importante, un punto di ripartenza. A livello simbolico significa molto", le parole all'Adnkronos dell’ex calciatore Giuseppe Signori, nato proprio ad Alzano Lombardo.

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