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Sulmona: gip riapre caso generale Conti, 7 punti da chiarire su giallo suicidio

29 maggio 2019 | 16.27
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A un anno e mezzo dalla morte, il giudice per le indagini preliminari accoglie la richiesta avanzata dai familiari e respinge l'archiviazione. L'udienza il prossimo 11 luglio. La sorella: "Decisi ad andare avanti"

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Il luogo dove venne ritrovato il corpo dell'ex generale Conti (Foto AdnKronos)

di Silvia Mancinelli
La sera del 17 novembre 2017 l'ex generale dei carabinieri forestali Guido Conti venne trovato senza vita al margine della strada forestale che da Sulmona porta a Pacentro. La posizione del corpo, prono e con la mano e l'avambraccio ripiegati verso il petto come se si fosse accasciato post mortem, con la pistola calibro 9 in pugno, è uno dei sette punti da chiarire per il legale della famiglia, l'avvocato Alessandro Margiotta. A trovarlo, intorno alle 21, erano stati due suoi colleghi al termine di una giornata intera di ricerche: disteso sull'erba incolta al lato di quella strada chiusa da anni, era accanto alla Smart della figlia a bordo della quale si era allontanato la mattina facendo perdere le proprie tracce.

La morte dell'ex ufficiale, che dopo la pensione aveva deciso di passare al privato accettando l'incarico a Tempa Rossa salvo dimettersi due giorni prima di spararsi, è ancora un giallo. L'11 luglio prossimo, infatti, il giudice deciderà se e quali delle indagini suppletive chieste dalla famiglia verranno delegate nuovamente al pubblico ministero. Questo grazie alla caparbietà della famiglia della vittima, conosciuta per il suo impegno nella lotta ai reati ambientali e per la tempra di acciaio. Il gip Marco Billi, ritenuti verosimili gli spunti investigativi suggeriti, ha così respinto la richiesta di archiviazione per il reato di istigazione al suicidio chiesta dal procuratore Aura Scarsella.

"Premesso che l'ipotesi del suicidio è per noi già 'fortunata' rispetto a quella che il generale sia stato ammazzato, abbiamo suggerito delle indagini suppletive alla Procura - spiega all'Adnkronos l'avvocato Margiotta - affinché gli investigatori chiariscano alcuni punti oscuri per la tranquillità di tutti e per mettere una pietra sulla vicenda. Abbiamo indicato, in particolare, almeno 7 punti sulla base dei quali la Procura dovrà chiarirci alcuni aspetti. A quel punto, fugati quei dubbi, non si potrà che disporre archiviazione. Cosa che ci auguriamo perché significa che l'evento morte sia ascrivibile a un momento 'border line del generale e non all'opera di terzi".

"Abbiamo chiesto, oltre a una indagine medico legale più accurata di poter verificare, attraverso una indagine medico-legale più accurata, se la posizione del corpo possa essere comparata con il gesto letale, ma anche verifiche sui proprietari di Porsche Cayenne bianche immatricolate negli ultimi due anni così da risalire a quella notata sul posto da alcuni testimoni lo stesso pomeriggio di metà novembre in cui Conti si sarebbe tolto la vita. Infine accertamenti sono stati chiesti su due utenze telefoniche con le quali incessantemente parla Conti nei due giorni precedenti alla sua morte e su un'altra utenza in particolare, riferibile al comando della Forestale per vedere con chi abbia parlato".

E' lettera morta, invece, la telefonata anonima che venne fatta a un giornale locale da un dipendente della Total successivamente identificato e ascoltato dai carabinieri del Nucleo Investigativo impegnati allora nelle indagini.

"Non abbiamo alcuna idea precostituita, vogliamo solo capire. E' giusto che si facciano nuove indagini, seppur doloroso; ogni volta è una ferita che si riapre ma senza alcun preconcetto e tanta serenità abbiamo deciso, d'accordo con il legale, di fare opposizione alla richiesta di archiviazione. Siamo in attesa che vengano chiarite alcune cose, per un interesse alla verità", ha detto all'Adnkronos Silvia, sorella di Guido Conti. Ascoltata dai carabinieri del Nucleo investigativo due giorni dopo la morte di suo fratello (il 19 novembre 2017), la donna disse: "Mio fratello non mi ha mai esternato particolari disagi lavorativi legati all'accorpamento del Corpo Forestale all'Arma dei carabinieri. Si era sempre limitato a dirmi che doveva abituarsi alle nuove procedure, anche se ovviamente non era stato felice e non condivideva la soppressione del Corpo (...) Nell'ultimo periodo, già a partire dal 2016, Guido mi aveva rappresentato più volte l'intenzione di lasciare il servizio poiché cominciava a pesargli la necessità di viaggiare continuamente da Sulmona a Perugia". "Nella primavera di quest'anno Guido mi ha parlato per la prima volta della possibilità di andare a lavorare alla Total - si legge ancora nel verbale - Mi disse che era stato contattato in quanto erano note le sue competenze in materia di reati ambientali e che si sarebbe dovuto recare in Francia per parlare con l'amministratore delegato, cosa che però non è mai avvenuta perché sarebbe dovuto andare proprio in questi giorni (...) Non mi ha mai detto di voler rinunciare all'incarico alla Total o di voler successivamente dimettersi. Guido - concluse Silvia Conti - non mi ha mai fatto alcun cenno sulla vicenda di Rigopiano né alcuno mi ha mai riferito che mio fratello avesse preoccupazioni al riguardo".

Due giorni prima che l'ex generale dei carabinieri-forestali venisse trovato senza vita a Sulmona, l'ufficiale parlò con il procuratore capo di Terni, Alberto Liguori. Il quale, sentito a sommarie informazioni dagli investigatori, raccontò quanto segue. "Il 15 novembre 2017 alle 9,09 venivo raggiunto da un ultimo whatsapp attraverso il quale il generale Conti mi riferiva di aver fatto una richiesta di 335 cpp (per capire se fosse stato sottoposto a indagini preliminari da parte dell'autorità giudiziaria, ndr) alla Procura di Potenza". Il procuratore spiega a verbale che la vittima gli rivelò di avere avuto "strani segnali".

Sempre nelle dichiarazioni rese da Liguori ai militari del Nucleo Investigativo di Sulmona, il procuratore racconta come "a giugno 2016, in occasione della cosiddetta operazione 'acciaio sporco', 8 arresti per truffe milionarie in danno della Thjssenkrupp di Terni, ho avuto modo di conoscere personalmente l'allora comandante regionale del Corpo Forestale di Perugia che ha coordinato le indagini condotte dal pm di Terni, il dottor Massini (...). Nel tempo il rapporto personale con l'ufficiale si è consolidato con incontri a Terni e Perugia, intervallati da colloqui telefonici e via whatsapp".

Continua Liguori: "Successivamente al 7 novembre 2017, non ricordo la data, ho ricevuto questa volta una telefonata del generale Conti nel corso della quale mi veniva richiesto di essere accreditato presso il procuratore della Repubblica facente funzione presso il tribunale di Potenza al fine di far conoscere a detta autorità giudiziaria che egli era stato ufficiale dei carabinieri e soprattutto ufficiale della Forestale esperto in diritto ambientale, invitandomi altresì a contattare via filo detta autorità giudiziaria - prosegue il verbale - Sul punto mi riservavo sulla richiesta pervenutami. Subito dopo, in data 15 novembre 2017 venivo raggiunto da un ultimo whatsapp attraverso il quale il generale Conti mi invitava a non chiamare il collega perché non voleva assolutamente creare eventuale imbarazzo o dubbi". In quello stesso messaggio, come detto, aggiunse poi di aver fatto richiesta per capire se risultasse indagato.

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