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Serraj scrive all'Onu

11 aprile 2019 | 14.56
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Il presidente del Consiglio presidenziale di Tripoli: "Haftar non è partner per la pace". Colloquio con Merkel

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(Ipa /Fotogramma)

Khalifa Haftar non è "un vero partner per la pace" e l'Onu deve "adottare urgentemente le misure necessarie" a fermare il suo attacco. E' quanto scrive Fayez Mustafa al-Serraj, Presidente del Consiglio presidenziale del Governo di Riconciliazione nazionale della Libia, in una lettera a Christoph Heussgen, Christoph Heusgen, presidente di turno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

"Abbiamo ripetutamente lanciato degli avvertimenti - rileva Serraj - sul pericolo che la situazione in Libia potesse arrivare a un livello ingestibile, a causa dell'insistenza di alcune parti libiche a cercare interessi personali dimenticando gli interessi del proprio popolo, e il Governo di accordo nazionale ha sollecitato il vostro Consiglio ad ammonire qualsiasi parte la cui condotta costituisca un pericolo per il processo politico, le vite e le proprietà dei civili. Gli attacchi aerei su Tripoli e altre città ora, da parte delle forze di Khalifa Haftar - che consideravamo fosse tra coloro intenzionati a portare il paese verso la pace - hanno portato e continuano a portare alla perdita di vite dei libici e la distruzione di proprietà private e pubbliche, e hanno messo a rischio la vita dei civili".

"Questa guerra, iniziata da Haftar nel corso della prima visita del Segretario Generale nella capitale, ha dimostrato che Khalifa Haftar non era un vero partner per la pace e questo attacco non si sarebbe verificato senza l’interferenza di paesi stranieri che non hanno permesso al mio paese di raggiungere la stabilità, per i loro interessi personali, e hanno contribuito notevolmente ad ostacolare il lavoro dello Stato, paralizzando -denuncia Serraj- la sua capacità di controllare la situazione e garantire una vita sicura ai cittadini".

"Da quando il Consiglio si è assunto l’onere del dossier libico nel 2011, e dopo la fine delle operazioni militari in quel periodo -aggiunge Serraj nella lettera all'Onu- la Libia è stata lasciata in uno stato di anarchia, in mano a soggetti che applicano agende straniere, terroristi e bande criminali. Anche se la questione libica è ancora sotto l’attenzione del vostro Consiglio, tuttavia, e la realtà del caso lo dice, il vostro Consiglio non si è ancora concordato su un documento che rifletta una visione unitaria dell'organismo internazionale responsabile della sicurezza e della pace internazionali, riguardo all’attuale aggressione militare, i crimini di guerra commessi e le gravi violazioni dei diritti umani da parte delle forze di Khalifa Haftar, come il bombardamento indiscriminato dei quartieri civili e il reclutamento dei bambini, come dimostra l'ultimo bombardamento contro l’aeroporto civile di Mitiga, in pieno giorno".

"Senza dubbio, il ritardo nell'adottare misure appropriate per fermare l’aggressione, in cui vengono utilizzati tutti i tipi di armi, compresi i caccia, si tradurrà in perdite catastrofiche, umane e materiali, che non possiamo immaginare". Serraj chiede quindi al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite "di adottare urgentemente le misure necessarie a fermare questo attacco e far tornare immediatamente le forze di Khalifa Haftar da dove sono venute, e non tollerare coloro che ricorrono all'uso della forza come mezzo per raggiungere il potere, dimenticando che c’è un popolo che decide chi lo deve governare, attraverso elezioni libere e trasparenti".

"Con rammarico, e viste le circostanze imposte contro la nostra volontà dalle ostilità in corso a Tripoli, abbiamo preso atto dell'annuncio del Sig. Ghassan Salamé, Rappresentante speciale del Segretario Generale, sul rinvio della data della conferenza nazionale, sulla quale i libici avevano riposto molte speranze per uscire dal loro calvario. Queste speranze -osserva- si sono trasformate in un incubo, in cui molte vite sono andate perse, e sfortunatamente, è una guerra tra i libici, e il perdente è la patria. Nel momento in cui confidavamo che i giovani potessero essere il pilastro di una patria in cui vivere tutti in sicurezza e prosperità, ecco che invece li vediamo oggi sfruttati come carburante in questa devastante guerra".

Serraj ribadisce quindi "che l'aggressore non può essere equiparato all'aggredito, e il vostro Consiglio deve fare pressioni sugli Stati che sostengono questo aggressore: o la smettono di sostenerlo o il Consiglio di Sicurezza sospenda l'embargo sulle armi che è stato imposto a noi, che siamo un'autorità legittima riconosciuta a livello internazionale, in modo che possiamo difenderci".

"Ancora una volta, confermiamo che non abbandoneremo i nostri principi per la costruzione di uno Stato civile, e il popolo libico non permetterà il ritorno di un regime totalitario: questa -conclude nella lettera indirizzata a Christoph Heusgen- è una linea rossa che non può essere tollerata, soprattutto dopo i grandi sacrifici che il nostro popolo ha offerto per la libertà. Dunque, attendiamo con impazienza che il vostro Consiglio sostenga il popolo libico per raggiungere la stabilità e garantirla, affinché possa godere dei valori della libertà, della giustizia e dello stato di diritto".

COLLOQUIO CON MERKEL - "Apprezzamento per la posizione tedesca" sulla crisi libica è stata espressa dal capo del consiglio presidenziale libico, Fayez al-Serraj, nel corso di un colloquio telefonico con la cancelliera tedesca, Angela Merkel. Lo ha riferito una nota diffusa sulla pagina Facebook del governo di concordia nazionale di Tripoli.

Serraj, si legge nel comunicato, durante la telefonata ha invitato la comunità internazionale ad avere una posizione "più determinata ed efficace contro l'aggressione" del generale Khalifa Haftar. Secondo il capo del consiglio presidenziale, quello in corso è un "conflitto tra coloro che cercano la militarizzazione dello Stato e quelli che sono impegnati per la costruzione di uno Stato civile".

Nella nota si evidenzia quindi che la cancelliera tedesca "ha condannato l'attacco alla capitale", sostenendo "la necessità che le forze di Haftar si fermino immediatamente, ritirandosi" verso le posizioni che avevano prima dell'inizio dell'offensiva.

La Merkel, prosegue il comunicato, ha anche sottolineato "il grave danno causato da questa operazione militare al percorso politico sotto l'egida dell'Onu", ribadendo che "non esiste soluzione militare alla crisi libica" e che è "necessario tornare al dialogo e alla comprensione" tra le parti libiche.

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