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Segano le sbarre ed evadono da Rebibbia Pagano: "Episodio del tutto eccezionale"

12 febbraio 2014 | 13.08
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Roma, 12 feb. (Adnkronos/Ign) - Proseguono in tutta Italia le ricerche dei due detenuti evasi nella tarda serata di ieri dal carcere di Rebibbia, a Roma. I due, entrambi italiani di 34 e 42 anni, hanno segato le sbarre del carcere e si sono poi calati dal muro di cinta con delle lenzuola annodate. Dalla notte scorsa sono in corso posti di blocco e ricerche a Roma e nelle altre regioni.

''Stiamo accertando la dinamica esatta dell'evasione e collaboriamo, anche attraverso il nostro nucleo investigativo, alle ricerche: è probabile che non abbiano sostegno all'esterno, e questo ci fa pensare che la loro cattura sia possibile in tempi brevi'', dice all'Adnkronos il vice capo del Dap, Luigi Pagano. ''Vorrei comunque ricordare -prosegue Pagano- che la Terza Casa di Rebibbia da decenni ha un regime a trattamento avanzato, i cui risultati si sono visti sul campo in merito al reinserimento sociale dei detenuti. L'ultima evasione -ricorda- risale a oltre 20 anni fa. Questo episodio, pur nella sua serietà, è del tutto eccezionale, come dimostra proprio la storia degli ultimi anni''. Secondo il dirigente dell’Amministrazione penitenziaria, “anche in questo caso, mi sentirei di dire, non bisogna troncare esperienze trattamentali di questo genere ma vedere cosa non ha funzionato e adottare le misure opportune affinché episodi simili non si ripetano, pur mantenendo il regime esistente”.

Non la pensa così il segretario nazionale del Sappe, Donato Capece, che spiega: ''Questo è il risultato della fallimentare vigilanza dinamica, che azzera la sicurezza nelle carceri. I vertici del Dap si dimettano ammettendo la propria sconfitta".

"I due evasi - continua - sono Giampiero Cuttini, classe 1973, e Sergio Di Palo, del '79. Sono stati condannati con fine pena al 2018 per rapina, furto e ricettazione. Hanno fatto perdere le proprie tracce dopo aver segato le sbarre ed essersi calati con le lenzuola dal secondo piano della Terza Casa di Rebibbia''.

''Il Sappe -conclude Capece- oltre a denunciare le gravi carenze di organico della polizia penitenziaria, chiede l'immediato ripristino della vigilanza a posto fisso'', un regime ''che consente di garantire sicurezza agli stessi detenuti evitando questo inutile smacco agli agenti penitenziari''.

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