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Se il Covid minaccia la natura (e chi ci lavora)

11 marzo 2021 | 14.04
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Il 20% dei ranger ha perso il lavoro, 22 Paesi hanno proposto o promulgato dei tagli ai bilanci di conservazione e più della metà delle aree protette dell'Africa sono state costrette a fermare o ridurre le azioni di conservazione. La denuncia di Iucn

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- Thomas Cristofoletti, Wwf US

La pandemia ha avuto un impatto significativo sulla conservazione della natura in tutto il mondo, compresa la perdita di posti di lavoro tra i ranger delle aree protette, la riduzione delle pattuglie anti-bracconaggio e i tagli alla protezione ambientale. E 22 Paesi hanno proposto o promulgato dei tagli ai bilanci di conservazione. Più della metà delle aree protette dell'Africa e un quarto di quelle in Asia sono state costrette a fermare o ridurre le azioni di conservazione, come ad esempio la presenza di pattuglie sul campo e le operazioni anti-bracconaggio, ma anche l'educazione alla conservazione e la divulgazione.

A denunciarlo è la Iucn (Unione Internazionale per la conservazione della natura) che pubblica oggi una raccolta di nuove ricerche in un numero speciale di "Parks", la sua rivista dedicata alle aree protette. Ad emergere è che, per esempio, in Brasile si stima che la riduzione del numero di visitatori porti potenzialmente a una perdita di 1,6 miliardi di dollari per le imprese che lavorano direttamente e indirettamente con il turismo intorno alle aree protette, mentre in Namibia - secondo le prime stime - le riserve naturali potrebbero perdere 10 milioni di dollari di entrate dirette dal turismo.

Giù lo stipendio per un ranger su 4, il 20% ha perso il lavoro

Giù lo stipendio per un ranger su 4, il 20% ha perso il lavoro. La pandemia ha colpito anche i mezzi di sussistenza dei ranger delle aree protette e delle loro comunità. Un'indagine sui ranger in più di 60 Paesi ha rilevato che più di un ranger su quattro ha visto il proprio stipendio ridotto o ritardato, mentre il 20% ha riferito di aver perso il lavoro a causa dei tagli di bilancio legati alla pandemia. I ranger dell'America Centrale e dei Caraibi, del Sud America, dell'Africa e dell'Asia sono stati colpiti più fortemente dei loro colleghi in Europa, Nord America e Oceania, dove la maggior parte delle aree protette sono state in grado di mantenere le operazioni principali nonostante le chiusure forzate e le perdite delle entrate legate al turismo.

Per quanto l'impatto di queste cifre sia sconcertante e di vasta portata, almeno 22 Paesi hanno proposto o promulgato dei tagli ai bilanci di conservazione in seguito all’emergenza da Covid-19, azione che va a minare una rete di protezione per molte delle comunità colpite e uno dei nostri più forti alleati contro la diffusione di future pandemie: la natura.

'Il Covid-19 ha mostrato il nostro rapporto malato con la natura'

"La pandemia da Covid-19 è stata una tragica dimostrazione del nostro rapporto malato con la natura e la prova che abbiamo ancora molta strada da fare - afferma Mariana Napolitano Ferreira, responsabile scientifico del Ww Brasile - Continuiamo a distruggere la natura quando la scienza mostra chiaramente che dobbiamo agire con urgenza per proteggerla e conservarla, sia perché rappresenta un’ancora di salvezza per le comunità colpite, sia perché è uno dei nostri più forti alleati contro future epidemie zoonotiche. I leader globali devono imparare la lezioni dettata da questa crisi e intensificare il sostegno e gli investimenti per le aree protette, rafforzando gli aiuti alle comunità locali e le popolazioni indigene che da queste dipendono e le salvaguardano".

Il numero di Parks dedicato al tema raccoglie saggi scritti da circa 150 autori, tra cui Yolanda Kakabadse, ex presidente del Wwf; l'ex presidente della Colombia e vincitore del premio Nobel per la pace, Juan Manuel Santos; l'ex presidente dell'Irlanda ed ex Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Mary Robinson; il biochimico e vincitore del premio Nobel per la medicina, Sir Richard Roberts.

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