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Sette capodogli spiaggiati a Vasto: tre sono morti, tornati in mare gli altri

12 settembre 2014 | 14.47
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A scoprirli sono stati alcuni surfisti. I cetacei sopravvissuti sono stati rimessi in libertà con l'aiuto di molti volontari: una lunghezza tra gli 11 e i 12 metri e pesano circa 10 tonnellate ciascuno (Fotogallery). Il sindaco: "Fatto l'impossibile"

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Ancora una storia di animali commuove l'Italia. Sette capodogli spiaggiati sono stati trovati da alcuni surfisti nel lido Punta Penna, nell'area di Vasto (Fotogallery).

Quattro sono tornati in mare aperto, gli altri tre invece non ce l'hanno fatta e sono morti quasi subito. A provocarne la morte, come ha spiegato Vincenzo Olivieri del Centro nazionale Studi Cetacei, non è stata tanto l'assenza d'acqua quanto la pressione che, in una secca, diventa insopportabile per esemplari come quelli di Punta Penna, tra gli 11 e i 12 metri di lunghezza e attorno ai 10 quintali.

Questo peso, insieme alla gravità, ha spiegato Olivieri a 'ilnuovoonline.it', schiaccia gli enormi esemplari che muoiono praticamente soffocati dal loro stesso peso.

Per spostare i giganti del mare dalla secca è stato tentato di tutto, dalla spinta a braccia al traino con un peschereccio: alla fine quattro capodogli sono stati avviati al largo. Per aiutare questi giganti del mare a uscire dalla sabbia è stata usata anche una ruspa meccanica.

Sul posto, il personale della Capitaneria di Porto che ha coordinato le operazioni, Protezione Civile, carabinieri e i sommozzatori provenienti da Ancona. Numerose le autorità che hanno voluto seguire da vicino le operazioni: tra queste il sindaco di Vasto Luciano Lapenna e il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D'Alfonso. "E' stata una corsa contro il tempo, abbiamo fatto di tutto per salvarli" ha affermato all'Adnkronos il primo cittadino. Informato dal Reparto Marino Ambientale della Guardia Costiera il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti.

Questi cetacei, che avrebbero perso l'orientamento, appartengono a un gruppo già monitorato di recente davanti la Croazia. "Gli esperti cercheranno di capire come sia successo ma intanto - commenta l'associazione Marevivo - sta sotto gli occhi di tutti che il mare è sempre più in sofferenza per ragioni arcinote: inquinamento, cambiamento climatico, acidificazione delle acque, sovrasfruttamento delle risorse ittiche, cementificazione delle coste e trivellazioni".

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