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Siria: analista Usa, dopo invio forze speciali non escluso intervento diretto

31 ottobre 2015 | 16.16
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Marco Vicenzino - (da Youtube)

Dopo l'invio delle forze speciali americane in Siria, non è da escludere che ci possa essere un intervento militare diretto degli Stati Uniti, se necessario. E' quanto sostiene Marco Vicenzino, esperto di geopolitica americano di origine italiana, direttore di Global Strategy Project, all'indomani dell'annuncio della Casa Bianca.

"Durante tutto il conflitto in Siria - dice all'Adnkronos - gli Stati Uniti hanno operato in modalità reattiva. Il rifiuto costante del presidente Barack Obama di intraprendere un'azione decisa in Siria ha lasciato un vuoto pericoloso, spesso riempito da altri, tra cui lo Stato islamico". In questo contesto, "il recente intervento militare russo" a sostegno del regime di Damasco ha capovolto quello che resta della strategia americana in Siria, se ne fosse mai esistita una".

E così, "nonostante la promessa continua in campagna elettorale di portare via le forze americane dalle imprese in Medio Oriente - conclude Vicenzino - il successore di Obama erediterà una presenza statunitense in Iraq, Afghanistan e adesso in Siria. Il presidente spesso ha usato la ginnastica retorica per sminuire il coinvolgimento Usa nella regione, ma la conclusione è che ci saranno 'scarponi sul terreno'". Quindi, "anche se la loro presenza resterà limitata, un intervento diretto non è escluso se sarà ritenuto necessario".

Voto in Turchia - E' "improbabile" che le elezioni di domani in Turchia, le seconde in cinque mesi, possano risolvere i numerosi problemi con cui si confronta il paese e rischiano anzi di "rafforzare le posizioni e le animosità" delle diverse parti in campo.

Il paese, secondo Vicenzino, ospite regolarmente come analista su Cnn, Bbc, al-Jazeera e altri media internazionali., "è sovrastato da divisioni politiche, polarizzazione della società, incertezza economica, minacce alla sicurezza su tutti i fronti e circa due milioni di rifugiati siriani". "L'unica certezza - ha aggiunto l'esperto - è che la Turchia resta più divisa che mai e ha bisogno di stemperare ogni tensione esterna".

In questo senso, se l'uscita di scena di Bashar al-Assad e il bisogno di evitare uno stato curdo in Siria restano per Ankara "priorità assolute", il paese ha comunque "bisogno di una qualche forma di cessate il fuoco in Siria e deve quindi dimostrare grande flessibilità nei negoziati" internazionali che si sono aperti ieri a Vienna.

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