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Palermo, blitz contro mafia nigeriana

04 aprile 2019 | 07.16
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Immagine d'archivio (FOTOGRAMMA/IPA)

Vasta operazione contro un sodalizio criminale di stampo mafioso, denominato 'Eiye', ramificato su tutto il territorio nazionale. "Abbiamo eseguito un fermo che riguarda 13 nigeriani a cui viene contestato il reato di associazione mafiosa. Quelli eseguiti a Palermo sono sette, gli altri sono attualmente ricercati" ha detto il dirigente della Squadra mobile di Palermo, Rodolfo Ruperti, parlando dell'operazione 'No Fly Zone' eseguita a Palermo.

Dopo la denuncia di una ragazza nigeriana, vittima di tratta e di sfruttamento della prostituzione, che ha fornito agli agenti significativi elementi in ordine all’appartenenza agli 'Eiye' del suo sfruttatore, è stata individuata la casa di prostituzione all’interno del quartiere storico di Ballarò e avviata una capillare attività investigativa che ha consentito di ricostruire l’organigramma dell’associazione a livello locale, fino a giungere all’identificazione dei suoi vertici.

Nel corso delle indagini sono stati documentati numerosi episodi violenti, nonché diverse attività delittuose connesse allo spaccio di stupefacenti e alla prostituzione, principalmente localizzate nel quartiere Ballarò. Numerose anche le riunioni documentate nel corso delle indagini, tra cui una relativa al 'battesimo di un nuovo Bird', con la captazione dell’intero rito da parte degli investigatori. Nel corso delle indagini è emerso, inoltre, come gli stessi membri cercassero di mascherare l’associazione a delinquere 'Eiye', costituendone una regolare denominata 'Aviary'.

IL RITO - Molti i segreti rivelati dai due pentiti nigeriani che hanno aiutato la Mobile di Palermo a indagare sulla 'Eiye' e sui suoi riti, anche violenti, per l'affiliazione. Come emerso da quanto registrato con una una microspia, in una casa di Ballarò a Palermo, l'adepto - a conferma di quanto raccontato dai collaboratori - viene prima spogliato e poi preso a calci e pugni. Successivamente è costretto a bere un liquido composto dal suo stesso sangue e le sue lacrime.

"Lacrime e sangue vengono mescolate con alcol, riso e tapioca... viene chiesto di giurare fedeltà e totale silenzio sulle pratiche dell'organizzazione'', si sente nelle registrazioni delle microspie. Gli adepti devono inoltre prestare una sorta di giuramento, anche questo registrato. "Debitamente giuro - dice il nuovo affiliato - di sostenere 'Eiye' confraternita moralmente, spiritualmente, finanziariamente e in qualsiasi altro modo e se non lo faccio, che il vulture (avvoltoio, ndr) spietato mi strappasse gli occhi...".

L'AFFILIAZIONE - Per entrare a far parte del gruppo era necessario pagare una 'quota' di affiliazione: dai 100 ai 500 euro a seconda delle disponibilità economiche del nuovo associato. A gestire la cassa comune, alimentata dalla raccolta di fondi tra i membri dell'associazione, è una specifica figura, il 'Pecker' (picchio), una delle cariche previste nella composizione dell'Exco, il consiglio ristretto di membri scelti da ciascun Ibaka (capo) per coadiuvarlo nella gestione.

"In Nigeria ho pagato 4mila naire che in moneta italiana equivalgono a 140-150 euro - racconta il neo collaboratore -. Li ho pagati al mio God Father, cioè colui che mi ha fatto conoscere gli Eiye". Una quota associativa che deve essere pagata anche da chi si affilia in Italia. "Se vedono che non hai molti soldi - racconta ancora il pentito - ti chiedono 100-150 euro. Se sanno che hai un'attività, ad esempio vendi droga, possono chiederti 400-500 euro. Chiedono di più perché sanno che è più ricco".

"In Nigeria il pagamento di queste tasse durante i meeting tra Ibaka - spiega ancora il pentito della mafia nigeriana - è assolutamente obbligatorio". E il denaro raccolto serve a comprare armi da usare negli scontri con gli altri Cult, per "uccidere i Black Axe e i mafiosi. Ci sono molti gruppi mafiosi in Nigeria, si possono chiamare Black Axe, Juris, Arubaga. Anche Sea Lord". Omicidi e non solo. Perché la cassa dell'organizzazione serve anche ad aiutare i membri che ne abbiano bisogno.

IL PM - Sanzioni non solo pecuniarie ma anche e soprattutto corporali per gli affiliati della mafia nigeriana che non si attenevano alle regole. Secondo gli inquirenti, gli affiliati "si avvalevano della forza di intimidazione del vincolo associativo", nonché "si avvalevano della condizione di assoggettamento e di omertà che dall'associazione deriva" e "che si sostanziava nell'osservanza delle rigorose regole interne di rispetto ed obbedienza alle direttive dei vertici".

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