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Strage Casteldaccia, Comune sotto accusa

05 novembre 2018 | 08.55
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(Foto Afp) - AFP

Già dal 2011 il Comune di Casteldaccia avrebbe potuto eseguire l’ordinanza di demolizione per la villetta abusiva travolta sabato sera da acqua e fango proveniente dal fiume Milicia. Il Consiglio di Stato e della Giustizia amministrativa attraverso una nota ha fatto sapere che "il Tar Sicilia - Palermo non ha mai sospeso l'ordinanza di demolizione". "Né può sostenersi - si aggiunge -che la semplice presentazione di ricorso sia di per sé sufficiente a bloccare l'efficacia dell'ordine di demolizione" del sindaco dell'immobile. "In ogni caso, nel 2011 il giudizio al Tar si è concluso e l'ordinanza di demolizione del sindaco non è stata annullata". In altri termini l'ordinanza di demolizione in questi anni poteva essere eseguita.

LA REPLICA DEL SINDACO - All'Adnkronos il sindaco di Casteldaccia Giovanni Di Giacinto spiega: "Per l'ufficio tecnico del Comune sino a ieri sera il ricorso al Tar risultava pendente - spiega all'Adnkronos il primo cittadino - perché nessuno ha mai notificato al Comune che il ricorso non era più pendente dal 2011".

Insomma per il Comune il ricorso era ancora attivo. A testimoniarlo anche una nota, inviata nel novembre del 2013, dall'ufficio tecnico alla Procura di Termini Imerese in cui gli uffici comunali spiegavano di non poter procedere all'abbattimento dell'immobile per via del procedimento pendente dinanzi al Tar. "Per l'ufficio tecnico il ricorso risultava pendente perché nessuno ha notificato la decadenza del provvedimento - dice ancora Di Giacinto -. Il ricorso è decaduto perché la parte ricorrente non ha mai chiesto che venisse fissata l'udienza e il procedimento decade automaticamente. Ma questa comunicazione a noi non è stata mai fatta. Mi dicono che la legge prevede questo, che non si faccia la comunicazione, noi ne prendiamo atto, pur non condividendo la procedura".

"Per quanto ci riguarda - aggiunge - quell'immobile era vuoto. I vecchi proprietari risultano trasferiti a Palermo dal febbraio del 2011. Quindi per il Comune - sottolinea - non c'erano residenti in quella casa. Non è stata fatta alcuna comunicazione di voltura rispetto alla Tarsu, ancora oggi trasmessa ai vecchi proprietari, e lo stesso per quanto riguarda il contatore Enel. La magistratura farà chiarezza anche su questo".

COMUNE SENZA SOLDI -"Questo è il momento del dolore e del cordoglio per le vittime. Io - afferma - ho massima fiducia nell'operato della magistratura e aspetto che sia fatta chiarezza. Non servono i processi mediatici e non sono interessato a fare polemiche. Ci sto mettendo la faccia, non mi sto tirando indietro perché non voglio far passare l'idea che qui a Casteldaccia, c'è qualcuno dell'amministrazione che scappa". Poi annuncia di aver chiesto un incontro al presidente della Regione: "Noi siamo un Comune in dissesto finanziario e non abbiamo i soldi per le demolizioni. Non posso anticiparli perché recuperarli dai proprietari è praticamente impossibile, basta trovare un nullatenente per dire addio a quei soldi".

L'INCHIESTA - Intanto la Procura di Termini Imerese indaga per disastro colposo e omicidio colposo. Ne dà conferma all'Adnkronos il Procuratore Ambrogio Cartosio che ieri si è voluto recare personalmente sul luogo del disastro e sorvolato la zona. "Ma siamo ancora nelle primissime fasi delle indagini - dice il magistrato- al momento stiamo indagando contro ignoti e già nei prossimi giorni potrebbero esserci importanti sviluppi". La villetta e tutta l'area circostante, compresa la strada che porta all'immobile abusivo, è stata sequestrata. La Procura ha sequestrato decine di documenti prelevati dal Comune di Casteldaccia e che riguardano non solo l'immobile travolto dal fango ma anche tutte le case nella zona circostante.

COSA È ACCADUTO - Solo in quattro si sono salvati. Tutti gli altri, ben 9 persone, componenti di due gruppi familiari, sono morti quando la villetta è stata travolta da acqua e fango proveniente dal fiume Milicia hanno sfondato i vetri della villetta di Casteldaccia, raccontano i soccorritori che sono intervenuti subito dopo la tragedia nell'abitazione che si trova a poche centinaia di metri dal fiume esondato. "Non c'è stato il tempo per salvarsi", dicono. L'acqua e il fango hanno raggiunto il tetto della casa dove due nuclei familiari si erano riuniti per festeggiare il ponte di Ognissanti. I morti sono due bambini di uno e tre anni, un ragazzo di 15 anni e 6 adulti. A salvarsi un uomo e due bambine che avevano da poco lasciato le famiglie per andare a comprare dei dolci e un altro uomo, il 35enne Giuseppe Giordano, che trascinato fuori dalla villetta si è aggrappato a un albero. Nell'alluvione l'uomo ha perso la moglie e due figli, una di un anno e uno di 15. "Sono rimasto aggrappato per più di due ore e mezzo a un albero. Gridavo con tutta la forza in corpo - racconta - per chiedere aiuto per i miei familiari. Ma ho perso tutto. Mia moglie e due figli. Sono un uomo disperato". Giordano ha un'altra figlia, che si è salvata perché era andata con lo zio a comprare i dolci.

Le salme delle nove persone morte sono state trasferite nella notte nella chiesa Madonna di Lourdes della Zisa a Palermo. Le bare sono state sistemate nella chiesa dove è allestita la camera ardente in attesa dei funerali che saranno celebrati domani mattina alle 11. Lo ha confermato padre Filippo Sarullo, parroco della Cattedrale.

Le vittime sono la moglie dell'unico superstite Giuseppe Giordano, Stefania Catanzaro di 32 anni, la figlia di un anno Rachele e il figlio Federico di 15 anni. Morti anche i genitori di Giordano, Antonino Giordano di 65 anni e la moglie Matilde Comito. E, ancora, la sorella Monia Giordano, 40 e il fratello Marco Giordano di 32. Il figlio di tre anni della donna, Francesco Rughoo, oltre alla nonna del bimbo, Nunzia Flamia di 65 anni.

Il commerciante 35enne si è accasciato a terra accanto alla piccola bara bianca contenente le spoglie della figlia Rachele. La bara è aperta e accanto ci sono due piccoli peluche. L'uomo è stato accompagnato prima in sagrestia e poi fuori dalla chiesa dove è stato fatto sedere. Dopo venti minuti ha chiesto di rientrare per stare accanto ai sui familiari.

Decine di cittadini palermitani stanno lasciando tanti fiori bianchi all'ingresso della chiesa dove c'è la camera ardente. Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ha proclamato per domani il lutto cittadino e ha disposto che siano esposte le bandiere a mezz'asta negli edifici comunali.

"Il dolore è troppo grande, non solo per mio fratello ma per tutti noi. Spero solo che i miei nipoti, mia cognata non abbiamo sofferto troppo. Tutto questo dolore è atroce". Lo dice tra le lacrime Nunzia Giordano, zia di Giuseppe Giordano che nell'alluvione ha perso tutta la sua famiglia. "Vedere la bara dei miei nipoti, di mio fratello, dei bambini fa troppo male - dice ancora Nunzia Giordano, all'uscita dalla camera ardente - queste morti si potevano evitare. Anzi, si dovevano evitare, perché i miei familiari si erano riuniti lì solo per festeggiare il ponte di Ognissanti. Invece hanno perso la vita". "Tutto questo è profondamente ingiusto - dice ancora la donna- vedere mio nipote che piange per avere perso tutta la sua famiglia è atroce".

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