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Si apre era Tononi, può portare un partner al Monte dei Paschi

14 settembre 2015 | 18.34
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Inizia l'era di Massimo Tononi alla presidenza di Mps. L'assemblea dei soci della banca di Rocca Salimbeni sancirà domani ufficialmente il passaggio di consegne con Alessandro Profumo, che ha già lasciato il suo incarico all'inizio di agosto. L'indicazione del presidente di Borsa italiana è stata firmata da Fondazione Mps, Fintech e Btg Pactual ma è ormai scontato che possa ottenere un largo consenso fra i soci, con il sostegno già assicurato da Tesoro, Axa e Falciai.

Il nuovo presidente, insieme all'amministratore delegato Fabrizio Viola, sarà chiamato a investire tutta la sua esperienza professionale per affrontare i principali dossier che restano aperti. A partire dalla necessità, indicata dalla Bce e senza una alternativa percorribile, di trovare un partner che possa offrire alla banca un futuro stabile. La strada tracciata da Francoforte, del resto, è chiara: non è ipotizzabile a lungo uno scenario stand alone, dopo la ricapitalizzazione da 3 mld necessaria a centrale il target di capitale richiesto. Questo, considerato che la banca resta un osservato speciale. Gli istituti italiani sono sotto esame da parte della Bce per l'analisi annuale dello Srep (Supervisory review and evaluation process), lo strumento individuato per misurarne la solidità in termini patrimoniali. E il Monte, insieme a Carige, Veneto Banca e la Popolare di Vicenza sarebbero in quarta fascia, quella destinata agli istituti che presentano ancora 'rischi elevati'.

Il problema principale, in questo scenario, è che non c'è la fila alla porta del Monte. Anzi, nonostante l'approfondita ricerca da parte degli advisor Ubs e Citigroup, ancora non si è profilata nessuna possibile aggregazione concreta. E se la richiesta della Bce non è stata accompagnata da un termine perentorio entro il quale portare a termine un'operazione, è evidente che non si possa andare oltre il 2016. In questo senso, l'esperienza e i contatti di Massimo Tononi potrebbero rivelarsi un bagaglio utile per sbloccare quella che inizia a profilarsi come una pericolosa impasse. "E' un grande esperto di mergers &acquisitions, l'uomo giusto per tentare di valutare le opportunità che il mercato dovesse offrire e, soprattutto, di cogliere quella giusta", fa notare all'Adnkronos un banchiere che conosce bene il prossimo presidente del Monte.

L'ultimo in ordine di tempo a descrivere 'in chiaro' lo scenario è stato il presidente della Fondazione Mps Marcello Clarich. "Bisogna vedere quando si insedierà il nuovo presidente, i contatti che ci saranno con la Bce, che mi pare non abbia cambiato opinione. Sono tutte cose da vedere in autunno”, che per il presidente sarà “intenso”, ha previsto la settimana scorsa. Per altro, dal tema di fondo, quello delle potenziali aggregazioni, dipenderà anche l'assetto che sceglieranno i soci della banca con la prospettiva di alleggerire, o addirittura sciogliere, il patto di consultazione. “Bisogna capire anche quali sono gli interessi della Fondazione e degli altri soci rilevanti. E’ chiaro che un patto per il rinnovo dei vertici a tre anni è molto lontano, bisogna capire anche in base agli scenari di aggregazione. Ė tutto molto aperto”, ha sintetizzato Clarich.

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