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Sfruttamento della prostituzione e droga, smantellata banda italo-romena in Puglia

12 marzo 2014 | 14.36
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I finanzieri della Tenenza di Molfetta, coadiuvati dai colleghi del Gruppo di Barletta, del Nucleo di Potenza, del Gruppo Pronto Impiego di Bari, delle Compagnie di Trani e Lauria (Pz) e della Tenenza di Andria, sono stati impegnati stamani nell'esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 12 soggetti, nell'ambito di un'operazione di polizia, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia presso la Procura della Repubblica di Bari, contro una cellula criminale italo-rumena dedita alla commissione di reati in materia di riduzione in schiavitù, sfruttamento della prostituzione e spaccio di sostanze stupefacenti nel territorio di Terlizzi (Ba) e Bisceglie (Bt).

Le indagini sull'organizzazione italo-rumena dedita allo sfruttamento della prostituzione e alla riduzione della schiavitu', sgominata stamane dai finanzieri della Tenenza di Molfetta, in provincia di Bari, e della Compagnia di Barletta, hanno fatto luce sulla vita quotidiana sconcertante di queste giovanissime ragazze, sfruttate dai loro connazionali, portate in Italia con false promesse di matrimonio e comunque di una vita migliore e poi private dei documenti ed avviate all'attivita' di vendita del proprio corpo sotto il costante controllo dei loro sfruttatori e di altre persone che con loro collaboravano, con compiti svariati, nell'attivita' illecita.

Le donne, che non disponevano di documenti, si trovavano, infatti, costrette a svolgere la prostituzione in una condizione, ritengono gli inquirenti, di schiavitu' o comunque di asservimento e di soggezione continuativa imposta dal loro 'capo'. Gli arrestati avrebbero in precedenza acquistato 'a tempo' le ragazze dai loro precedenti 'padroni' e le avrebbero introdotte in Italia, mediante l'inganno, con l'obiettivo di farle lavorare per 4-5 mesi come prostitute per ricavare proventi economici da investire per acquisti immobiliari, per poi, dopo averle 'spremute' al massimo, permutarle con l'acquisto di altre ragazze 'piu' fresche'.

Gli sfruttatori riscuotevano la quasi totalita' dei proventi, imponendo alle giovani donne gli orari di lavoro, le tariffe da richiedere ai clienti e gli incassi giornalieri da conseguire per poter tornare a casa senza essere picchiate, cosa che, in realta', avveniva invece di sovente. Sulla strada non erano ammessi ritardi, non erano consentite pause ne' tantomeno era possibile, per le ragazze rumene, abbandonare, anche solo temporaneamente, il luogo di lavoro o perdere troppo tempo con i singoli clienti.

Per ogni minima esigenza personale, le giovani dovevano chiedere ed ottenere il permesso dal loro padrone, come ad esempio, per effettuare una semplice ricarica al telefono cellulare. Erano costanti le minacce finalizzate a tenere le giovani costantemente sotto pressione, nella prospettiva di potenziare la loro produttivita' lavorativa. Era inammissibile ogni forma di lamentela e, se si rientrava a casa lasciando il lavoro prima del previsto, si veniva accolte con esplicite minacce all'incolumita' fisica, stessa cosa se non si guadagnava abbastanza. Lo spazio di autodeterminazione delle ragazze veniva negato anche quando si trattava, come in un caso, di scelte delicate, come quelle di portare o meno a termine un'eventuale gravidanza.

Particolari agghiaccianti e una elevata efferatezza degli indagati sono emersi dalle intercettazioni telefoniche relative all'inchiesta. Le conversazioni tra le ragazze costrette alla prostituzione ed i loro padroni/sfruttatori documentano l'assoggettamento totale delle giovani donne, il loro metodico, quotidiano sfruttamento che garantiva significativi introiti. Quando parlavano tra loro, gli indagati si riferivano alle ragazze rumene definendole spesso come 'bagagli', manifestando, in tal modo, tutto il loro disprezzo per la dignita' personale delle vittime.

Il gruppo criminale era anche dedito ad attivita' connesse allo spaccio di sostanze stupefacenti. Due, infatti, i filoni di indagine.

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